XVI Domenica del Tempo Ordinario, 18
luglio 2010
Carissimi Fratelli e
Sorelle in Cristo, Maria ha scelto la parte migliore. Possiamo inserirci oggi
anche noi all'affermazione del vangelo per aver scelto di stare un po' con il Signore
per celebrare i divini misteri. Ogni eucaristia partecipata con fede ci eleva
sempre più nell'amicizia con Gesù. Questo tempo è sì di grazia perché santifica
le nostre membra toccate dal peccato e nutrendoci del pane degli Angeli, dona a
tutti il conforto e il sostegno per iniziare con più slancio il nostro servizio
in famiglia e nell'ambiente di lavoro. "A te con gioia offrirò sacrifici e
loderò il tuo nome, Signore perché sei buono" (Sal
54,8). Facciamole nostre queste parole del salmista. Ai tesori di grazia
appresi dalla sua eterna parola, abbiamo ascoltato il brano di Genesi (18,1-10)
l'attitudine e la rettitudine del padre della fede di Abramo che accoglie con
virtù l'ospitalità unita alla premura e squisita generosità dei tre misteriosi
ospiti per i quali s'identificano Dio e i suoi due angeli. "Mio Signore se
ho trovato grazia ai tuoi occhi.". La sollecitudine amorosa di Abramo nei confronti
degli ospiti sfocia in una promessa che è mirabile la mano di Dio, dona a Sara,
avanti già con gli anni, la promessa di un figlio. La fiducia incondizionata a
Dio significa, come ha fatto Abramo, lasciarsi guidare ciecamente alla sua
volontà, perché se a noi sembra tardare, la promessa diventa certezza, perché Dio
non dimentica i suoi servi fedeli. Sì, nella logica del vangelo, le tribolazioni
sono all'ordine del giorno, ma, usando l'espressione di san Paolo (Col
1,24-28): "Sono lieto delle sofferenze che sopporto con voi e completo
nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo
che è la Chiesa", quanto attuale è questa verità. Tutti rimaniamo
addolorati di nostri quanti cristiani si lasciano morire per amore e
testimonianza al vangelo, per essere poi il fiume in piena di quel sangue
versato che genera nuovi cristiani. Gli amici di Gesù, non hanno paura di
essere imprigionati, torturati e uccisi, come nel passato anche ora, nel
presente. Nel mondo asiatico abbiamo migliaia di cristiani perseguitati che
lasciano le proprie terre, perché i musulmani non danno il diritto di esprimere
a loro la propria libertà religiosa. Noi non ci stanchiamo nell'adoperarci ad
annunciare la lieta notizia del vangelo di Gesù Cristo agli estremi confini
della terra, anzi con la preghiera siamo vicini ai missionari uccisi,
sequestrati, vilipesi e distrutte le chiese cattoliche, noi rispondiamo a
questi vili atti, come ci ha insegnato Gesù, per mezzo della sua grazia divina,
con il perdono perché viviamo di speranza e di gloria per essere sempre più
perfetti in Cristo. Per noi che viviamo a volte distratti o indifferenti verso
i nostri amici cristiani maltrattati, rafforziamo la solidarietà e la vicinanza
verso quei cristiani con l'intensa preghiera. "Sì, perché la tua parola,
Signore, è verità: consacraci nel tuo amore" (Gv
17,17.19). La preghiera è il motivo di letizia che è esposta da Luca (10,38-42)
nel contraddittorio fra le due donne, le sorelle Marta e Maria. La prima
affaccendata, la seconda contemplativa. La vita del cristiano è essere Maria
anche quando siamo presi dalle preoccupazioni di Marta. Potremmo accostare
l'insegnamento di San Benedetto, che unisce le due immagini dell'opera delle
donne nel vangelo, col suo motto consegnato ai monaci: "Ora et Labora". "Preghiera
e Lavoro", Ora che qualifica il Labora. Maria ha
scelto la parte migliore, mentre Marta si preoccupa e si agita per molte cose
da fare. Quanto attuale il messaggio del vangelo di oggi. Una società dove
tutti corrono e arrivano a sera, stanchi, delusi e innervositi per non aver
operato quanto aveva programmato. L'ordine del giorno, lo scandire le ore della
giornata, deve trovarci attenti prima di tutto alla preghiera, a consultare il nostro
angelo custode perché ci dia una buona mano ai pericoli che sono all'angolo,
pregare in diversi momenti della nostra giornata anche nel "labora". Provate a parlare con le persone che fanno
una vita intensa di preghiera, troverete in loro serenità e squisitezza nel
parlare perché sono conquistati da Cristo. Dare spazio nel nostro quotidiano
alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio significa, elevare il
nostro rapporto personale con il Signore e meglio spiegarci con il prossimo perché
saremo più caritatevoli. Vi si può aggiungere un'altra breve riflessione che
insita a quanto è stato fin ora detto. La scelta di responsabilità della
propria vita come quella di Maria nel contemplare il maestro ha un richiamo
forte contro il secolarismo e l'arrivismo del nostro tempo. A questo s'aggiunga
l'indifferenza come dottrina eretica vista e diffusa come disimpegno delle
proprie responsabilità in relazione alle azioni dello spirito, infatti le
risposte scaturite dai santi come, ben accolte da Abramo, Paolo, Marta e Maria
sono segno di riferimento all'unico modello derivante dalle Sacre Scritture, il
vero confronto è proprio nella fedeltà a Cristo che ci mostra il Padre e per
mezzo dello Spirito Santo, si ha spianata la strada che porta al cielo. Il
nostro affanno è sterile, triste, noioso se non ci uniamo al corpo di Cristo
che è la Chiesa. La Chiesa è la guida certa di vivere con armonia e letizia la gioia
del nostro stare come in questo momento nel rendere lode a Dio. Uniamo alle mani
di Marta, il cuore di Maria per essere persone che sanno amare sopra ogni cosa
il Signore. Maria Santissima a vertice della santità della Chiesa ci sia
d'aiuto perché possiamo vivere ogni giorno il sì a Dio, un sì di rinunce ma
colmate di gioie in questa terra e in Paradiso. Don Giovanni Salvia