XVII Domenica del Tempo Ordinario 25
luglio 2010
Carissimi Fratelli e
Sorelle in Cristo, Il favore che riceviamo da Cristo è l'Eucaristia e noi, come
ringraziamento gli diciamo: Amen. La santa messa domenicale è per noi un elevarci
spiritualmente e corporalmente, e come insegna il Concilio: "La liturgia è
considerata come l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo"
(SC 9). Non è un'azione abitudinaria l'incontrarci come assemblea che celebra
le azioni divine, per ricevere nella specie del pane la signoria di Dio, il
nutrimento della vita del suo Corpo, che Gesù dona per mezzo del Padre e dello
Spirito Santo. Tutto ciò si compie nella sua dimora, infatti, "Dio sta
nella santa dimora; ai derelitti fa abitare una casa, e dà forza e vigore al
suo popolo" (Sal 67,6- .36). Attenzione, non è
Dio che ha bisogno di noi, ma siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. Il luogo
per ricevere la grazia è questa dimora perché ci rinvigorisce nel modo con cui preghiamo
al Padre che è nei cieli. Dio ascolta le nostre preghiere. Il testo della prima
lettura (Gen 18,20-21.23-32) abbiamo ascoltato come Abramo
intercede per gli abitanti di Sodoma e Gomorra, che Dio vuole distruggere a causa dei loro
peccati. La tenerezza e la pazienza di Dio di ascoltare il suo servo, seppure
ardisce più volte nel domandare, Abramo stesso formula una preghiera e sa che
in quelle due città tutte le persone hanno rivolte le spalle al Signore, vivono
in modo dissoluto contro ogni comandamento dettato dal sacro monte del
Sinai. Bastavano dieci giusti, ma la cattiveria dell'uomo mette in difficoltà
lo stesso Abramo che non riesce neanche nell'ultima istanza a salvare le città
dal castigo di Dio. Eppure, la misericordia di Dio si riversa in colui, e qui
ci mettiamo anche noi, "il povero invoca e Dio lo ascolta". Dio non
chiedo l'impossibile, esige da parte di tutti noi la fedeltà, sempre e ovunque,
senza scendere a compromessi. La maniera di preghiera è quella suggerita dal
salmista: "Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le
parole della mia bocca" (Sal 137, 1). L'opera di
Dio in noi è ben chiara agli occhi di tutti, nel mistero della morte e di
gloria di Cristo risplende l'amore e la misericordia del Padre, che vuole salvi
tutti i suoi figli. Paolo lo esprime in modo significativo quando afferma:
" Con Cristo siete stati sepolti nel battesimo, in lui siete anche stati
risuscitati per la fede nella potenza di Dio" (Col 2,12-14), in questi
pochi versetti dell'apostolo, si accoglie l'appello, come unico e fortemente
richiesto con la solida preghiera, nel desiderio dei cristiani di non tradire i
doni di Dio ricevuti dal battesimo e dai sacramenti
dell'iniziazione cristiana. Quanta indifferenza troviamo nelle persone che si
lasciano conquistare dal male. Annullano, con il proprio peccato, l'efficacia
della potenza della Croce di Gesù Cristo. O Signore, fa' che questi tuoi figli
siano sempre attratti e avvolti dal tuo manto di misericordia. La preghiera, è
l'antidoto contro la malattia del cuore, pregando ci salviamo, con le tue parole,
"chiedete e vi sarà dato", "il Padre vostro sa di che avete
bisogno". Attaccati dalle parole del vangelo subentra, un altro aspetto
importante della nostra relazione col Padre, il modo con cui chiedere nel
formulare la preghiera a Dio. Geù nel brano del
vangelo scritto da Luca, (Lc 11,1-13)
apprendiamo come egli si trovava in un luogo a pregare. Stacchiamoci dal rumore
assordante ed entriamo nelle nostre belle chiese durante la giornata per
ascoltare nel silenzio colui che ti parla e ti insegna a pregare. I discepoli
chiedono: "Signore, insegnaci a pregare". In rapporto alla preghiera,
fra Gesù e i discepoli di Giovanni, Gesù è il maestro della preghiera, Giovanni
è la voce che indica colui che è il Verbo di Dio, Gesù è la Parola che insegna come
unigenito del Padre, come rivolgerci in modo personale e comunitario con la
preghiera consegnata a tutti noi da Gesù Cristo. Il Padre nostro non è una
preghiera, ma è la preghiera in cui tutte le preghiere della chiesa sono
congiunte all'insegnamento di Gesù. La preghiera che sostiene questa comunità,
unità nel nome della Santissima Trinità deriva dal dono stesso di Cristo che
offre la sapienza di Dio scaturita dal modo di dialogare con il Padre che è nei
cieli. Ogni cristiano sa che la signoria di Dio è del regno che domandiamo con
speranza affinché venga il regno nella piena volontà di tutti in cielo e in
terra. Per essere graditi in cielo bisogna vivere da persone che amano e vivono
di perdono perché, da Dio ricevono essi stessi il perdono dei peccati,
"come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Quanta fatica, vivere il
senso del perdono al nostro prossimo, eppure l'anima che si lascia vincere
dalla resistenza del dare invece di ricevere, sa farsi in quattro in ogni
orario, a chi bussa, sarà aperto; a chi cerca, trova; sì, da Dio tutto
otteniamo, perché la sua forza diventa la nostra forza, i suoi pensieri i miei
pensieri, la sua via, la mia via. Al quanto evidente, come lo scorrere della
vita sia intrisa dal peccato attuale, Gesù stesso ce lo dice: "Se dunque
voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il
Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono". Impariamo
a vivere come i Santi, oranti ed esultanti perché il loro vivere è per il
Signore. Chiediamo l'aiuto a Maria Santissima, invocata come Madonna di Loreto
ad esercitare ogni nostra grande o piccola azione dicendo sì, nella fiducia totale
a Cristo, così saremo degni di pregare: Padre nostro, perché dentro di noi un
fuoco di amore ci spinge a rispondere ai segni grandiosi della Divina
Provvidenza in semplicità di preghiera e con confidenza e spontaneità. La
preghiera, ci fa amare e ci rende felici in terra e in cielo. Don Giovanni
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