VI Domenica del Tempo Ordinario/C, 14 febbraio 2010
La carta costituzionale del vangelo: le
beatitudini
"O Dio che
respingi i superbi e doni la tua grazia agli umili"(colletta). Questa
sesta domenica del tempo ordinario, dalla preghiera di conclusione dei riti di introduzione si comprende il messaggio di Gesù in questo
suo giorno. L'Eucaristia, Pasqua della settimana, indirizza i cuori dei cattolici
a saper scegliere Gesù Cristo anziché se stessi. Dalle
letture proclamate il profeta Geremia (17,5-8) esprime l'antitesi tra chi è "maledetto"
e chi è invece "benedetto". "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo". "Benedetto l'uomo che confida nel Signore e
il Signore è la sua fiducia". Le parole del
profeta possono recare all'uomo carnale, quello che vive nel peccato, un
fastidio, perché intacca il proprio codice personale di vita e chiede alcuna intromissione esterna o giudizi morali di alcun
genere. Un pericolo constante di oggi è quello dell'autoassoluzione sui comportamenti contrari al vangelo di
Gesù Cristo. L'uomo benedetto mette in risalto non se stesso, ma Dio. Dio è
l'artefice del mio vivere. Per questo è beato l'uomo che confida nel Signore.
"Nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua
legge medita giorno e notte" (Sal 1). E'
auspicabile che i nostri amati fratelli cattolici dentro le mura domestiche
diventino lampade accese di grazia perché assidui e attenti a leggere e
meditare la Parola
di Dio. San Paolo apostolo alla lettera ai Corinzi (15,12.16-20) ci enuncia il senso fondamentale della fede che si basa in
un evento storico - salvifico. Gesù Cristo è risorto dai morti. Quanti escludano la verità, vivono nella menzogna, perché non
accolgono il dono dello spirito ricevuto nel battesimo e rifiutano il vivere la
fede e di conseguenza non accolgono la remissione dei peccati. Il dubbio del
Cristo risorto è mancanza di amore al risorto, di
verità, di libertà, rifiuto di carità verso l'Amore che si manifesta in noi nei
doni che lo Spirito Santo dona all'umanità gratuitamente. "Cristo è
risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti".
Il desiderio primario dell'uomo con Dio è quello: "Rallegratevi ed esultate,
dice il Signore, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo" (Lc 6,23). Luca, il medico dotto (6,17.20-26), parlando di
Gesù dice: "Disceso con i Dodici si fermò in un luogo pianeggiante".
In questo brano l'evangelista ci guida in un cammino in cui si arriva a un bivio. In questo bivio il cristiano è chiamato a scegliere:
la via delle beatitudini o la via della dannazione.
Luca in modo profondo presenta le beatitudini invitando a noi stessi a essere beati come coloro che nel cuore vivono il vangelo.
Alle miserie del mondo le beatitudini sono rivolte a: poveri, a quanti hanno fame,
quelli che piangono, a quanti sono diffamati a causa del Figlio dell'uomo. Per
tutti questi che vivono le beatitudine il Signore
dice: "rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa
è grande nel cielo". Nella vita reale ci si domanda come può essere beato
chi non ha lavoro, da mangiare, da vestirsi, da chi chiede giustizia e altro.
Gesù, quanti sono oppressi dona la propria consolazione divina nella parola
"rallegratevi!". Il tempo dell'uomo è come l'erba
del campo, il tempo dell'oppresso e del povero amato da Dio è eternità.
Beato è chi nel cuore vive il vangelo nelle situazioni disagiate del mondo, in rispetto
alla dignità della persona umana e fa della beatitudine la carta costituzionale
di una vita caritatevole. Le beatitudini vanno accolte facendo agire in noi il
Signore della vita. Luca ce li propone non in senso pietistico
ma con un avvertimento forte in quella parola più volte detta:
"Guai a voi ". Quel guai a voi è rivolto a
noi che siamo ricchi, che vogliamo sentirci dire dagli uomini come siamo bravi,
è un guai pronunciato da Gesù per avvertirci dal pericolo dell'autosufficienza.
L'amore che Gesù versa nei nostri cuori per mezzo delle
beatitudini come quello di saper accogliere positivamente la sua grazia come
risposta di vita di coscienza nella comunione ecclesiale. Le beatitudini
sono la palestra dello spirito, che danno al nostro
cuore, la lungimiranza del nostro vivere per il Signore, vivere di chi ha
bisogno, perché senza di lui nulla di buono possiamo fare. La Beata Vergine Maria, umile ancella del Signore, sia l'esempio di risposta alle
beatitudini che sono indicate come messaggio di vita, di speranza e di carità
al fine di avere una fede forte non in parole ma come il sì di Maria. Buona
Domenica. Don Giovanni Salvia