IV Domenica del tempo Ordinario, 31 gennaio 2010
La più bella parola del cristianesimo:carità
"Fa' che nella tua Chiesa non venga
meno il coraggio dell'annunzio missionario del Vangelo". Oggi ricorre
anche la festa di San Giovanni Bosco, e nell'anno sacerdotale cerchiamo di
saper cogliere in questo uomo di Dio il modo come ha
vissuto la carità, soprattutto a favore dei fanciulli Dalla preghiera di
colletta si coglie il senso del messaggio spirituale di questa domenica, giorno
del Signore. Il cristiano è un uomo forte nel comunicare ai fratelli la
bellezza della Parola. Non le sue parole, ma la Parola che salva, la Parola che viene accolta dai lontani, dai pagani, come al tempo di Gesù
anche oggi, i lontani diventano vicini, mentre i vicini s'allontanano dalla
Parola e dal Corpo di Cristo che è la Chiesa. Quanti disertori eucaristici abbiamo nelle nostre Sante Messe? C'è un dilagare di
sufficienza individuale che non vuole accogliere alcuna mediazione, come può
essere quella del Magistero della Chiesa Cattolica. Proclamatori della falsa
latria di laicità che assume a sé una dottrina di "dogmatica" con la
pretesa di staccarsi dal diritto naturale per annunciare solo il diritto individuale, mettendo
da parte il contesto del principio di persona umana. Geremia
(1,4-5.17-19) orienta, corregge il pensiero moderno che non affonda alla verità
di eternità. La forza, dice il profeta, sta nella
fedeltà all'autorevolezza della Parola. Geremia risponde un sì totale
senza tentennare alle preoccupazioni del mondo, perché da Dio è stato scelto:
"Prima di formarti nel grembo materno"..
"ti ho stabilito profeta delle nazioni". Come Geremia anche noi siamo
chiamati alla grazia di Dio per corrispondere alla chiamata di santità. Dio non
fa' preferenza di alcuno, oggi chiama ognuno di voi
perché tutti possano rispondere nel fare la volontà di Dio. Questa scelta ha delle
conseguenze nella vita del mondo, come al profeta, anche a noi, aspettiamoci
dalle forze oscure che ostacolano la
Parola: "Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché
io sono con te per salvarti". Questa è la vera consolazione del nostro
vivere alla Verità della Parola sull'esempio della testimonianza del profeta. Noi dobbiamo essere voce di Dio che parla all'uomo.
Unico è lo scopo, solo in Dio l'uomo trova il senso vero della ragione di vita
in quanto si salva. Sin dalla fanciullezza Dio istruisce e ci proclama le sue
grandi meraviglie perché "dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno" (Sal 70). Paolo usa una bella parola nella seconda lettura
(12,31-13,13): carismi. I carismi sono i regali di Dio, i doni dello Spirito
Santo, maggiori come effetti di bellezza a quelle terrene. Per accogliere
questi doni bisogna comprendere la parola più bella del vocabolario cristiano:
la carità. Nella carità ogni atto di ragione s'avvicina, seppure non in modo
perfetto, a quella di Dio. Mentre le opere di bene senza la fede sono
sentimenti umani, antropologici, di pura filantropia dell'io, bene che non
offre la bellezza di quanti con carità, i cristiani mostrano il loro bene a
Cristo unico modello di bontà, per questo Paolo utilizza questa
espressione: "se non avessi la carità, a nulla mi servirebbe" Nel
brano del Vangelo di Luca (4,21-30) le parole di Gesù offrono la grazia. La grazia
si basa sulla certezza dell'agire del Figlio di Dio dentro
il mio misero corpo. C'è un contrasto al tempo di Gesù come accade anche ai
nostri tempi, vedere e giudicare senza conoscere i contenuti della fede
contrari al messaggio perché il Messaggero della lieta notizia sconvolge la
"mia liberta". Accogliere le parole di Gesù indicando solo l'aspetto
umano è mettersi fuori dal progetto di Dio. Come nel
passato anche oggi molti si domandano: "Non è costui il figlio di
Giuseppe?". Accogliere quindi solo la sua umanità e non accogliere il
Figlio del Padre, che è Dio seconda Persona della Santissima Trinità
sono le conseguenze delle parole lapidarie di Gesù: "nessun profeta è bene
accetto nella sua patria".. Quanti si sostituiscono dall'azione del
Creatore per essere solo loro i protagonisti nel bene e nel male come creatore,
questi, non sanno che la strada intrapresa è la condanna eterna! L'assenza di gratitudine
dei nazaretani è anche nostra, e si rischia di
privare la virtù della carità del nostro agire. Dove
si rifiuta la potenza di Gesù Cristo si accende l'ira
dell'io del proprio peccato e tale come quei nazaretani
conducono Gesù sul monte per gettarlo giù, ma egli passando in mezzo a loro, si
mise in cammino. Anche noi se attaccati dalle fiere del male, siamo saldi nel
Signore per un cammino sicuro e certi che Gesù non ci abbandona
mai. Chiediamo l'aiuto a Maria Santissima per essere forti
nella fede, nella speranza e operatori di carità.
Buona
Domenica. Don Giovanni Salvia