V Domenica del Tempo Ordinario/C, 7 Febbraio
2010
Chiamati per grazia e solo per la grazia
rispondiamo alla chiamata.
Chiamati per grazia e solo per la grazia
rispondiamo alla chiamata. La risposta di Isaia (6,1-2 a.3-8)
è rivolta a colui che è tre volte santo ed è piena la sua gloria. "Santo, santo, santo il Signore degli
eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria". Come profeta, Isaia sottolinea i limiti della nostra risposta alla chiamata. Eseguire alla lettera l'annuncio della Parola in modo che non parlo
io ma Cristo in me. Non parole di circostanza o di paura ma testimonianza
coraggiosa di esprimere la parola di Dio e di rispondere come il profeta:
"Eccomi, manda me!". Solo per grazia egli sente di poter
assumere la nuova missione. Avere fede in Dio significa farsi guidare da lui: "Nel
giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto, hai accresciuto in me la
forza" (Sal 137). Oggi siamo testimoni paurosi
di Cristo! In pubblico manca il coraggio della fede, nel
privato viviamo una fede a parole, di buoni sentimenti ma la fatica di vivere
l'amore di Dio. Vorrei soffermarmi alla parola coraggio. Che
cos'è il coraggio, quello inteso dalla scuola forense espressa dal maestro
all'allievo Agostino: "Il coraggio di fare meno della verità". L'insegnamento
di quel tempo offerto dallo gnosticismo è imperante anche oggi, soprattutto da
chi si professa cristiano, avendo il coraggio di mettere in discussione la
verità, nella persona di Cristo, astenendosi agli insegnamenti che derivano
dalla parola di Dio. Il pericolo dell'uomo del passato come quello del presente è cercare la verità non come persona e mistero
ma il coraggio di vivere la vita nei desideri della carne, gozzoviglie, il
peccato dell'io sempre più affondato negli abissi del male. Sono invece più
importanti le parole del grande vescovo di Milano Ambrogio
che rivolge al manicheo Agostino: "Non è l'uomo a trovare la verità ma è
la verità a trovare lui". Gesù Cristo è l'artefice del tuo cuore che sappia davvero amare e con coraggio dato da lui per
testimoniare la verità che ci fa liberi dalle cose del mondo vivendo nel mondo.
Per questo Paolo nel comunicare il Vangelo ci sprona ad
essere saldi al fine di essere salvati nel mantenere vivo l'annuncio del
Vangelo di Gesù Cristo. Il fatto centrale del messaggio di Gesù Cristo rivolto oggi a noi è quello kerigmatico,
annuncio centrale del mistero della fede: Gesù patì, è morto in croce, è
risorto, il terzo giorno apparve a Cefa e ai Dodici. Nel
mistero pasquale c'è la verità del risorto, unica, che non deve mai essere
tradita come afferma Paolo: "Ultimo fra tutti apparve anche a me come un
aborto". La storia di Paolo (1 Cor 15,1-11) agli
occhi del mondo è stata segnalata come un uomo da condannare, ma no da Gesù
Cristo, fonte di verità, di grazia e di misericordia. Come nell'uomo del
passato, anche in quello presente i pregiudizi sono alla luce
del giorno, quello di giudicare i peccati altrui e mascherare il proprio
volto di ipocrisia in quanto incapaci di guardare la nostra impurità di cuore.
La grazia di Dio sia la fatica quotidiana del nostro si
alla verità: quando prego, prego per amare; quando lavoro, lavoro per amare;
quando parlo, parlo per amare; quando piango, piango per amare; quando mi
abbandono all'amore di Dio, ricevo da lui un cuore nuovo. Luca (5,1-11) descrive
la pesca miracolosa con duplice valenza. Fidarsi della Parola di Gesù:
"Sulla tua parola getterò le reti". Gesù
chiede di uscire dalla sola logica ragione umana e ci invita
a unirla a quella della verità di fede. Il secondo aspetto del vangelo lucano è
la conseguenza della grazia di Dio: l'irraggiungibile diventa raggiungibile.
Nulla è impossibile a Dio! I pescatori tutta la notte
si sono affaticati e nella loro ragione gettare di nuovo le reti è illogico ma,
non sono riusciti a pescare neppure un pesciolino! Tutti i nostri ragionamenti
su Dio ci portano ad una magrissima raccolta del pescato, ad essere dei falliti
pescatori. Accogliamo le parole di verità proferite da Gesù Cristo e accolte da
Pietro, Giacomo e Giovanni allora siamo investiti da
una grazia speciale nel nome di Gesù Cristo a : "Non temere; d'ora in poi
sarai pescatore di uomini". E' l'accoglienza della nostra conversione al
dono perfetto di Gesù Cristo che ci fa partecipi della nuova vita. Le parole di
Pietro: "Signore, allontanati da me perché sono un peccatore", siano
il programma della vita spirituale non a parole, ma con i fatti. Accogliamo Gesù
che coinvolge il mio piccolo essere finito all'infinito amore del Padre. Maria,
Regina di tutti i peccatori, aiutaci a gettare le reti colme di vanagloria per
riempire un pescato di grazia di Dio in questa divina liturgia. Buona Domenica. Don Giovanni Salvia