XI Domenica del Tempo Ordinario  13 Giugno 2010


L'estate è vicina, spero che il cuore della fede non si stacchi dalla gioia del celebrare la domenica in armonia dell'eucaristia. Si apprezza e rimaniamo coinvolti in questo lieto giorno del Signore quanto più sentiamo la necessità di dare priorità e valorizzazione alla messa domenicale. Come ha ricordato il Papa a Aparacida, in Brasile: "E' necessario che i cristiani sperimentino che non seguono un personaggio della storia passata, bensì Cristo vivo, presente nell'oggi ed ora delle loro vite. Egli è il Vivente che cammina al nostro fianco, rivelandoci il senso degli avvenimenti, del dolore e della morte, dell'allegria e della festa, entrando nelle nostre case e rimanendo in esse, alimentandoci col Pane che dà la vita. Per questo la celebrazione domenicale dell'Eucaristia deve essere il centro della vita cristiana" (13 Maggio 2007). Ogni volta che si celebra  la santa Messa, ricevi, la Parola di Dio proclamata all'assemblea e ti viene dato il pane spezzato, per essere in comunione con la  Chiesa per assaporare la bontà di Dio. Il cristiano, senza limiti, attinge ai divini misteri celebrati ed è sempre più fortificato dalla grazia del Signore. Un'altra componente di questa liturgia del giorno che segna il tema di questa domenica del tempo ordinario, l'insistente amore misericordioso di Dio in remissione dei peccati dell'umanità. Nel testo del libro di Samuele (2 Sam. 12,7-10.13) apprendiamo come Davide è quell'uomo che ha disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che male ai suoi occhi. Avendo, egli commesso un crimine uccidendo di spada degli Ammoniti il servo Uria l'Hittita per poi prendere sua moglie. Davide riconosce il  proprio peccato e chiede perdono che gli viene concesso dal Signore per la grave colpa di omicidio ed adulterio. Possiamo con il salmista pregare:"Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa e perdonato il peccato" (Sal 31). Paolo, il tema del perdono lo amplia donandoci il riferimento di chi è la fonte di acqua viva, di colui che toglie i peccati del mondo, il Signore. Il miracolo del perdono è nel sapere immetterci dentro ad una persona che ha preso su di sé il peccato dell'intera umanità, per questo Paolo può affermare con autorevolezza: "Sono stato  crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,16.19.21). Queste parole così toccanti debbono in qualche misura offrire il desiderio interiore di uscire dalla condizione della morte del peccato, perché Cristo non è morto invano, ma la volontà di ogni singola persona deve far sì che tutti noi siamo soggetti della divina misericordia di Dio, del suo eterno perdono. Oggi, il sacramento della Confessione è in disuso. Perché si tende a non accostarci al sacramento del perdono? Perché, l'uomo carnale, che si lascia vincere dai piaceri di questo mondo, non gli importa la salvezza apportata dal Figlio di Dio e pertanto dall'invito di convertirsi e credere il vangelo, preferisce vivere nelle tenebre. Le parole di Gesù (7,36 - 8,3) "la tua fede ti ha salvata. Va' in pace", dette alla donna, sono per tutti manifestazione di un interesse che colpisce a quanti vogliono essere perdonati da Gesù. La donna, che agli occhi dei farisei si presenta con un vasetto contenente dell'olio profumato, con le lacrime, perché ha dentro di sé, il forte dolore del peccato, lava i piedi, li bacia e cosparge l'olio profumato. Il fariseo, possiamo mettere anche noi dagli eventi della vita, critica il maestro perché accoglie la peccatrice. Eppure, la donna perdonata dal maestro è forte in lei la richiesta del perdono per la sincerità dei gesti che ella ha compiuto infatti, lei, dentro di sé ritrova la gioia perché riconciliata con Dio. Le attenzione umane della donna verso Gesù, non sono state compiute né da Simone, né dai presenti del convito, e le parole di perdono di Gesù alla donna sono perché lei ha tanto amato. Il perdono concessole è totale le viene rinnovata la dignità di figlia: "la tua fede ti ha salvata; va' in pace!". La fede della donna, la fede nostra quando ci accostiamo al sacramento della riconciliazione siamo salvati da Cristo e miracolati per mezzo della sua misericordia. Concorriamo con Cristo ad una vita nuova perché da lui riceviamo il massimo del credito di grazia e allora siamo in obbligo a spendere con la carità la bontà ricevuta da Dio. Spesso si dice: "Padre, debbo confessare i soliti peccati!". Non sapete che Gesù ci invita ad ascoltare l'annuncio della Parola che porta la salvezza ai confini della terra, il fine della vita è il Regno di Dio. Allarghiamo le braccia per abbracciare il Padre celeste che fa piovere sui giusti e gli ingiusti, ma al termine della nostra esistenza egli sa quanti sono inondati dalla promessa della vita eterna. Un dono, il perdono che qualifica non solo lo spirito ma lo stesso corpo ad immagine del corpo glorioso di Cristo Signore. Essere figli, significa obbedire al Padre e nella partecipazione al sacramento del Pane di vita, saremo uniti alla Chiesa e vivremo di pace. Ogni cristiano che sa essere misericordioso con i fratelli, sa essere un uomo di pace, sa concedere ciò che la sola forza umana non può dare, il perdono su questa terra per una visone di fede più grande che è il regno dei cieli. Preghiamo, alla tutta Santa, alla Madre Maria che ha saputo perdonare gli uccisori del suo unico Figlio Gesù. O Maria nostra speranza, prega per questa Chiesa colpita da schegge impazzite di male, con la tua forza della fede tua, riempici del perdono di tuo Figlio, affinché possiamo essere più obbedienti alla volontà di Dio. Amen. Don Giovanni Salvia