VI Domenica di Pasqua, 29 aprile 2010

Amare Cristo sopra ogni cosa


Cari fratelli e Sorelle in Cristo, l'ultima domenica di Pasqua generi in noi sempre più stupore ed attenzione interiore alla Parola proclamata. Parola, tanto antica e tanto nuova per l'uomo che scorge in alcuni una lettura di un libro comune, oppure uno speciale testo fra i tanti che detengono. Per i Cattolici è il libro di fede, la Sacra Bibbia che rianima la nostra adesione al Cristo Risorto. Ieri come oggi, sono tante le prove della ragione individuale che vogliono confutare il senso della verità a discapito di chi è: Via, Verità e Vita. Già nel passato, come abbiamo ascoltato dalla liturgia della Parola, l'autore degli Atti (15,1-2.22-29) in questo brano indica il senso della storia dell'annuncio da parte di alcuni contro i desideri dello Spirito Santo. La Chiesa Apostolica è chiamata a risolvere la questione della circoncisione da estendere anche ai pagani che si convertano al cristianesimo. "Paolo e Barnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro..". La risposta più autorevole che abbiamo ascoltato da Luca la apprendiamo alla fine del brano: "E' parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie". La grandezza della Parola di Dio è sempre autentica perché non è la parola del singolo Paolo, Barnaba, Pietro, ma, "lo Spirito Santo e noi", autorità piena della Chiesa Apostolica che in forza e nel dono dello Spirito Santo possono parlare con autenticità e autorevolezza. Come nel passato così pure oggi, i fedeli sono tenuti alla piena obbedienza allo Spirito Santo e noi. Quel noi è il Magistero della Chiesa, forte della Tradizione Apostolica, oggi è posta come sentinella contro ogni eresia del passato, del presente e del futuro. Già da questo brano si assapora l'universalità della Chiesa in forza della comunione di tutte le Chiese e rispondono al cammino della santità del nuovo popolo di Dio: "perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti" (Sal 66). L'angelo, per visone dell'Apocalisse (21,10-14.22-23) mostrò la città santa che scende dal cielo, Gerusalemme. La gioia del "già e del non ancora", nell'attesa della venuta dell'Agnello i dodici basamenti sono la forza e la testimonianza degli Apostoli dell'Agnello. Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. La Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica vive di questa verità nel dono dello Spirito Santo. A noi il compito, se davvero amiamo il Signore, quello di osservare la sua parola per conoscere il Padre suo. Il Paraclito è la forza dello Spirito di  verità che ci conduce a Cristo. "Vi lascio la pace, vi do la mia pace". "Non come la dà il mondo". La pace è accogliere il Corpo di Cristo, con la grazia di Dio, senza che il peccato sia di ostacolo da far sì che avvenga un sacrilegio. Venire da lui per ricevere il suo Corpo significa chiedere la sua grazia che entra in noi e di questo ci rallegriamo nel Signore. Per questo il nostro cuore non sarà turbato e non avrà timore perché siamo grati all'Amore del Padre nel Dono del suo Figlio che entra in noi come Pane di vita disceso dal cielo. Buona Domenica Don Giovanni Salvia