CARLO COLONNA S.J.
E L’ADORAZIONE DI DIO
Importanza teologica e pastorale
Presentazione
Tratterò in questo scritto della realtà più importante della religione in Cristo e di quanti vogliono improntare la loro vita ad essa. La glorificazione, l'adorazione e l'amore di Dio, insieme con la salvezza eterna degli uomini, costituiscono il fine primario e ultimo della Chiesa e le vie obbligate per entrare in comunione con Dio, godere della sua vita e vivere nel suo Regno. Come l'uccello si libra in volo, usando due ali, così l'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, vola nel cielo di Dio, sollevandosi sulle due ali dell'adorazione e dell'amore di Dio, glorificato, adorato e amato sopra ogni cosa e in ogni cosa.
Ho già scritto un testo, anche se
non è ancora pubblicato,
sugli Angeli e i Santi e sul valore che ha il culto nei loro
confronti. Il lavoro sugli Angeli e i Santi, tra cui
Poiché l'argomento è molto vasto e complesso, parlerò per primo della glorificazione e adorazione di Dio e, infine, dell'amore di Dio, che è l'anima profonda del rapporto di alleanza che Dio vuole stringere con gli uomini, da lui creati e salvati.
Importanza e necessità della glorificazione e adorazione del Signore
Dal momento che il Signore Dio esiste, possiamo avere nei suoi confronti diversi atteggiamenti che vanno dall'odio e dall'indifferenza all'amore, alla glorificazione e all'adorazione più ardente del suo Nome. L'odio e l'indifferenza verso il Signore conducono l'uomo alla rovina totale della sua natura, perché questa è stata creata per amare e adorare il suo Creatore e Signore. La glorificazione e l'adorazione del Signore, invece, realizzano perfettamente le ricche potenzialità dell'uomo, conducendolo alla vita eterna, partecipazione alla vita stessa di Dio.
Perché la glorificazione e l'adorazione del Signore nascano, crescano e arrivino alla perfezione nell'uomo, c'è bisogno di alcuni presupposti, che sommariamente indico qui.
La conoscenza spirituale di Dio
In ogni uomo vi può essere una duplice forma di conoscenza: una materiale e l'altra spirituale. La prima riguarda la realtà delle cose create nella loro materialità. E' la conoscenza più comune, soprattutto ai nostri giorni in cui la conoscenza materiale delle cose ha raggiunto, attraverso l'immagine filmata e le scienze fisiche, uno sviluppo impensato nei secoli scorsi. Sia attraverso la televisione sia attraverso i risultati delle indagini scientifiche riguardanti il mondo materiale, oggi è cresciuta a dismisura la conoscenza materiale delle cose, mentre si è di molto indebolita la conoscenza spirituale della realtà. Nella maggior parte degli uomini questa conoscenza spirituale è completamente assente, tanto che molti oggi sono dei completi idioti di fronte ad essa. Non si tratta di analfabetismo culturale, ma spirituale. Una persona che non sa né leggere né scrivere può avere una grado molto elevato di conoscenza spirituale; un professore di università può avere, a discapito della sua cultura, una totale assenza di conoscenza spirituale. Un esempio evidente di questo è Piero Angela, il quale alla televisione fa sfoggio di una grande erudizione circa le cose materiali che si vedono, mentre si dimostra un perfetto idiota nei confronti delle realtà spirituali che non si vedono.
La conoscenza spirituale di Dio è il presupposto indispensabile per la sua glorificazione e adorazione. E' a fondamento del tempio, in cui si entra per glorificare e adorare Dio. Tempio della gloria e dell'adorazione di Dio è il cuore stesso dell'uomo, in cui ognuno può entrare, e, illuminato dalla conoscenza spirituale di Lui, può dedicarsi all'adorazione e all'amore di Dio con tutte le proprie forze. Ma se l'uomo nel suo cuore non è illuminato dalla conoscenza spirituale di Dio, è come un cieco, che, privo della luce, non sa dove andare.
Da dove sorge la conoscenza spirituale di Dio nell'uomo? Più che indicare le modalità concrete, in cui ogni uomo entra nel misterioso e amplissimo mondo della conoscenza di Dio, voglio indicare i diversi livelli, che l'anima, come salendo per i gradini di una scala, percorre per elevarsi ad una conoscenza sempre più alta, più pura e diretta di Dio. Ad ogni livello corrisponde una capacità di glorificazione e di adorazione di Dio proporzionato a quel grado di conoscenza. Al sommo della scala della conoscenza di Dio troviamo la pura e incommensurabile glorificazione e adorazione di Dio, l'amore puro di Lui, che avvolge l'anima come le fiamme avvolgevano il roveto ardente di Mosé. L'anima allora brucia senza consumarsi, ma, anzi, ricevendo sempre più vita, perché ogni impeto di adorazione e di amore per Dio è vita per l'anima amante e adorante.
I livelli di conoscenza spirituale del Signore rispecchiano le tre sublimi realtà, in cui Egli è presente e si manifesta con la sua gloria.
La prima realtà è la creazione e la natura delle cose da lui create, al cui vertice vi è l'uomo, conosciute secondo la relazione che hanno con Dio e non secondo la loro materialità. Attingiamo in questo modo, per rivelazione e contemplazione della mente, la conoscenza di Dio come Dio Creatore e Signore dell'universo.
La seconda realtà è la rivelazione di Dio al mondo nell'Antico e Nuovo Testamento, al cui centro risplende l'Umanità di Gesù con la sua vicenda di morte e risurrezione. Prolungamento di questa rivelazione è la manifestazione continua di Dio al mondo nel tempo della Chiesa attraverso le sue vicende storiche, le strutture divine della Chiesa e il sorgere e l'operare dei Santi. Attingiamo attraverso questa rivelazione e contemplazione la conoscenza di Dio Salvatore, Signore d'Israele e delle nazioni, radunate nella Chiesa come popolo di Dio.
La terza realtà è Dio in se stesso, conosciuto nei suoi infiniti attributi, nella sua Essenza e nelle Tre Divine Persone, che posseggono ciascuna l'Essenza divina. In questa rivelazione e contemplazione attingiamo la conoscenza più alta e sublime di Dio, quella che lo coglie come Dio onnipotente e SS. Trinità.
Quando la nostra mente gira incessantemente, senza mai fermarsi, intorno a questi tre centri di irradiazione di conoscenza spirituale di Dio, essa si riempie, a modo di un mare, delle acque della sapienza di Dio. Così riempita, è in grado di trasformare questa conoscenza in amore, glorificazione e adorazione di Dio, celebrando il Signore nel modo che a Lui si conviene.
"Beato l'uomo, che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte". Così dice il salmo 1. Gli empi, i peccatori, gli stolti sono coloro che nella loro vita prediligono e si dedicano esclusivamente alla conoscenza materiale delle cose, e a possederle e goderle secondo la loro materialità, pensando di diventare ricchi, felici e potenti in tal modo. L'uomo, che si compiace della legge del Signore, è colui che si dedica a coltivare con desiderio ardente la conoscenza spirituale di Dio, diventando ricco di questa conoscenza ogni giorno di più. Ebbene costui - dice il salmo - è come un albero sempre verde, perché poggia le radici lungo corsi d'acqua viva. Questi corsi sono i fiumi di conoscenza spirituale di Dio, che scorrono nella sua anima. Gli empi, i peccatori e gli stolti, che disprezzano ogni conoscenza spirituale di Dio, invece, vedranno andare in fumo tutte le loro ricchezze e speranze materiali nel giorno del giudizio di Dio su di loro: "Non così, non così gli empi, ma come pula che il vento disperde; perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti" (Sal 1,6).
Il testo citato è all'inizio del libro dei salmi, che, come è noto, è tutto rivolto all'adorazione, alla lode, alla glorificazione del Signore. Il Salmo 1 indica chi è il soggetto adatto a celebrare il Signore, ad adorarlo e ad amarlo, così da essere sempre nella sua casa per cantare le sue lodi. Questo soggetto è l'uomo giusto, che si tiene lontano dal peccato e dalle cattive compagnie e percorre invece la via indicata dalla Legge del Signore. Non si può essere rivolti al Signore con tutto il cuore per adorarlo e rendergli culto, se i comportamenti di vita di ogni giorno non sono improntati alla giustizia di Dio, indicata dalla sua legge.
Vediamo così come alla conoscenza
spirituale di Dio si deve aggiungere la giustizia di una vita improntata ai
comandamenti del Signore, per essere in grado di dargli un culto e
un'adorazione degni della sua santità. "Siate
santi, perché Io sono santo" (
Entriamo nella sala del trono
La via più pratica per conoscere che cos'è la glorificazione e l'adorazione di Dio è entrare in spirito nella "sala del trono", dove esse si svolgono, al cospetto di Dio, notte e giorno, cioè incessantemente. "M'introduca il re nelle sue stanze" (Ct 1,4), così desidera la sposa di Dio e il Signore risponde a questo ardente desiderio della sua sposa, introducendola nella "sala del trono", che è tutta riempita dalla sua presenza gloriosa. La rivelazione della "sala del trono" è data alla Chiesa mediante il profeta Giovanni, che in spirito fu sottratto al mondo presente e rapito in essa: "Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito. Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c'era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto" (Ap 4,1-3).
Nel Cantico dei Cantici la sposa del Signore canta la gioia di essere stata introdotta dal Re "nella cella del vino": "Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore" (Ct 2,4). La "cella del vino" indica simbolicamente l'esperienza della fiamma viva d'amore di Dio, che divora l'anima, l'assorbe tutta in sé e l'unisce a Dio in vivi impeti d'amore. Perciò la sposa dice che "il vessillo" che l'avvolge è l'amore. La "sala del trono" è un'altra stanza del Re, dove il vessillo che avvolge l'anima non è l'amore, ma la gloria e la maestà del Signore. In questa stanza l'anima amante sperimenta in grado altissimo lo spirito della glorificazione e dell'adorazione di Dio e a questo compito essa si dedica con tutte le sue forze. Mentre il Cantico dei Cantici ci parla della "cella del vino", mostrandoci le svariate e ineffabili esperienze dell'amore sponsale che vive con Dio, l'Apocalisse ci rivela la "sala del trono",dove il profeta Giovanni è fatto entrare in spirito e dove sperimenta ineffabili ed altissimi stati di adorazione e di glorificazione di Dio.
Entrambi questi ambienti fanno parte del tempio di Dio, luogo della sua dimora. Rappresentano le stanze più vicine a Dio, riempite tutte dalla sua presenza immediata. Le anime, amanti e adoranti Dio, sono tutte avvolte dalla Maestà infinita e dall'infinito Amore di Dio.
Allo scopo di sapere che cos'é la glorificazione e l'adorazione di Dio onnipotente, a noi interessa maggiormente sapere che cosa avviene nella "sala del trono". Abbiamo il libro dell'Apocalisse che ce ne parla. A noi spetta avere l'intelligenza spirituale di questi misteri per parteciparvi in spirito, secondo la grazia che ci è concessa.
Il vero tempio di Dio, luogo della sua dimora, non appartiene alla terra, ma al Cielo. La terra è solo "lo sgabello del trono di Dio": "Così dice il Signore: 'Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi'" (Is 66,1). Il luogo dove incessantemente Dio viene glorificato e adorato è quindi celeste. Là sono introdotti, per opera dello Spirito Santo, quanti sulla terra sono fatti degni di partecipare al culto di glorificazione e di adorazione di Dio che avviene nei cieli.
Che cosa vide Giovanni, una volta introdotto nella "sala del trono"? Vide in primo luogo "il trono e Colui che vi stava seduto". E' la visione del Dio del Cielo, Dio onnipotente, rappresentato come Autorità suprema e universale, puro, luminoso, santo e infuocato. E' la visione di Dio nella sua gloria. La glorificazione e adorazione di Dio vengono suscitate da questa visione spirituale di Dio in tutto coloro che sono elevati dallo Spirito ad essa. Coloro che stanno alla presenza del trono e di Colui che vi siede non possono avere davanti a Lui se non un atteggiamento interno ed esterno di glorificazione e di adorazione. E' questo quanto vide Giovanni.
Chi sono questi adoratori celesti? Sono in primo luogo i 4 Viventi e i 24 Vegliardi. Dopo averli sommariamente descritti, Giovanni riferisce della loro glorificazione e adorazione: "I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: "Santo, Santo, Santo, il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene". E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo: "Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono" (Ap 4,8-11).
Fermiamoci ad analizzare con rispetto e riverenza questo testo, così ricco della sublima realtà della glorificazione e adorazione di Dio. Siamo nel regno della spiritualità pura, in cui si esercita la più pura delle attività spirituali. Non c'è altro nei Viventi e nei Vegliardi se non glorificazione e adorazione di Dio. E' questa tutta la loro attività e l'esempio che danno a noi. Colui che siede sul trono e che vive nei secoli del secoli esercita sui suoi adoratori un'attrazione irresistibile all'adorazione, come la calamita che attira il ferro. I Viventi hanno fissi i loro molteplici occhi sulla santità di Dio e la celebrano con la ripetizione incessante del suo Nome santo e dei suoi titoli più solenni: "Santo, Santo, Santo, il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che è, che era e che viene". Dio viene celebrato, come Colui che tutto comprende, tutto abbraccia, tutto avvolge, tutto riempie di sé. Fuori di questa sua onnipotenza niente esiste, ma tutto riceve da lui e in lui esistenza, energia e vita. I Viventi sono i primi e i più alti adoratori di Dio. Al loro seguito esercitano la loro adorazione i 24 vegliardi, che rappresentano i capi del popolo di Dio, eletti alla conoscenza e all'adorazione del Signore, rivestiti delle sue stesse vesti regali. Essi sono infatti re, hanno corone sul capo, ma nell'atto dell'adorazione gettano le corone davanti al trono, riconoscendo la supremazia di Dio come il loro vero Capo, da cui hanno ricevuto ogni potere e nel cui nome esercitano l'autorità. La glorificazione e l'adorazione consistono nel dare a Dio la gloria, l'onore e la potenza, riconoscendo che quanto si possiede di grande e di santo viene da Lui e deve ritornare a sua lode e gloria.
La scena vista da Giovanni in
spirito è grandiosa e illumina sulla vera glorificazione e adorazione di Dio,
che noi, pur stando sulla terra, possiamo e dobbiamo dare all'unico Dio del cielo
e della terra, così che la "sua
volontà si compia in cielo e in terra". Fin dai primi tempi della sua
rivelazione Dio insegna agli uomini questa verità: "Sappi dunque oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è
Dio lassù nei cieli e quaggiù in terra; e non ve n'è altro" (Deut 4,39). Nella glorificazione e adorazione di Dio da
parte dei Viventi e dei Vegliardi abbiamo il modello
celeste di come noi, che siamo in terra, dobbiamo svolgere la nostra adorazione
di Dio, unendoci agli adoratori celesti. Questo modello viene
imitato dalla Liturgia eucaristica della Chiesa cattolica, quando nel momento
più alto di celebrazione di Dio,
L'adorazione celeste non è però rituale, come è quella della S. Messa. E' spontanea e incessante, totale e completamente coinvolgente l'essere e le forze degli adoratori. Essi non hanno altro desiderio e volontà se non di glorificare e adorare il Nome santo, che li sovrasta e li riempie con la sua maestà e santità. E' un'adorazione in spirito e in verità. In spirito, perché attuata dalla potenza dello Spirito, operante negli adoratori; è in verità, perché si svolge nella piena rivelazione agli adoratori della Gloria di Dio, così come fa notare Giovanni alla fine dell'Apocalisse: "Il trono di Dio e dell'Agnello sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte" (Ap 22,2-4). Visione di Dio e adorazione del suo Nome sono inseparabili. Per questo noi che siamo sulla terra e non possiamo godere, come i beati del Cielo, della piena visione di Dio, dobbiamo elevarci verso gradi di conoscenza di Dio sempre più alti, nella fede e nella contemplazione del suo Nome, per essere in grado di adorarlo in spirito e verità. Non sarà come l'adorazione del Cielo, ma la imiteremo così come è possibile al nostro stato di pellegrini verso la casa di Dio, il Cielo.
"La sala del trono" ci riserva la visione di un'altro personaggio, oltre a Dio onnipotente, a cui è rivolto un culto di glorificazione e di adorazione da parte dei Viventi e dei Vegliardi. E' l'Agnello, che siede sul trono. L'Agnello indica chiaramente il Figlio di Dio, Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto ed ora sedente sul trono di Dio suo Padre. Questa posizione indica che l'Agnello è degno, da parte della corte degli adoratori di Dio, della stessa adorazione che si deve a Dio solo. Infatti Giovanni vide il culto di glorificazione e di adorazione rivolto all'Agnello da parte dei 4 Viventi e dei 24 Vegliardi, a cui questa volta si uniscono "miriadi e miriadi di angeli" (Ap 5,11-12) e "tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra nel mare e tutte le cose ivi contenute" (Ap 5,13).
In Cielo, nella "sala del trono", quindi, avviene anche la glorificazione e l'adorazione del Cristo celeste. Come è possibile dare al Cristo celeste la stessa gloria e adorazione che si deve dare solo a Dio onnipotente? Ciò è possibile, se comprendiamo che in Cristo Dio ha voluto rendersi presente di persona con tutta la sua gloria. Il Messia, colui che Dio ha inviato nel mondo per compiere la redenzione delle genti, ha le stesse prerogative divine di Dio Padre, per cui è degno della stessa adorazione riservata a Dio Padre. Al primo posto, tra le sue prerogative divine, vi è il suo essere Verbo di Dio, che "in principio era presso Dio ed era Dio" (Gv 1,1). L'unica differenza è la precedenza della glorificazione e adorazione del Padre rispetto a quella rivolta al Figlio, perché tutto ciò che possiede il Figlio lo possiede dal Padre, con il Padre e in vista del Padre.
Per noi che siamo sulla terra che cosa implica questa presenza dell'Agnello nel nostro movimento di glorificazione e di adorazione verso Dio solo? Implica l'impossibilità di elevarci alla glorificazione e adorazione di Dio senza essere coinvolti nella glorificazione e adorazione di Cristo come Figlio di Dio e della sua opera di redenzione nei nostri confronti. Il Cristo celeste è il Salvatore del genere umano, Colui che ha tratto i redenti dalle tenebre del peccato all'ammirabile luce della Gloria di Dio, che Cristo per primo condivide in pienezza. Per questo i Vegliardi cantano in cielo all'Agnello il canto nuovo, scaturente dalla redenzione: "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra" (Ap 5,9-10). Una volta liberati e resi re e sacerdoti di Dio Padre, i redenti riconoscono la supremazia che Dio ha dato a Cristo su tutte le creature, innalzandolo sul suo trono. Proclamano quindi che Gesù è il Signore e gli danno quell'onore, gloria e riverenza che a Lui si deve come Dio e Re supremo di tutte le potenze cosmiche, celesti, terrestri e infernali.
Tutto questo è espresso nella formula di glorificazione rivolta a Dio Padre da parte della Chiesa nella Liturgia eucaristica: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo a Te, Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli".
La glorificazione di Dio
Dopo essere entrati per un momento in queste mistiche visioni riguardanti la glorificazione e adorazione celeste di Dio onnipotente e dell'Agnello, scendiamo sulla terra, nell'ora della Chiesa terrena, e consideriamo più da vicino come avviene per noi mortali la glorificazione e l'adorazione di Dio.
Cerchiamo di comprendere meglio, illuminati dalle Scritture Sacre, che cos'è la glorificazione di Dio, distinguendola dall'adorazione.
La glorificazione indica un'attività che ha un soggetto e un oggetto. Dio può essere considerato sia il soggetto che l'oggetto della glorificazione. In quanto soggetto Dio è Colui che glorifica il suo Nome, manifestando la sua Gloria; in quanto oggetto Dio è Colui che viene glorificato dalla sua Gloria e, poi, dagli angeli e dagli uomini, che sono visitati da questa Gloria. Tra le due realtà vi sono intime relazioni, perché gli angeli e gli uomini, in tanto sono capaci di glorificare Dio, in quanto Dio glorifica il suo Nome, manifestando ad essi la sua Gloria e compiendo opere meravigliose e grandio
L'attività di Dio in vista della sua glorificazione
A fondamento della glorificazione di Dio vi è l'attività, con cui Dio glorifica il suo Nome.
In che cosa consiste questa attività? Possiamo considerarla divisa in tre parti, la più alta, la intermedia e la più bassa, cioè quella che per prima tocca noi uomini e gradatamente ci porta alle più alte forme di adorazione e di glorificazione di Dio.
a) Le opere di Dio glorificano il suo Nome
Cominciando dall'attività più vicina a noi, Dio glorifica il suo Nome, compiendo l'opera della salvezza umana, che ha come antefatto l'opera della creazione e come conclusione l'opera del giudizio. A questo livello glorifichiamo Dio fissando il nostro sguardo e divenendo intimamente coinvolti dalle grandi opere della creazione, della salvezza e del giudizio, che hanno Dio come autore e fine.
Fissiamo lo sguardo in Gesù, in cui si manifesta a tutti gli uomini la salvezza di Dio. Egli è cosciente che l'opera, che Dio gli ha dato di compiere, è tutta rivolta alla glorificazione del Padre. Gesù glorifica Dio, suo Padre, compiendo con piena adesione quanto Dio gli chiede di fare per salvare gli uomini, in modo particolare il sacrificio della croce. Nell'ultima cena così dirà, rivolgendosi a Dio, suo Padre: "Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare" (Gv 17,17,4).
Prima di Cristo, allo stesso modo di lui, Noé, Abramo, Mosé e tutti i grandi servi di Dio possono dire di aver glorificato Dio, compiendo l'opera che Egli ha dato loro di fare. In queste opere, di cui quella di Cristo è la più grande, Dio in persona è in azione per glorificare il suo Nome. I suoi servi sono coinvolti in opere, che sono le stesse opere di Dio. In tal modo glorificano Dio.
Anche la creazione, che fa da antefatto all'opera della salvezza, aveva lo scopo di glorificare il Nome di Dio, ma questo scopo fallì, non a causa di Dio, ma a causa del peccato, che, entrando nel mondo, ha impedito che vi risplendesse solo la gloria di Dio. In modo particolare l'uomo, invece di essere il ricettacolo tutto puro della gloria di Dio nel creato, è diventato un essere tenebroso, non più ad immagine di Dio, ma del diavolo. La sua empietà nei confronti di Dio e malvagità nei confronti dell'uomo lo dimostra. Per questo san Paolo dice: "Non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Rom 3,23), e ancora: "Abbiamo dimostrato precedentemente che Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato, come sta scritto: Non c'è nessun giusto, nemmeno uno, non c'è sapiente, non c'è chi cerchi Dio!" (Rom 3,9); "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Rom 8, 19-21).
Questi testi rivelano che l'opera della salvezza ha lo scopo di restaurare nella creazione la glorificazione di Dio, oscurata dal dominio del peccato nelle menti e nei cuori degli uomini. Nello stato di schiavitù al peccato gli uomini sono incapaci di glorificare Dio a causa della sola creazione, perché la creazione non è più per gli uomini fonte di soli benefici, ma anche di castigo e di pena. Nell'intenzione di Dio il giusto castigo, con cui Dio colpisce il peccato, dovrebbe indurre gli uomini al pentimento, ma spesse volte li indurisce ancora di più nella bestemmia contro Dio, reso colpevole dagli uomini dei mali del castigo.
E' necessario che intervenga l'opera della salvezza, proveniente dalla misericordia del Padre nei confronti dell'umanità, perché essa sia in grado di ritornare a contemplare la gloria di Dio e, in essa, per essa e con essa glorificare Dio. Nell'Apocalisse gli adoratori di Dio sono i redenti dalla terra mediante il sangue dell'Agnello. Solo essi sono in grado di cantare il canto nuovo della glorificazione di Dio: "Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i 144.000, i redenti della terra" (Ap 14,3). Il cantico che cantavano è espresso molto bene più innanzi in un'altra visione. E' un cantico di pura glorificazione di Dio a causa delle sue opere e di adorazione del suo Nome santo e onnipotente: "Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti! Chi non ti temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo Nome? Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi si sono manifestati" (Ap 15,3-4).
Davanti ad un mondo cieco, che non sa riconoscere le opere della salvezza e del giudizio, con cui Dio glorifica il suo Nome, i redenti di Cristo sono invece resi capaci di vista spirituale per vedere le grandi opere di Dio e glorificare il suo Nome.
b) Gli attributi di Dio glorificano il suo Nome
Le grandi opere di Dio nascondono un livello più alto della gloria di Dio, in cui più direttamente si entra nel regno dell'adorazione di Dio. Le opere di Dio, infatti, nascono dai suoi infiniti attributi, con cui Egli opera tutto ciò che compie, in cielo e in terra. Dio è infinita Santità, infinita Sapienza, infinito Amore, infinita Bontà, infinita Giustizia, infinita Bellezza, infinita Potenza e tanti altri attributi, posseduti da Lui in modo infinito e originario. Il complesso degli attributi di Dio è la sua Gloria infinita. Quando Dio compie le sue opere, glorifica il suo Nome, perché Egli manifesta in esse la sua Gloria.
Dalle opere, quindi, possiamo ascendere alla conoscenza dei meravigliosi attributi che le hanno prodotte, e glorificare e adorare Dio per essi. San Paolo dichiara apertamente questa verità, quando ci parla della creazione, capace di far ascendere l'intelletto che la considera alla conoscenza della gloria di Dio presente in essa: "Dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità" (Rom 1,20).
Se già la creazione nel suo stato naturale rivela la presenza degli attributi di Dio, molto di più è piena di essi la storia della salvezza. Illuminati dallo Spirito, sviluppando in sé la grazia della contemplazione, i cristiani sono in grado di percepire questa presenza della gloria di Dio nelle opere con cui Dio li salva e li conduce alla perfezione più alta della santità. Da qui nasce una glorificazione e adorazione di Dio non solo per le sue opere, ma per i suoi attributi infiniti, per la sua Gloria. A questo livello si percepisce una presenza di Dio più grande, un'intimità con Lui più profonda, una trasformazione interiore in Dio più generale e santificante, perché si è a contatto diretto con la gloria di Dio. Per questo san Paolo dice: "E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2 Cor 3,18).
c) L'Essenza Una e Trina di Dio glorifica il suo Nome
Il riconoscimento degli attributi divini prepara i credenti alla rivelazione di un terzo livello della glorificazione e adorazione di Dio, quello che riguarda il suo Nome. E' il livello più alto e sublime. Come nelle opere di Dio sono nascosti i suoi attributi, negli attributi è nascosta l'Essenza Una e Trina di Dio, la sua Unità e Trinità. Nel suo Nome, infatti, Dio non manifesta solo i suoi attributi, ma la sua Essenza Una nella Trinità delle Persone che la posseggono nell'unità. Siamo nei vertici della conoscenza di Dio, in cui sono introdotti gli adoratori di Dio, perché gli diano la gloria perfetta. In questa conoscenza Dio viene appreso e glorificato come l'Uno, che rimane sempre tale, al di sopra di ogni composizione e molteplicità. L'Uno, che esprime la natura più alta di Dio, è un mistero altissimo, che solo la contemplazione apofatica riesce in qualche modo a percepire, perché in Dio Uno ogni distinzione e molteplicità è annullata e tutto il molteplice reale viene ricondotto alla sua sorgente indistinta.
L'adorazione di Dio Uno si espande nell'adorazione di Dio Trino, perché in ciascuna delle Tre Divine Persone risplende la stessa Essenza divina, posseduta in una perfetta unità e comunione. Dio è Uno ed è Trino. Le due realtà, indivisibili, sono la massima espressione della gloria di Dio. Intorno ad esse, quindi, si concentra l'attività più alta e principale degli adoratori di Dio.
La glorificazione esistenziale di Dio
In tutti e tre i livelli è sempre Dio il soggetto attivo, che glorifica il suo Nome. Alla luce di questa rivelazione, siamo ora in grado di comprendere che glorificare Dio è manifestare chi Egli sia, sia da parte di Dio che compie questa rivelazione, sia da parte degli uomini, che, ricevendo la rivelazione, ne sono intimamente coinvolti fino ad arrivare ad essere adoratori del Nome santissimo.
Portiamo un esempio tratto dal mondo umano. Se uno si presenta davanti ad un pubblico e fa l'affermazione incredibile di essere in grado di sollevare con le sole forze della braccia il peso di una tonnellata, glorifica il suo nome, se veramente è in grado di sollevare un tale peso. In quel momento il pubblico si alzerà in piedi ed esploderà in un grande applauso, perché avrà visto l'opera prodigiosa, che quel tale ha compiuto. Il suo nome si rivelerebbe di nessun valore, se l'affermazione si rivelasse una bugia e non fosse in grado di sollevare la tonnellata, come aveva annunziato. Allora il pubblico, invece di glorificarlo, lo disprezzerebbe. Allo stesso modo Dio glorifica il suo Nome, rivelando gradatamente mediante le sue opere, i suoi attributi e la sua Essenza una e trina che Lui è veramente ciò che dice di essere. Da parte nostra noi glorifichiamo il Nome di Dio, aderendo, mediante la fede e l'amore, alle opere, agli attributi e all'Essenza di Dio e testimoniando che ciò che di Dio conosciamo in questo modo è verità.
Comprendiamo quindi che il fondamento della glorificazione che Dio vuole da noi è la sua stessa Gloria manifestata a noi. Questa Gloria comprende i tre livelli detti poc'anzi, anche se siamo colpiti, di volta in volta, ora da un livello ora da un altro. Non c'è nessun vanto da parte di noi uomini nella glorificazione e adorazione di Dio, perché fondamento di queste non è quello che noi siamo, ma ciò che Dio ci rivela della sua gloria, a cui aderiamo con tutto il cuore.
E' questo lo spirito di Maria, ed è anche lo spirito della Chiesa e degli autentici
adoratori di Dio. Maria ha glorificato il Padre,
compiendo, in obbedienza a Lui, l'opera che Dio gli chiedeva: la divina
maternità.
Sull'esempio di Cristo e di Maria, i cristiani autentici glorificano Dio con la loro vita di ogni giorno, compiendo in essa la volontà del Padre e l'opera che Dio chiede ad essi di compiere. In quest'opera, in cui si rivela la volontà del Padre, fatta a misura di ogni cristiano e ben personalizzata, ogni figlio di Dio può glorificare Dio. Perciò san Paolo esorta ogni cristiano: "Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto" (Rom 12,1-2).
E' aliena dalla rivelazione biblica una glorificazione e adorazione di Dio puramente cultuale, racchiusa nello spazio di un tempio e nel tempo, in cui si partecipa ad una riunione di preghiera di adorazione. Come Cristo ha glorificato il Padre, compiendo l'opera che Dio gli chiedeva di compiere, così ogni cristiano, reso figlio di Dio in Cristo, glorifica il Padre, compiendo l'opera che Dio gli chiede di fare e che abbraccia non soltanto i tempi di preghiera, ma l'esistenza in generale.
Per comprendere meglio questo tipo di glorificazione di Dio, che abbraccia l'esistenza globale del cristiano e le sue opere, dobbiamo capire che Dio glorifica il suo Nome mediante la manifestazione dei suoi molteplici attributi. Se Dio è Misericordia infinita, Egli glorifica questo suo Nome compiendo opere di misericordia; se è Sapienza infinita, compiendo opere di sapienza e così via. Il cristiano è a sua immagine. Fatto partecipe da Cristo e dallo Spirito della Natura divina, il cristiano partecipa parimenti agli attributi di Dio e diventa, in virtù di questa partecipazione, capace di compiere opere soprannaturali, che hanno la loro origine negli attributi di Dio, che lo pervadono e lo muovono. Per questo la misura della perfezione del cristiano è Dio stesso e non semplicemente un altro uomo: "Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48). Se il cristiano è chiamato da Dio a compiere opere di misericordia, il significato più alto di queste opere non è quello di fargli guadagnare dei meriti per la vita eterna o di manifestare quanto egli è bravo, ma perchè Dio vuole prolungare attraverso le opere misericordiose dei suoi figli la manifestazione della sua Misericordia, glorificando in tal modo il suo Nome. Per questo dalle opere dei discepoli di Cristo chi viene glorificato è il Padre, come Gesù stesso dice: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,16).
Vediamo così come la varietà quasi infinita di opere, a cui si dedicano i cristiani, resi in Cristo suo Corpo, se sono compiute in Cristo e nello Spirito, hanno tutte lo scopo comune di glorificare il Nome di Dio, manifestando la sua opera di salvezza, i suoi attributi e la sua Essenza. Queste opere sono varie e richiedono impulsi e formazione differente per compierle, ma hanno origine e fine in Dio, e, quindi, fanno parte della glorificazione di Dio onnipotente nel mondo.
La glorificazione di Dio mediante la conoscenza
Se consideriamo ora il secondo livello, passiamo ora dalle opere alla conoscenza. E' necessario fare ora un discorso che non è facilmente comprensibile. Infatti è facile comprendere la glorificazione di Dio mediante le opere, mentre è più difficile comprendere che vi è un cammino di glorificazione e di adorazione di Dio che non passa attraverso le opere, ma attraverso una crescita nella conoscenza di Dio. Soprattutto ai nostri giorni, così poveri di spirito contemplativo, il discorso della glorificazione e adorazione di Dio, legato alla conoscenza dei suoi attributi e del suo Nome, rischia di non essere valutato per l'importanza che invece ha. Se leggiamo le Scritture, vediamo come gli apostoli esortano i cristiani a crescere nello spirito di rivelazione e di conoscenza di Dio. Vale per tutti il desiderio di S. Paolo: "Perciò anch'io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui" (Ef 1,15-17). La glorificazione e l'adorazione di Dio crescono nei credenti non tanto a causa delle opere, a cui si dedicano, ma per lo spirito di sapienza e di rivelazione che Dio infonde loro. Per questo bisogna essere disposti a vivere più come Maria di Betania, attenta alla contemplazione, che come Marta, assorbita totalmente dalle opere. Bisogna obbedire al comando di Dio nel salmo 46: "Fermatevi e sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra" (v.11). I più grandi salmi di glorificazione e di adorazione del Nome di Dio sono quelli in cui il salmista, pieno della contemplazione degli attributi di Dio, li celebra con intenso pathos e ammirazione: "Grande è il Signore e degno di ogni lode, la sua grandezza non si può misurare. Una generazione narra all'altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie. Proclamano lo splendore della tua gloria e raccontano i tuoi prodigi. Dicono la stupenda tua potenza e parlano della tua grandezza. Diffondono il ricordo della tua bontà immensa, acclamano la tua giustizia. Paziente e misericordioso è il Signore, lento all'ira e ricco di grazia. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature" (Sal 145). Questo e altri salmi celebrano il Nome di Dio che risplende nei suoi attributi e nelle sue opere. Impariamo da essi come possiamo anche noi, in forme sempre nuove, sotto l'ispirazione dello Spirito, adorare e glorificare il Nome di Dio.
Con la conoscenza degli attributi di Dio ci avviciniamo al terzo livello della conoscenza di Dio, che riguarda il suo Nome ineffabile. Come le opere che Dio compie, quali la creazione, la salvezza e il giudizio, toccano tutti, come gli attribuiti di Dio risplendono in tutte le sue opere, così anche il Nome di Dio Uno e Trino è presente in tutti i cristiani dal giorno della personale chiamata alla fede e del Battesimo. Il termine della vocazione cristiana è di arrivare alla presenza della SS. Trinità, a conoscere Dio nella visione del suo Volto, per rendergli un culto di glorificazione e di adorazione per quello che Egli è nella sua Essenza. Si arriva a queste altezze con la contemplazione, con l'amore e con la purezza del cuore, perché Dio conduce sull'alto monte della conoscenza del suo Nome solo quelli che sono dotati di profonda contemplazione, di ardente amore e di cuore puro nei suoi confronti.
Tutti i cristiani, però, posseggono in radice questa comunione col Nome santissimo,
che fin dal Battesimo ha preso dimora nel battezzato.
La storia della
glorificazione e adorazione del Nome di Dio secondo
Se Dio non esistesse, non ci sarebbe alcuna glorificazione e adorazione del suo Nome per il semplice fatto che Dio non esiste. Il mondo, che vive nell'ignoranza e nel rifiuto colpevole di Dio, non si preoccupa di glorificare e adorare Dio, anzi si edifica su una sapienza, che va in direzione contraria sia alle opere di Dio, sia ai suoi eterni attributi, sia alla sua Essenza una e trina. Al posto delle opere sante compie opere di malvagità. Al posto di essere riempito e mosso dagli attributi di Dio, è riempito e mosso dalle concupiscenza della carne, degli occhi e del potere; al posto del riconoscimento del Nome di Dio erige innumerevoli Idoli, a cui dà culto come se fossero divinità.
Il mondo è quello che è e non possiamo ispirarci ad esso per costruire una storia della glorificazione e adorazione di Dio. Per il mondo, infatti, Dio non esiste. Come dice san Paolo, il mondo è privo della gloria di Dio. "Ma la luce splende nelle tenebre" (Gv 1, 5), annunzia san Giovanni. La luce è la rivelazione di Dio al mondo. Questo fatto crea uno spazio per Dio e i suoi attributi, per il suo Nome e le sue opere, rendendo possibile la glorificazione e l'adorazione di Dio.
Ci concentreremo ora in questo spazio di intensissima luce, creato dalla rivelazione di Dio, per
tracciare sommariamente una storia della glorificazione e adorazione di Dio. Il
libro, che testimonia di questa storia, è
Mentre scrivo questa storia, non posso essere afferrato da un grande senso di vergogna nei confronti di Dio, perché mi considero un rappresentante del genere umano, un figlio di Adamo, e, considerando la mia discendenza, non posso constatare con sgomento come essa fu assai avara nel glorificare e di adorare Dio, fin dalle origini. Infatti la prima coppia, Adamo ed Eva, invece di adorare Dio e glorificarlo per averli creati e fatti a sua immagine e somiglianza, si ribellarono a lui, ascoltando la voce dell'avversario di Dio, Satana. Dal primo peccato il fiume del peccato entrò nel mondo, distruggendo la glorificazione e l'adorazione del vero Dio dal cuore dell'uomo ed edificando la civiltà umana nel segno della glorificazione e adorazione degli Idoli.
Da Abramo a
Israele, il popolo con cui Dio si lega in alleanza, dopo averlo liberato dalla
schiavitù del faraone d'Egitto. Israele riceve la rivelazione del vero Dio,
perché si dedichi con tutto il cuore alla glorificazione e adorazione del suo
Nome. E' questo infatti il compito specifico di
Israele in mezzo alle nazioni della terra. Su questo popolo brilla la gloria di
Dio onnipotente, che a Israele ha rivelato le sue vie,
i suoi attributi e il suo Nome santo e onnipotente. Israele lungo la storia
compirà questa missione nei suoi membri migliori, che, anche se furono una
minoranza rispetto alla totalità del popolo, saranno in grado di esprimere una
glorificazione e adorazione di Dio degna del suo Nome.
I membri migliori di Israele sono giudicati tali dalla
Bibbia proprio perché furono grandi nel dare gloria e adorazione al loro Dio,
diventati nelle sue mani strumenti di opere che glorificavano il Suo Nome.
Furono sapienti, profeti, re, sacerdoti, semplici fedeli, profondamente
timorati di Dio e ispirati da Lui. Ad essi sono
attribuite le grandi opere, con cui Dio agiva in mezzo ad Israele e alle
nazioni pagane, per glorificare il suo Nome. I Salmi testimoniano del culto di adorazione e di lode al Nome santissimo che si compiva
nel tempio di Gerusalemme. I profeti, i saggi e i re santi d'Israele con il
loro ministero, di cui
Fino all'avvento di Cristo, infatti, la glorificazione e adorazione di Dio è racchiusa nel piccolo ambito del popolo santo, Israele. Con Cristo e con l'invio dei suoi apostoli alle nazioni della terra la glorificazione e l'adorazione di Dio sono destinati ad invadere la terra e a coinvolgere tutte le nazioni. Cristo, espiando il peccato del genere umano, rende tutti i credenti nel suo Nome capaci di conoscere il Padre, di partecipare alla sua Natura e di diventare suoi adoratori in spirito e verità. Sorge in mezzo ai popoli della terra una razza di adoratori di Dio, che rinnoverà la civiltà degli uomini, mettendo al centro di questa civiltà la glorificazione e l'adorazione di Dio e una vita nuova, improntata alla sua legge. Se leggiamo in quest'ottica l'espansione della fede in Cristo nel mondo e l'opera della Chiesa in mezzo alle nazioni, abbiamo la giusta visuale per cogliere il loro esatto significato. Al centro dell'opera della Chiesa vi è la glorificazione e l'adorazione del Nome di Dio, che si realizza perché in tutte le nazioni si diffonde l'opera della salvezza in Cristo con la manifestazione degli attributi di Dio e del suo Nome. In tal modo Dio non è più soltanto il Dio d'Israele, ma il Dio delle nazioni.
Questo avvento dalla glorificazione e adorazione di Dio nella vita dei popoli pagani, che comprendono tutte le nazioni della terra, escluso Israele, è la vera novità nella loro storia. E' un fatto storico, legato all'accoglienza di Cristo da parte di un popolo. Dove questo avveniva per la totalità di una nazione, questa cambiava civiltà, passando dall'idolatria e da costumi immorali e perversi alla glorificazione e adorazione e alle opere sante della giustizia di Dio. Non che il peccato venisse completamente distrutto nella vita di queste nazioni, ma questo restringe il suo ambito e il suo dominio, permettendo il sorgere di fenomeni grandiosi di vita nuova nello Spirito in ogni ambito della cultura umana.
In quale tempo della storia della
glorificazione e adorazione del Nome di Dio ci troviamo
oggi? Siamo nel tempo della Chiesa, diffusa su tutta la terra, per cui la glorificazione e l'adorazione del Nome di Dio
sono entrati nella vita delle nazioni della terra, ma, se non vogliamo essere
ciechi, dobbiamo constatare come forte correnti anticristiane in questi ultimi
secoli hanno contrastato l'opera della glorificazione e adorazione di Dio,
riconducendo la vita delle nazioni nelle tenebre dell'ignoranza del Nome di
Dio, dell'idolatria e delle opere malvagie, proprie di chi non conosce Dio.
Queste correnti hanno diversi nomi. Non in tutte vi sono le stesse motivazioni
e gli stessi approcci alla lotta contro Dio e la sua
Gloria. Tutte però si alleano in questo rifiuto sordo all'obbedienza, alla
glorificazione e adorazione al Dio vivente, che in Cristo vuole manifestare la
sua gloria, salvando le nazioni della terra. Se con la protesta di Lutero si
cominciò ad attaccare l'obbedienza all'autorità sacra di tipo umano, da Dio e
da Cristo costituita a guida della glorificazione e adorazione del suo Nome,
con l'avvento dell'illuminismo e razionalismo francese, della massoneria
inglese, del comunismo, del nazismo e di altre
correnti filosofiche e ideologiche, si è sferrato l'attacco generale al dominio
spirituale di Dio e di Cristo sui popoli della terra, che hanno cessato di
salire al tempio del Signore per dargli gloria ed ascoltare la sua legge, e si
sono dedicati ad edificare di nuovo
Quale sarà il futuro della
glorificazione e adorazione di Dio in questa storia che stiamo tracciando? Non
spetta a me dirlo.
La glorificazione di Dio nel Cristianesimo, nell'Ebraismo e nell'Islam
Per il clima attuale di dialogo interreligioso è utile fare alcune osservazioni sul diverso e contrastante modo di come cristiani, ebrei e musulmani si pongono davanti alla glorificazione del Nome di Dio. La diversità e contrapposizione non riguardano tanto gli atteggiamenti interiori di adorazione e di glorificazione che cristiani, ebrei e musulmani possono avere interiormente e manifestare esteriormente. Non si tratta di giudicare la loro religiosità interiore ed esteriore. Da questo punto di vista possiamo avere un cristiano bestemmiatore e un musulmano molto devoto del nome di Dio, così come può avvenire il contrario.
Si tratta invece di giudicare la religione oggettiva, cioè quale Dio viene glorificato dai cristiani, dagli ebrei e dai musulmani. E' lo stesso Dio? Ho citato queste tre grandi famiglie di adoratori di Dio e non altre, perché queste tre si rifanno alla grande rivelazione di Dio ad Abramo. La loro adorazione, quindi, anche se nella diversità del modo di concepire il Nome di Dio, riguarda il Dio della rivelazione biblica.
Ora il Dio che ha parlato ad Abramo e agli altri profeti, ha rivelato di sé due caratteristiche: che esiste un solo Dio ed è Colui che parla ai profeti e qual è il suo Nome. Un solo Dio e il Suo Nome sono il fondamento della glorificazione e adorazione del Dio, che si è autorivelato come il Dio Vivente. Cristiani, Ebrei e Musulmani sono d'accordo sul solo Dio, a cui va ogni onore e gloria, non sono d'accordo sul Nome di Dio. La questione è della massima importanza, perché il Nome di Dio indica la persona stessa di Dio nella sua realtà ontologica, a cui è rivolta la glorificazione e adorazione. Sbagliare nel Nome di Dio significa sbagliare nella persona di Dio, che viene adorato e glorificato.
Ora i cristiani, in base alla
rivelazione di Gesù Cristo su Dio, suo Padre e Padre
dei cristiani, hanno la certezza di fede che il Nome di Dio è
Gli ebrei, invece, che rifiutano la rivelazione di Gesù Cristo, su Dio, invocano il Nome di Dio come JHWH o Adonay (Signore), in cui non c'è Trinità di Persone, ma solo relazione al Messia e al suo Regno, che però non vengono identificati con la venuta di Gesù Cristo in terra.
I musulmani invocano il Nome di Dio come Allah, in cui non c'è Trinità di Persone, e di cui Maometto è l'ultimo e definitivo profeta. Il regno di Allah viene identificato col regno degli aderenti al Corano.
Questa sommaria presentazione della diversità della fede dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani nei confronti del Nome di Dio ci fa comprendere come la differenza tra queste tre grandi famiglie di adoratori di Dio non è di tipo soggettivo, ma oggettivo. Essi si dividono sul fondamento della religione, che è il Nome di Dio e la sua glorificazione.
Di fronte a questa realtà primaria della religione e della religiosità degli uomini è completamente fuorviante far prevalere un atteggiamento politico di pacifica convivenza tra gli aderenti a queste tre religioni, che arrivi al punto di considerare marginale la differenza del Nome di Dio, a cui si riferiscono cristiani, ebrei e musulmani.
I cristiani, per grazia, sono legati per la loro salvezza alla rivelazione del Nome della SS. Trinità ed hanno il compito di glorificare e testimoniare questo Nome santissimo davanti al paganesimo magico-politeistico delle nazioni, agli ebrei e ai musulmani. Compito difficile e formidabile, dato l'attuale clima di secolarismo e di relativismo religioso, che, rispolverando un termine antico, dovrebbe essere chiamato piuttosto "politeismo religioso".
I cristiani sanno che la rivelazione
del Nome santissimo di Dio come Padre, Figlio e Spirito santo
ha avuto origine nell'Antico Testamento, a cui aderiscono anche gli ebrei.
In questo scritto non intendo entrare in merito al dialogo, che può e deve esistere a diversi livelli tra cristiani, ebrei e musulmani. Non è l'oggetto di questo lavoro. Se tratto della diversa glorificazione che essi danno a Dio, è soprattutto per far prendere coscienza soprattutto ai cristiani, così tentati oggi di secolarismo e di sincretismo religioso, che loro vocazione specifica in mezzo alle nazioni della terra, ritornate al paganesimo e di fronte agli ebrei e ai musulmani, è di rinnovarsi e di distinguersi nella glorificazione e adorazione, che danno al Padre di Gesù Cristo e Padre loro o al Padre, Figlio e Spirito Santo, che è la formulazione più ampia e comune della loro fede nel Nome di Dio in cui credono.
La nuova evangelizzazione,
della cui necessità oggi
Ci sia d'esempio in questo campo l'esempio dell'apostolo Paolo, che dice di sé e del suo ministero: "Perciò, investiti di questo ministero per la misericordia che ci è stata usata, non ci perdiamo d'animo; al contrario, rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti ad ogni coscienza, al cospetto di Dio. E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio. Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore (2 Cor 4,1-5).
Glorificare, lodare, rendere grazie, benedire, atti fondamentali della devozione a Dio onnipotente
L'atto di glorificare Dio Padre onnipotente per le grandi opere è centrale nella pietà e nel culto che i suoi fedeli esprimono nei suoi confronti. Affine alla glorificazione vi è la lode, il rendimento di grazie e la benedizione.
Tutta
La lode di Dio è un modo di glorificare Dio, è la sua espressione verbale. Essa ha un'estensione generale, mentre il rendimento di grazie e la benedizione esprimono la lode e glorificano Dio, prendendo spunto dalle opere particolari, che toccano personalmente i fedeli, sia come singoli che come comunità. Si rende grazie a Dio per doni particolari ricevuti da Lui. San Paolo esprime una caratteristica dell'autentica spiritualità del cristiano maturo nel rendimento di grazie in ogni cosa: "E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre" (Col 3,17); "Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi" (1 Tess 5,16).
La benedizione di Dio è la risposta del fedele, che in Cristo si ritrova ogni giorno ad essere benedetto da Dio con ogni genere di benedizioni spirituali (Ef 1,1-3). Benedetti da Dio, siamo quindi capaci di benedire il suo Nome e di benedire gli uomini, rimuovendo per sempre il movimento della maledizione, che conduce alla morte.
Tutta la pietà del fedele di Dio nell'Antico Testamento consisteva negli atti di adorazione, di glorificazione, di lode, di rendimento di grazie, di benedizione con cui ogni fedele esprimeva il rapporto di alleanza che aveva con Dio. Leggiamo questo episodio della storia di Tobia, che, ritornando a casa, restituisce la vista al padre. L'autore esprime in modo semplice ed immediato la profonda pietà religiosa della famiglia di Tobia, descrivendo gli atti suddetti: "Il quel tempo Anna, moglie del vecchio Tobi, andava ogni giorno a sedersi lungo la via, sulla cima di una collina da cui poteva guardare lontano. Mentre di là stava spiando il ritorno del figlio, lo vide arrivare in lontananza e subito lo riconobbe. Corse allora a darne notizia al marito, dicendo: "Ecco, il tuo figlio viene". Intanto Raffaele diceva a Tobia: "Appena sarai entrato in casa tua, adora innanzitutto il Signore tuo Dio e rendigli grazie; poi avvicinati a tuo padre, bacialo, e subito spalma sui suoi occhi questo fiele di pesce che porti con te. Sappi che all'istante gli si apriranno gli occhi e il padre tuo rivedrà la luce del cielo e si rallegrerà di rivederti. Il cane che li aveva accompagnati nel viaggio corse avanti come messaggero ad avvisare, e faceva festa dimenando la coda. Il padre, cieco, si alzò e si mise a correre, ma poiché inciampava con i piedi diede la mano a un servo e andò incontro al figlio. E avendolo raggiunto lo baciò, egli e sua moglie, e cominciarono tutti e due a piangere di gioia. Dopo aver lodato e ringraziato Dio, si misero a sedere. Allora, Tobia, preso il fiele del pesce, ne spalmò gli occhi di suo padre. Passata quasi mezz'ora, cominciò a uscire dagli occhi del cieco qualcosa di bianco, simile alla membrana di un uovo. Tobia la prese e la trasse fuori dagli occhi del padre, che subito ricuperò la vista. E glorificarono Dio sia lui che sua moglie e tutti quelli che lo conoscevano. Tobi così diceva: "Ti benedico, Signore Dio d'Israele, perché dopo avermi provato mi hai guarito, ed ecco che io rivedo il mio figlio Tobia" (Tob 11,5-17 Vg.)
Notiamo come in questo episodio l'adorazione, la glorificazione, la lode, il rendimento di grazie, la benedizione di Dio salgono spontanei dal cuore dei fedeli nei confronti di Dio. E' una liturgia familiare, strettamente legata all'esistenza concreta, visitata da Dio che opera meraviglia nella vita dei suoi fedeli. Per questo i suoi fedeli lo adorano e lo glorificano, lo lodano e lo benedicono, rendendo grazie a Lui per tutto e in ogni tempo: "Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode...Gustate e vedete quanto è buono il Signore, beato l'uomo che in lui si rifugia" (Sal 34). Tutto il salmo 34 ora citato esprime mirabilmente questa intima pietà religiosa, in cui Dio è sperimentato molto vicino al cuore del fedele e il fedele non trova altra gioia se non nel pensare continuamente a lui, per invocarlo nell'ora della prova e nel rendergli grazie per ogni suo dono.
La glorificazione di Dio per le opere della creazione
Il tema della glorificazione di Dio è talmente importante che conviene fermarsi in esso, analizzando più diffusamente le tre grandi aree, dove Dio manifesta la sua gloria, compiendo opere meravigliose. La prima area è quella della creazione, prolungata sia nell'opera che l'uomo, collaboratore di Dio, sviluppa nel creato, sia nel governo con cui Dio si prende cura delle cose da lui create.
Di fronte alla
scenario dell'universo è segno di cecità di mente e di indurimento di
cuore non glorificare e lodare Colui che ha creato ogni cosa, rendendogli
grazie per tutto.
Per un fedele di Dio il contatto continuo con le opere della creazione è motivo non solo del loro uso, ma di una incessante eucaristia o rendimento di grazie rivolto a Dio per esse. Questo movimento dello spirito nasce dalla continua memoria di Dio, che il fedele fa davanti a queste opere, riconducendole a Dio che le ha create, e vedendo in esse il segno del suo amore e della sua benedizione per l'uomo. San Ignazio di Loyola, nei suoi Esercizi Spirituali, vuole che l'esercitante applichi la sua intelligenza e memoria su queste cose: "Osservo come Dio è presente nelle creature: negli elementi dando l'esistenza, nelle piante dando la vita, negli animali dando la sensibilità, negli uomini dando l'intelligenza; e così è presente in me, dandomi l'esistenza, la vita, la sensibilità, l'intelligenza; inoltre fa di me un suo tempio, perché sono creato a immagine e somiglianza della sua divina Maestà...Considero inoltre come Dio opera ed è attivo per me in tutte le realtà di questo mondo, a somiglianza di uno che lavora: così, per esempio, nei cieli, negli elementi, nelle piante, nei frutti, negli armenti, e via dicendo, dando l'esistenza, la conservazione, la vita, la sensibilità e così via" (EE.SS. 235-36). Questa applicazione della mente alla presenza e attività di Dio in ogni creatura conduce all'incendio del cuore, che, pieno di ammirazione, si dona a Dio e si dedica completamente al suo servizio: "Rifletto su me stesso, considerando che cosa è ragionevole e giusto che io, da parte mia, offra e doni alla sua divina Maestà, cioè tutte le mie cose e me stesso con esse, come chi offre con molto amore e dice: "Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: di tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta" (EE.SS 234).
San Ignazio non si ferma però alla considerazione delle opere di Dio fuori dell'uomo, ma si eleva alla parte più sublime della contemplazione di Dio presente nelle creature. Con questa contemplazione più alta si tocca la partecipazione agli attributi di Dio da parte del fedele, che in tal modo si riveste della somiglianza di Dio e della vera vita, che lo fa figlio di Dio: "Osservo come tutti i beni e i doni discendono dall'alto: per esempio, la mia limitata potenza discende da quella somma e infinita di lassù, e così la giustizia, la bontà, la pietà, la misericordia, e via dicendo, come i raggi discendono dal sole, le acque dalla sorgente e così via" (EE. SS.237). Questa contemplazione introduce più immediatamente l'anima all'adorazione di Dio, perché la mente non contempla più soltanto le opere di Dio, ma le sue divine perfezioni in sé e come risplendono nelle anime santificate dallo Spirito. A queste altezze si manifesta Dio nella sua gloria immensa e l'anima cade in profonda adorazione del Suo Nome, rinnovando l'offerta di tutta se stessa al servizio di Dio.
Con la glorificazione e rendimento di grazie a Dio per le opere della creazione, si ripara il peccato di empietà, così universale, che segna tanto profondamente il genere umano. San Paolo rivela che questo è il peccato di fondo del mondo pagano nei confronti di Dio: "Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili" (Rom 1,21-23). Da questa volontà perversa nei confronti di Dio scaturisce come da una fonte inquinata ogni altro genere di peccato e di deviazione nell'ordine morale dei rapporti umani: "Poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balia d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni di invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa" (Rom 1,28-32).
L'empietà, quindi, come movimento contrario alla glorificazione e adorazione di Dio, conduce gli uomini nel baratro delle più atroci perversioni morali e mortifere. Al contrario, la pietà verso Dio, che si manifesta nell'ardente desiderio del cuore di glorificare Dio per le sue opere e di adorare il suo Nome, riempie la vita dei singoli e la società degli uomini di ogni genere di beni e di virtù, che danno vita all'uomo.
La glorificazione di Dio per le opere della salvezza
Se a causa della creazione deve salire a Dio dalla terra un inno continuo di glorificazione del Suo Nome, molto più questo inno si deve elevare dalla bocca dei suoi fedeli a causa della salvezza. Dice il salmista: "Ti lodino, Signore, tutte le tue opere, e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza, per manifestare agli uomini i tuoi prodigi e la splendida gloria del tuo regno. Il tuo regno è regno di tutti i secoli, il tuo dominio si estende ad ogni generazione" (Sal 145,10-13).
Al centro della salvezza di Dio vi è
la manifestazione del suo regno, che con autorità viene ad abbattere tutti i
regni del male, che tengono schiavo l'uomo, e ad istaurare la regalità di Dio,
piena di giustizia, di vita e di pace per gli uomini che si sottomettono ad essa. Al centro della rivelazione del regno di Dio vi è
l'apparizione e l'opera di Gesù Cristo, il Re divino, da cui si
irradia sul mondo il regno di Dio. Il culto cristiano a Dio onnipotente
mette al centro la memoria incessante di Gesù e della sua opera di salvezza.
L'anno liturgico della Chiesa dall'Avvento fino all'ultima domenica dopo
Pentecoste, la domenica di Cristo Re, ruota attorno ai grandi eventi che hanno
al centro Gesù Cristo, la sua venuta e incarnazione, la sua predicazione, morte e risurrezione, il dono dello Spirito Santo, la vita
secondo lo Spirito, il suo ritorno per giudicare i vivi e i morti.
Questa massiccia concentrazione cristologica del culto cristiano non deve far perdere di vista che il movimento di glorificazione e di adorazione da parte della Chiesa e dei singoli fedeli non deve terminare a Gesù Cristo, ma, attraverso lui, deve arrivare a glorificare e adorare il Padre, mossi dalla forza adorante dello Spirito Santo, anima di tutto il culto di Dio.
Se il Salvatore degli uomini è Gesù Cristo, è Dio onnipotente che lo ha mandato a noi e ha stabilito le modalità della sua opera. E' al Padre, quindi, che va ogni onore e gloria per l'iniziativa e le modalità di incredibile amore, sapienza e potenza, con cui si esplica l'opera della salvezza nei confronti degli eletti.
L'opera di Dio nella salvezza degli uomini non si ferma soltanto in ciò che Egli ha compiuto in Gesù Cristo, ma si esplica lungo i secoli in tutte le meravigliose vie di grazia e di santità, con cui Dio opera nella Chiesa e nel mondo per salvare gli uomini. Come dice san Paolo, c'è "un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti" (Ef 4,6). L'azione salvifica di Dio è continua nella vita dei fedeli di Dio, raccolti nella Chiesa. In questa azione concreta di salvezza Dio si dimostra non solo Padre di Gesù Cristo, ma Padre nostro, sollecito della salvezza dei suoi figli. A Lui quindi i fedeli devono rivolgersi incessantemente per mezzo di Gesù Cristo, per "ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno" (Eb 4,16). Gesù nel suo insegnamento, conservatoci nei Vangeli, non cerca altro che istruire la comunità dei suoi discepoli a come vivere da figli di Dio, in un rapporto diretto col Padre, che è nei cieli. Prima ancora del legame con la sua persona, Gesù mette in evidenza il legame che essi, per mezzo di lui, hanno nei confronti di Dio onnipotente.
Sia l'invocazione e la lode, sia le
opere dei cristiani devono incessantemente essere
rivolte al Padre, perché "ogni buon
regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce,
nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento" (Gc 1,17). Prima di questa affermazione
san Giacomo dice: "Non andate fuori
strada, fratelli miei carissimi" (id.). Possiamo andare fuori strada
se nella nostra vita religiosa Dio onnipotente, il Padre, non occupasse l'assoluto primato, così come ci insegna
Alla luce di questa grande e solare verità, anche la memoria, il culto e la venerazione che il popolo cattolico dà alla Madonna, agli Angeli e ai Santi, sono essenzialmente relativi al Padre, da cui viene agli Angeli e ai Santi ogni santità e ogni potere e a cui va la gloria ultima per quanto essi hanno operato. A volte questo primato del Padre nel culto degli Angeli e dei Santi è oscurato da un'eccessiva enfasi che si da ad essi, quasi che fossero da loro stessi degli dèi e da loro avessero tratto la santità e le opere, che li hanno resi grandi. In questi difetto cade soprattutto una certa religiosità popolare. Al contrario, vi è la mancanza di ogni onore, se non addirittura il disprezzo, con cui i protestanti considerano i Santi, preoccupati che il culto dato a loro sia contro la gloria e l'adorazione che si deve solo a Dio. I protestanti in questo modo tolgono gloria a Dio, perché non considerano che hanno il dovere di glorificare Dio per le opere che i Santi hanno compiuto, come dice il Vangelo: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,16).
Il culto cristiano a Dio
onnipotente, che si basa sulla sua grande opera di
salvezza, non può non terminare nel culto di Dio onnipotente come SS. Trinità.
Infatti, poiché in Cristo e nello Spirito Santo, Dio ha rivelato il mistero
nascosto della sua Natura trinitaria,
La glorificazione di Dio per le opere del giudizio
La glorificazione e l'adorazione di Dio abbraccia un terzo settore, in cui Dio manifesta la sua gloria: è l'area del giudizio, che Dio compie sugli angeli e sugli uomini. E' ciò che noi diciamo: il giudizio del mondo. Questo giudizio avviene già lungo la storia, in singoli episodi di giudizio, con cui Dio "ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato a mani vuote i ricchi" (Lc 1,52-53). Tutto ciò però è occulto alle masse, anche se si rivela a coloro che sono sapienti secondo Dio e considerano notte e giorno le sue vie.
E' annunziato dalle Scritture però il giorno del giudizio, in cui tutto ciò che è occulto verrà alla luce e Dio giudicherà ogni spirito secondo le sue opere. In quel giorno Dio e soltanto Dio sarà proclamato giusto e santo in tutti i suoi giudizi.
L'Apocalisse è il libro profetico, che annunzia il giudizio di Dio sul mondo come già compiuto, in attesa solo di essere manifestato e realizzato nella storia concreta. Ebbene la manifestazione dei giudizi celesti di Dio con cui Dio decreta l'annientamento di Babilonia, la città del male, con tutte le forze malvagie che la sostengono, e la ricompensa dei suoi santi e servi fedeli, avviene in un contesto liturgico di glorificazione e di adorazione. Inni e proclamazioni della santità assoluta dei giudizi di Dio salgono al trono di Dio onnipotente, man mano che i suoi giudizi si manifestano: "Poi vidi un altro angelo, che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo. Egli gridava a gran voce: "Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti delle acque" (Ap 14,6-7); "Il terzo angelo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue. Allora udii l'angelo delle acque che diceva: "Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo, poiché così hai giudicato. Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti, tu hai dato loro sangue da bere, ne sono ben degni!". Udii una voce che veniva dall'altare e diceva: "Sì, Signore, Dio onnipotente, veri e giusti sono i tuoi giudizi!" (Ap 16,4-7).
L'adorazione di Dio
Abbiamo considerato la glorificazione di Dio come un'azione che parte da Dio, si manifesta nelle grandi opere della sua gloria e provoca in coloro che sono toccati da queste opere un intenso movimento di glorificazione del suo Nome. La glorificazione di Dio ascende poi per i livelli della conoscenza degli attributi di Dio e del suo Nome ineffabile. Che differenza c'è tra la glorificazione e l'adorazione di Dio?
La glorificazione di Dio si concentra in genere attorno alle opere di Dio, mentre la sua adorazione riguarda la sua Natura e i suoi attributi. La glorificazione ha come centro l'attività di Dio, l'adorazione la sua persona. Per questo l'adorazione di Dio comincia al secondo e terzo livello della conoscenza di Dio, nascendo dalla conoscenza del Mistero mirabile e sfolgorante di Dio e nutrendosi di esso, mentre si comincia a glorificare Dio, quando si è toccati dalla conoscenza delle sue opere.
L'adorazione è il movimento dello spirito creato, quando si trova davanti al Primo Principio, da cui tutto ha origine e tutto ha fine, al di là del quale non si può andare e da cui tutto proviene. L'adorazione è come un ritornare a Dio, da cui si è ricevuto tutto, è riposarsi in Colui che possiede nel suo potere ogni potere. Adorare Dio e riposare in Dio coincidono. L'adorazione di Dio è l'attività fondamentale della domenica, in cui l'uomo entra nel riposo di Dio. Come vi entra? Mediante l'adorazione, perché adorare Dio e riposarsi in Dio sono la stessa cosa.
In che senso l'adorazione di Dio permette all'uomo di riposarsi in Dio? Perchè nell'adorazione pura l'uomo riconosce che da Dio e per Dio hanno avuto origine le energie fondamentali, che lo hanno creato e lo hanno fatto operare, per cui nell'adorazione tutto l'uomo con le sue energie vitali ritorna al suo principio e fine. Quando l'uomo adora Dio, gli dice: Tutto il mio essere ha origine da te e vive per te e, come sono io, così è tutto l'universo da te creato. In tal modo, ritornando al suo fondamento, l'uomo che adora annulla quanto più gli è possibile ogni distinzione che lo separa da Dio, per gioire di trovare in Dio e per Dio il senso della sua esistenza e dell'esistenza del mondo. Quando poi esce dall'adorazione, l'uomo riprende la sua distinzione da Dio, ritornando al mondo e alla vita per adempiere in essa il compito che Dio gli assegna. Non ritorna però come prima, ma rigenerato, arricchito e benedetto da quest'atto con cui ha riposato in Dio, adorandolo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze.
Non si può compiere l'adorazione se non si è davanti alla presenza di Dio. L'adorazione prepara la rivelazione della gloria di Dio su coloro che lo adorano. L'adorazione vera avviene nella sala del trono, alla presenza della Divina Maestà, dove ogni percezione di potenze intermedie è superata dalla sola percezione della grandezza sovraeminente dell'unico Dio del cielo e della terra, che tutto possiede nelle sue mani e tutto e tutti attira a Sé. La rivelazione del solo ed unico Dio è il presupposto dell'adorazione del suo Nome.
L'adorazione materiale, simbolica e trascendente
Per la pastorale dell'adorazione è utile tener presente tre modalità, con cui può avvenire l'adorazione di Dio.
Fondamento di ogni tipo di adorazione è sempre la rivelazione biblica di Dio, la fede in essa e la devozione, che muove il credente a rendere culto a Dio, adorando e lodando il suo Nome e i suoi attributi grandi e meravigliosi.
L'adorazione materiale o letterale
avviene attraverso la proclamazione letterale del Nome
di Dio, riconosciuto grande in tutti i suoi attributi e nelle sue opere.
Monumento di questa adorazione letterale sono i Salmi
della Bibbia e
L'adorazione simbolica avviene attraverso l'uso di creature, in cui simbolicamente si rende presente ai fedeli il Signore. Già nell’Antico Testamento Dio si rendeva presente ai suo popolo nell'arca dell'alleanza, nella nube che guidava Israele nel deserto e riempiva la tenda dell'alleanza e il tempio di Gerusalemme. Nel Nuovo Testamento il pane e il vino consacrati, che sono diventati Corpo e Sangue di Cristo, sono oggetti simbolici della presenza di Dio, che fa prostrare in adorazione il popolo di Dio. La stessa celebrazione eucaristica è un grande movimento di glorificazione e di adorazione di Dio, che avviene in modo simbolico, perché l'opera di Dio e la sua presenza salvifica sono resi presenti al popolo adorante attraverso i simboli eucaristici.
L'adorazione trascendente presuppone i doni mistici della sapienza e dell'amore di Dio, che attirano l'anima orante nelle dimensioni celesti. Allora, senza aver bisogno di formule già confezionate o di simboli della presenza di Dio, il credente si trova in spirito alla presenza del grande Re e in spirito compie atti di adorazione soavissimi e altissimi, fuori di ogni norma e possibilità umana, per puro influsso dello Spirito che guida completamente l'anima nell'adorazione e nei suoi atti. La visione che ebbe Giovanni dell'adorazione celeste rappresenta al vivo questo tipo di adorazione trascendente e mistica.
Il valore dell'adorazione, oltre che dall'oggetto altissimo a cui è rivolta, dipende dalla purezza di cuore e dalla carità con cui si compie. Dio è santo e solo i santi sono quelli che veracemente portano il titolo di adoratori del suo Nome. La qualità dell'adorazione dipende dalla veracità della giustizia, inerente all'anima di chi adora Dio.
Quanto più l'adorazione si avvia ad essere trascendente, puramente mossa dallo Spirito Santo, tanto più deve crescere la purezza e la carità nel cuore degli adoratori di Dio. Nelle altre forme più comuni, quali sono quella letterale e simbolica, perché anche queste forme di adorazione siano gradite a Dio e salgano davanti al suo trono, bisogna vigilare che quanti si dedicano al culto di Dio lo facciano con piena attenzione, con grande rispetto e riverenza e con impegno sincero verso l'osservanza dei comandamenti di Dio, in modo particolare abbiano a cuore il grande precetto della carità fraterna.
Gesù Cristo, il grande Capo degli adoratori di Dio onnipotente, suo Padre
Nella schiera degli adoratori di Dio il primo posto è senza alcun dubbio occupato da Gesù Cristo. Se l'adorazione di Dio dipende dalla conoscenza, nessuno più di Gesù Cristo conosce il Padre, come lui stesso ebbe a dire di sé: "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio" (Mt 11,27) e san Giovanni proclama: "Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1,18).
Gesù Cristo non è solo il primo nell'adorazione di Dio, ma è anche l'ultimo, nel senso che egli esaurisce in sé la totale adorazione di Dio. Essendo infinito nella Sua Essenza divina, Cristo dà al Padre un'adorazione infinita degna della Natura di Dio Padre, cosa che le moltitudini degli spiriti beati non possono dargli, essendo sempre creature e non raggiungendo quindi l'infinito di Dio. Solo in Cristo l'adorazione di Dio è infinita e perfetta, perfettamente commensurata alla Natura infinita e perfetta di Dio Padre.
Per queste sua adorazione Cristo è quindi il Capo di tutti gli adoratori di Dio, che si uniscono a Lui per adorare il Padre onnipotente. Gli adoratori di Dio nell'Apocalisse portano scritto sulla fronte il nome di Dio Padre e dell'Agnello che siede sul trono (Ap 14,1). Questo fatto indica che gli adoratori di Dio sono sacerdoti di Dio Padre per mezzo della conoscenza di Dio, che hanno ricevuto da Cristo Signore.
Lo Spirito Santo, in quanto Spirito dell'adorazione di Dio onnipotente
Giovanni nell'Apocalisse vide sette lampade accese che ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio (Ap 4,5). Abbiamo qui una rivelazione dello Spirito Santo non in sé, ma in quanto compie una funzione davanti al trono di Dio e nella storia della salvezza. Sotto il simbolo delle sette lampade o sette spiriti di Dio c'è infatti lo Spirito Santo, così come dietro l'umanità di Gesù c'è il Verbo di Dio. Come in Cristo il Verbo di Dio si manifesta non in sé, ma in quanto compie l'opera della salvezza degli uomini e della rivelazione di Dio, così nei sette spiriti lo Spirito Santo si rivela non in sé, ma come Colui che nei Cieli adora l'Onnipotente da cui procede e dimora poi in Cristo per compiere, attraverso di Lui e sottomesso a Lui, l'opera della salvezza e del giudizio del mondo.
Questo modo di vedere lo Spirito Santo ci permette di considerare come Egli sia l'adoratore eterno del Padre, come lo è il Figlio, e come Egli si riveli nel cuore dei credenti come lo spirito ardente dell'adorazione di Dio. Quando le sette lampade non ardono più soltanto in cielo, ma nel cuore degli adoratori essi sono rapiti nelle alte sfere dell'adorazione trascendente e compiono atti purissimi di adorazione, dal momento che in essi sono i sette spiriti che adorano Dio.
Il numero sette evoca i sette doni dello Spirito Santo. Ciò ci fa capire che l'adorazione di Dio viene compiuta attraverso lo spirito di sapienza, di scienza, di intelligenza, di consiglio, di fortezza, di pietà e di timor di Dio. Ognuno di questi spiriti, quando si manifesta con pienezza nei credenti, compie l'adorazione di Dio secondo la sua natura.
Lo spirito di sapienza dà una conoscenza sublime e un amore infuocato per Dio da trasportare l'anima fuori di sé, facendola vivere solo per Dio. Siamo ai vertici dell'adorazione di Dio, per cui lo spirito di sapienza è quello che maggiormente è operante nell'adorazione di Dio. Lo spirito di intelligenza e lo spirito di scienza adorano Dio nel credente, perché lo riempiono della sublime intelligenza e scienza di ciò che concerne la rivelazione di Dio e spoglia l'adoratore di Dio di ogni altra scienza e intelligenza, inadeguata a compiere l'adorazione di Dio. Lo spirito di consiglio e lo spirito di fortezza conducono il credente a compiere quelle opere di salvezza e di santificazione, in cui Dio viene glorificato e adorato dagli uomini. Lo spirito di pietà e lo spirito di timor di Dio sottomettono completamente l'uomo all'autorità di Dio e ai suoi comandamenti, dandogli nello stesso tempo grande familiarità con Dio e zelo per il suo culto.
Secondo la loro particolare natura i sette spiriti danno un colore di volta in volta diverso all'adorazione di Dio, allo stesso modo dei colori dell'arcobaleno, che sono variazioni della stessa luce. Questo fatto fa comprendere quanto alto, profondo, esteso e largo è il campo dell'adorazione di Dio, che si estende in altezza, in profondità, in larghezza e in lunghezza per quanto è estesa e varia l'azione dei sette spiriti di Dio.
I sette spiriti hanno brillato in pienezza nel capo di tutti gli adoratori di Dio, Gesù Cristo. E' quindi in Cristo, ripieno di Spirito Santo, che noi possiamo vedere l'altezza, la profondità, la lunghezza e la larghezza dell'adorazione di Dio, a cui lo Spirito lo conduceva. Ciò che san Paolo dice dell'amore di Cristo possiamo intenderlo della sua adorazione: "Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio" (Ef. 3,17-19). Come la comprensione dell'immensa carità di Cristo conduce i credenti ad essere ripieni di tutta la pienezza di Dio, allo stesso modo opera la comprensione della vastità senza fine dell'adorazione e glorificazione di Dio da parte di Cristo, suo figlio. Tutta la vita di Cristo, le sue parole, le sue opere, sono riempiti dalla pienezza di Dio e sono a gloria di Dio e adorazione di Lui. A sua immagine, ripieni dello stesso Spirito, anche la vita, le opere e le parole dei figli di Dio sono adorazione e glorificazione continua di Dio.
Il monte delle beatitudini come monte degli adoratori di Dio
Le vesti interiori, che devono indossare gli adoratori di Dio, sono indicate chiaramente da Gesù all'inizio del discorso della montagna, riferito da S. Matteo (Mt 5,1-8). L'adorazione di Dio riempie, come le acque riempiono il mare, i poveri di spiriti, gli afflitti, i miti, gli affamati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati a causa della giustizia. Come i sette doni dello Spirito Santo colorano l'adorazione di Dio in modo diverso, così le otto beatitudini sono sorgenti diverse, da cui scaturisce un particolare modo di adorare Dio. La povertà di spirito, infatti, adora Dio come la pienezza dell'Essere, Colui che riempie di sé, rendendo beato con la sua sola presenza colui che si priva di tutto per trovare vita solo in Dio. Il pianto a causa della conoscenza di Dio purifica il cuore da ogni macchia di peccato, rendendolo capace di adorare Dio nella gioia, perché si sperimenta Dio come fonte di perdono e di soccorso potente nelle afflizioni. La mitezza adora Dio mite nei confronti dell'uomo peccatore. La misericordia adora Dio ricco in misericordia. La purezza di cuore adora Dio nella sua purezza e santità. La fame di giustizia adora Dio oltremodo giusto. Gli operatori di pace adorano Dio, che ha posto il suo trono nella pace e che si propone solo la pace universale per fine del suo governo. I perseguitati a causa della giustizia adorano Dio, che è fedele alle promesse, con cui ricompenserà oltremisura quanti soffrono a causa del suo Nome e del Vangelo.
L'adorazione di Dio e le mediazioni dell'adorazione
Il discorso dell'adorazione di Dio diventa complesso e fonte di divisione all'interno del mondo cristiano a causa delle mediazioni, che Dio stesso ha posto perché gli uomini ascendano sul monte dell'adorazione del suo Nome. Esporrò prima la dottrina circa questo punto, poi, alla luce di essa, esaminerò le diverse posizioni dei cattolici e dei protestanti.
Dio stesso ha posto una mediazione necessaria all'adorazione del suo Nome. E' la sua rivelazione. Ciò che Dio ha rivelato del suo Nome, dei suoi attributi, delle sue opere fa da mediazione perché, come in uno specchio, possiamo contemplare e adorare Colui che in tal modo si rivela.
Chi vuole adorare Dio, escludendo la sua rivelazione, è come colui che di notte sogna di correre e pensa nello stesso tempo di correre realmente. Solo accogliendo con cuore sincero e ben disposto all'obbedienza la rivelazione di Dio, l'uomo può dar vita ad un vero movimento di adorazione, che parti dal suo cuore e raggiunga il trono dell'Altissimo.
Esaminiamo ora rapidamente la rivelazione di Dio, soprattutto nei punti che riguardano l'adorazione di Dio. Parliamo prima delle mediazioni create.
Dio ha disposto le innumerevoli
creature in modo gerarchico, come i gradini di una scala. Il primo gradino in
alto è quello più vicino all'Essenza divina e quindi è il più ripieno
dell'essere e della presenza di Dio; l'ultimo gradino è il più lontano da Dio e
quindi il più povero dell'essere e della presenza di Dio. I gradini più vicini
a Dio hanno il compito di ricevere più abbondantemente
Vi è quindi una mediazione, che esercitano le cose create tra loro, con cui le superiori aiutano le inferiori a stare in contatto con ciò che sta in vetta alla scala, in questo caso, Dio. Troviamo con facilità esempi di questo genere, se esaminiamo come funzionano le cose umane. Prendiamo il campo dell'istruzione. Pensiamo che al sommo della scala dell'istruzione vi sia questa realtà: la cultura universale. Ebbene questa unica realtà si diffonde per tutta l'umanità attraverso i diversi gradini dell'istruzione primaria, secondaria e universitaria fino ad arrivare alle lauree più prestigiose e alle intuizioni dei geni. Chi è più in alto nell'istruzione, dedicandosi ad istruire gli ignoranti, permette loro di essere rivolti al sommo della scala, dove brilla la realtà ideale quasi infinita della cultura universale e a cui si può arrivare attraverso livelli sempre più alti di istruzione.
Mettiamo ora al sommo della scala
dell'adorazione l'Essere e
Le mediazioni, però, non esistono solo nel mondo creato, ma anche in quello increato. Alla luce della rivelazione possiamo scrutare in esso tre tipi di mediazioni. Una riguarda il Nome di Dio; la seconda gli attribuiti; la terza le opere.
La prima mediazione riguarda il Nome
di Dio.
La seconda mediazione riguarda gli attributi di Dio. Infatti gli attributi stessi di Dio sono disposti come in una scala, in cui alcuni sono più alti e nascosti e, in un certo qual senso, più carichi dell'Essenza di Dio; altri sono più vicini al mondo creato e più conoscibili da noi uomini. Basta che noi consideriamo con l'intelletto le opere da Dio create, dice san Paolo, che siamo in grado di conoscere alcuni attributi di Dio (Rom 1,20). Ma con questo abbiamo conosciuti tutti gli attributi di Dio? Niente affatto, ma siamo solo alla soglia del tempio di Dio. Vi sono attributi di Dio talmente nascosti e invisibili, che solo attraverso lo spirito di rivelazione e di conoscenza possono essere conosciuti e adeguatamente adorati. Vi è così un'ascesa spirituale nella conoscenza degli attributi di Dio, che permette forme molte varie sia per contenuto sia per altezza e profondità nell'adorazione di Dio. Si cresce in questo campo per l'azione stessa degli attributi di Dio, che si fanno conoscere agli adoratori di Dio, facendo essi da mediazione per un'ascesa sempre più alta nella conoscenza e nell'adorazione di Dio nell'anima adorante.
La terza mediazione è nelle opere di
Dio. Ciò è evidente se esaminiamo le opere di Dio nell'Antico e nel Nuovo
Testamento. Dio ha disposto le opere da lui compiute nell'Antica Alleanza come
mediazione alle opere della Nuova. Possiamo compendiare le prime nella Legge e
nei Profeti, che hanno preparato la rivelazione di Dio nel Vangelo riguardante
il Figlio suo. Anche nel tempo della Chiesa, che
stiamo vivendo,
Un'altra mediazione nel tempo della
Chiesa è quella dei Santi e della Madonna. Questa mediazione
fa parte di quella mediazione creata, di cui ho parlato poc'anzi.
I Santi e
Un retto uso delle mediazioni dell'adorazione per educare ed educarsi all'adorazione di Dio solo
Non è facile districarsi in questo mondo di mediazioni create e increate per vedere e usare ogni mediazione in funzione del primo principio e del termine ultimo, da cui ogni mediazione procede e a cui ogni mediazione porta.
Le mediazioni sono volute da Dio, fanno parte del piano di Dio e quindi vanno comprese e usate con sapienza. E' semplicistico ed erroneo il volersi liberare di esse per attingere un rapporto diretto con Dio, senza alcuna mediazione. Ciò può far cadere le anime in gravi errori e deviazioni spirituali con conseguenze molto negative sia a livello personale che sociale. D'altra parte un eccessiva valutazione delle mediazioni, che le considera al di là del loro ruolo e funzione, può portare a forme più o meno coscienti di idolatria, fermandosi le anime nell'adorazione delle mediazioni piuttosto che dell'unico Dio.
Do dei criteri di discernimento per il retto uso delle mediazioni nell'adorazione di Dio.
Esaminiamo le
mediazioni increate, rappresentate da Gesù
Cristo e dallo Spirito Santo. Il discorso non è facile, perché bisogna salvare
due grandi verità, che devono coesistere. La prima è questa: sia Gesù Cristo
sia lo Spirito Santo portano in sé l'Essenza divina e quindi sono oggetto di adorazione in quanto Dio. La seconda verità è quest'altra: l'adorazione di Dio è rivolta per primo e in
modo principale a Colui che possiede l'Essenza divina
in modo originario, il Padre. Sia Cristo che lo Spirito posseggono
L'adorazione di Dio, quindi, è
quella rivolta al Padre. La sua monarchia o primato rispetto al Figlio e allo
Spirito santo, è il fondamento di questa adorazione.
Nello stesso tempo, poiché Dio comunica la sua Essenza divina al Figlio e allo
Spirito, questi sono degni della stessa adorazione che si dà all'Essenza
divina. Dall'adorazione di Dio Padre, quindi, si passa all'adorazione del
Figlio e dello Spirito, non aggiungendo niente all'adorazione di Dio di quello
che già si è dato a Dio, quando si è adorato il Padre. Quando si adora poi
In quali errori o insufficienti forme di adorazione può cadere il fedele cattolico alla luce di queste verità?
In virtù dell'Incarnazione del Verbo Gesù Cristo viene accolto dai credenti nel suo nome di Dio. Questa verità di fede può essere interpretata male, se dovesse portarci a restringere l'adorazione di Dio alla presenza della Divinità in Gesù Cristo. In questo errore è portata a cadere la prassi pastorale del mondo cattolico, che è accentuatamente "cristocentrica" e meno "teocentrica". Basti pensare a questo fatto: la parola "adorazione" nella Chiesa cattolica viene usata quasi esclusivamente per indicare l'adorazione eucaristica. In qualsiasi parrocchia cattolica dire: "Facciamo un'ora di adorazione", vuol dire esporre il SS. Sacramento e adorare Gesù nel Sacramento dell'altare. Più che rivolta direttamente al Padre, l'adorazione eucaristica è rivolta alla presenza eucaristica di Gesù.
Questo modo di intendere l'adorazione è molto riduttivo rispetto alla grandiosità dell'adorazione del Padre in spirito e verità, a cui Cristo ci vuole portare.
L'adorazione eucaristica ha un
solido fondamento teologico, ma non è la forma primaria e principale
dell'adorazione, con cui
L'adorazione di Cristo, sia che questa avvenga nei confronti del suo Nome, sia che avvenga nel segno del suo Corpo eucaristico esposto all'adorazione, deve condurre all'adorazione primaria di Dio, così come risplende nel Padre e non soltanto in Cristo.
Lo stesso si dica per l'adorazione dello Spirito Santo come Dio. Essa deve condurre all'adorazione del Padre, da cui lo Spirito procede e a cui lo Spirito conduce. Nei riguardi dell'adorazione dello Spirito il pericolo di fermarsi eccessivamente in essa non c'è, perché l'adorazione dello Spirito è ben poco praticata dai cristiani. Ci sarebbe bisogno del contrario, di ripristinarla. E' ben più diffusa l'adorazione eucaristica, in cui al centro vi è Gesù immolato e risorto e presente nell'eucaristia. E' questa una cosa santa e santificante, ma insufficiente ad esprimere la pienezza dell'adorazione di Dio, che ha come oggetto non la persona di Gesù, ma quella del Padre.
Alcuni potrebbero
obiettare: "Ma Gesù non ha forse
detto: chi vede me, vede il Padre?
Così allo stesso modo possiamo dire: Chi adora me, adora
il Padre". Rispondo che questo passaggio è indebito. Infatti, Cristo ci rivela il Padre, e, in questo senso, la
sua funzione è quella di farci vedere il Padre attraverso lui. Una volta però
che abbiamo conosciuto il Padre per mezzo di Gesù Cristo, ora noi possiamo e
dobbiamo adorare e glorificare direttamente il Padre, insieme a Cristo e al suo
Spirito, che sono i primi adoratori del Padre. E'
quanto fa la corte celeste, che san Giovanni vede davanti al trono di Dio Padre
e a Lui presta il culto dell'adorazione. Sul trono del Padre vi è anche
l'Agnello, che ha condotto davanti al trono il popolo dei redenti, perché
diventi sacerdote di Dio Padre. Per questo, dopo il Padre, la corte celeste si
dedica all'adorazione dell'Agnello, in cui risplende
Basta leggere attentamente i vangeli
per comprendere come Gesù Cristo ha inteso fare i suoi
discepoli non tanto adoratori della sua persona, ma di Dio Padre. Anche se i discepoli di Cristo accolgono
Questa adorazione di Dio Padre è
scarsamente rappresentata e vissuta dai fedeli della Chiesa cattolica. Questa carenza di adorazione al Padre non è tanto presente nella
Liturgia ufficiale della Preghiera (Lodi e Vespri) e dell'Eucaristia, che sono
rivolte incessantemente al Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo,
ma nella vita spirituale dei fedeli, che, fuori della Liturgia, non sanno granché sull'adorazione di Dio e
realizzano la loro pietà privata in pratiche devozionali,
che hanno come centro in genere l'Umanità di Gesù,
Come ovviare a questo mancanza di adorazione di Dio nella pietà privata dei fedeli cattolici? Il primo modo è una più profonda ed esatta catechesi e istruzione nei riguardi del Mistero di Dio, che si è rivelato in Cristo e nello Spirito, per liberare gli uomini dal peccato e formarli all'adorazione del suo Nome in spirito e verità.
Il secondo modo è ripristinare in
mezzo ai cattolici la devozione fondamentale, di cui era fatta la vita
spirituale degli antichi ebrei e a cui
La devozione al Nome santissimo di Dio rimane quindi la devozione religiosa fondamentale per il popolo di Dio e per ogni anima autenticamente religiosa. Questa devozione, nel tempo della Nuova Alleanza con Dio, viene vissuta in Cristo e nello Spirito, aiutata anche dalla devozione alla Madonna e ai Santi, che prima di noi hanno vissuto la perfetta devozione al Nome santissimo di Dio.
Se
preghiamo con i Salmi, come fa
Un terzo modo di formare il popolo
cristiano all'adorazione di Dio è dargli una maggiore formazione biblica.
Le cose che ho detto sono sufficienti per dare una visione nuova della pietà cattolica, che sia più conforme alla glorificazione e adorazione di Dio, compito primario della Chiesa. C'è materia sufficiente per passare all'azione pastorale. Anche il culto di Cristo, dello Spirito, della Madonna e dei Santi acquisteranno in profondità e ricchezza, se saranno visti alla luce del culto primario, che è la glorificazione e l'adorazione di Dio onnipotente.
Dall'empietà alla glorificazione e adorazione di Dio, passando per la distruzione degli idoli, l'illuminazione della mente e l'incendio del cuore
In questa situazione concreta la glorificazione e l'adorazione di Dio non possono ritornare a regnare nel cuore dell'uomo se non attraverso la distruzione della signoria degli idoli, dietro cui opera la potenza diabolica che domina il mondo. San Paolo così descrive la nuova situazione degli abitanti di Tessalonica, che si erano convertiti a Cristo: "Sono loro infatti a parlare di loro, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che ha risuscitato dai morti, Gesù, che ci libera dall'ira ventura" (1 Tess 1,9-10).
Nella lettera ai Romani san Paolo aveva affermato che l'ira di Dio è rivolta contro l'empietà, che rifiuta di glorificare il Dio Creatore e si rivolge all'edificazione e al culto degli idoli (Rom 1,18). Per sfuggire a questa ira di Dio non c'è altra via se non quella di "allontanarsi dagli idoli e cominciare a servire il Dio vivo e vero" per mezzo di Gesù Cristo. L'allontanamento dagli idoli avviene quando si prende conoscenza della loro vera natura vana e menzognera, come sono nulla e come dietro ad essi opera il mistero d'iniquità, il diavolo. Da questa presa di coscienza si passa alla loro distruzione, almeno nel cuore di chi prima aveva lasciato che regnassero dentro di sé. Ciò che distrugge questo dominio degli idoli e dei demoni è la luce del Vangelo, in cui Dio onnipotente e suo Figlio, Gesù Cristo, si manifestano e si rivelano come il Dio vivo e vero che viene a liberare gli uomini dalle molteplici schiavitù, in cui vivono, per ridonare ad essi la vera libertà. Questa libertà consiste nella figliolanza divina, nell'entrare a vivere nel regno di Dio, in cui esiste solo la santità della vita e la glorificazione, l'adorazione, l'amore di Dio.
Dall'illuminazione della mente all'incendio del cuore. Dio è fuoco e i suoi adoratori lo adorano nel fuoco dello Spirito Santo. L'amore, la glorificazione, l'adorazione sono movimenti del cuore verso Dio, che si realizzano solo in un incendio, nel fuoco. Leggiamo due testi di S. Bonaventura, in cui il Santo indica chiaramente come sia necessario il fuoco dello Spirito Santo per entrare nelle alte sfere dell'adorazione del Dio vivente: "Pertanto esorto il lettore, prima di tutto, al gemito della preghiera per il Cristo crocifisso, il cui sangue deterge le macchie delle nostre colpe; e ciò perché non creda che gli basti la lettura senza l'unzione, la speculazione senza la devozione, la ricerca senza l'ammirazione, la considerazione senza l'esultanza, l'industria senza la pietà, la scienza senza la carità, l'intelligenza senza l'umiltà, lo studio senza la grazia divina, lo specchio senza la sapienza divinamente ispirata. Propongo, dunque, a quanti sono invasi dalla grazia divina, umili e pii, compunti e devoti, unti dell'olio della letizia e amanti della divina sapienza e infiammati dal suo desiderio, che bramano unicamente glorificare, amare e gustare Dio, a costoro propongo le seguenti speculazioni, avvertendo che poco o nulla vale lo specchio esterno se lo specchio della mente non è terso e pulito".
"Se ora brami sapere come ciò avvenga, interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l'intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; lo sposo, non il maestro; Dio, non l'uomo; la caligine, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio con le forti unzioni e gli ardentissimi affetti. Tale fuoco è Dio, il cui focolare è nella Gerusalemme, e Cristo l'accende nel fervore della sua ardentissima passione, che percepisce solo colui che dice: "L'anima mia ha desiderato il laccio e le mie ossa la morte". Chi desidera questa morte può vedere Dio, poiché è indubbiamente vero che l'uomo non mi potrà vedere senza morire" (Itinerario della mente a Dio).
L'amore di Dio, anima suprema dell'adorazione e glorificazione di Dio
Dopo aver parlato della glorificazione e adorazione di Dio, è necessario trattare dell'amore di Dio, perché, senza di esso, non si darebbe a Dio una glorificazione e un'adorazione degna di Lui, che si è rivelato al mondo come Amore infinito e sommo Bene. L'apostolo che più di ogni altro ha compendiato tutta la vita cristiana nell'amore di Dio è stato san Giovanni. Seguiremo quindi la sua dottrina sull'amore di Dio, integrandola con quanto finora abbiamo detto circa la glorificazione e l'adorazione di Dio.
La prima lettera di Giovanni è un piccolo trattatello sull'amore di Dio sul fondamento della fede in Lui e in Gesù Cristo, suo Figlio.
L'amore di Dio è presentato da san Giovanni come la dinamica fondamentale, che muove i figli di Dio, in contrapposizione all'amore del mondo che muove i figli di questo secolo, dominati dal diavolo: "Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui" (1 Gv 2, 15-16).
San Giovanni vede gli uomini, che vivono in terra non come la realtà primaria che esiste. Ciò che per primo ed in sé esiste è una realtà di ordine spirituale, fatta di pura luce. E' Dio e il suo regno, fonte di ogni bene in cielo e in terra. Ma vi è una realtà misteriosa, sovramondana, che è diametralmente l'opposto di Dio e del bene. E' il mondo angelico pervertito, in cui si racchiude il mistero del male e della morte. Sono le tenebre che combattono la luce. Gli uomini in terra si dividono in figli della luce o delle tenebre, a seconda della loro adesione al regno di Dio o del diavolo. L'adesione al mondo della luce da parte dei credenti in Dio è progressiva. S. Giovanni scrive per i cristiani, già resi figli della luce, ma esposti a ritornare al regno delle tenebre a causa dell'opera dei falsi dottori e profeti, che parlano secondo il mondo e non secondo Dio (1 Gv 2,18-29; 4,1-6). Inoltre, pur essendo in Cristo, i cristiani possono cadere ancora in peccato, a causa della debolezza della loro fede. Di fronte a queste cadute nel peccato, i cristiani, però, non devono scoraggiarsi. Essi hanno la possibilità di purificarsi da ogni colpa nel sangue dell'Agnello: "Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Gv 2,1-2).
Fatte queste premesse, è facile per Giovanni determinare quali sono le dinamiche interiori, che permettono al cristiano di permanere sempre nel regno della Luce e di portare frutto in esso. Esse si riducono sostanzialmente a due: la fede e l'amore di Dio, che si manifesta nell'amore fraterno e nell'osservanza di tutti gli altri comandamenti di Dio. La fede e l'amore di Dio non sono considerate come due virtù particolari accanto ad altre, ma come virtù generali, presenti in tutte le altre virtù, dando ad esse la forma definitiva. Anche la glorificazione e l'adorazione di Dio, quindi, devono essere rivestite e mosse dalla fede e dall'amore di Dio, altrimenti non avrebbero né perfezione né valore agli occhi di Dio.
La fede fa da fondamento, l'amore di Dio realizza la perfezione spirituale. L'amore di cui parla Giovanni, è quello che fin dall'inizio Dio comandò al suo popolo nei suoi confronti: "Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Deut 6,4-5). San Giovanni riprende a parlare del primo e fondamentale comandamento dell'alleanza con Dio alla luce dell'amore che Dio ha per l'umanità, rivelatosi nel dono del Figlio al mondo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16); "In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui" (1 Gv 4, 9). La rivelazione e l'esperienza di questo amore, così abissale e totale, riempie la glorificazione e l'adorazione di Dio di questo stesso amore, che diventa l'anima più profonda degli adoratori di Dio in spirito e verità. Lo Spirito stesso, comunicando ai credenti l'amore di Dio, riempie la loro adorazione in gemiti di amore verso l'Amore infinito: "La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rom 5,5). In Cristo e nello Spirito i credenti sono quindi resi partecipi dell'infinito Amore. Essi possono camminare in questo amore sia compiendo opere dettate dall'amore, sia adorando e glorificando incessantemente il Padre, che li ha tratti dalle tenebre alla sua ammirabile luce. Il Cantico dei cantici si unisce all'Apocalisse. L'adorazione diventa adorazione sponsale, che prelude alle nozze della Chiesa con Cristo, del popolo dei santi con il suo Dio tre volte santo: "Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell'Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puro splendente" (Ap 19,7-8). Adorazione e amore sono le due ali della grande aquila, su cui Dio fa salire i credenti per portarli, lontani dal mondo, a gustare le primizie del mondo futuro, che Dio prepara per quelli che lo amano e lo adorano.
L'amore fraterno e l'unità dei credenti, condizione indispensabile per l'adorazione perfetta della Chiesa nei confronti di Dio
Nessun cristiano può rendere gloria e adorazione a Dio se non nell'amore fraterno e nell'unità con tutti gli altri cristiani. E' una conseguenza dell'amore di Dio riversato nei nostri cuori e dello "spirito e verità", con cui si deve adorare il Padre. L'adorazione e la glorificazione di Dio, da parte nostra, consistono nel far ritornare a Dio quella gloria, che è divisa e come dispersa in tutte le sue creature. Mediante l'amore fraterno e l'unità interiore con tutti gli esseri, ogni cristiano accoglie in sé la creazione intera, per fare di essa un inno di lode a Dio onnipotente, da cui tutto procede. La creazione nella mente di Dio è come una sola creatura, è profondamente unita in tutte le sue parti, come un'immenso coro di voci e di strumenti musicali che eseguono in modo perfetto una sola melodia. L'amore fraterno e l'unità dei cuori permette ad ogni singolo membro dell'immenso coro della creazione di far risuonare la sua voce, inserito nel complesso più ampio di tutte le creature che rendono adorazione e gloria a Dio. Solo l'amore è capace di produrre quest'unità. Per questo l'amore di Dio non può non tradursi per noi in amore fraterno e per l'unità di tutti i cristiani. Senza questa unità e concordia la gloria di Dio non sarebbe perfettamente restaurata nella creazione e non risplenderebbe in mezzo a noi nella sua pienezza. Il peccato avrebbe ancora il suo posto. Le sue opere non sarebbero ancora del tutto annientate, per dare spazio solo all'opera della gloria di Dio. Per questo gli adoratori di Dio in spirito e verità devono avere particolarmente a cuore la pratica dell'amore fraterno e dell'unità fra tutti i cristiani. Per essi soprattutto vale la parola di Gesù: "Se presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono" (Mt 5,23-24). Fra i doni più preziosi che possiamo offrire a Dio, davanti al suo altare, cioè alla sua presenza, vi è quello dell'adorazione e glorificazione del suo Nome. Ebbene questo dono non è gradito a Dio, se non c'è perfetta pace fra chi adora e il proprio fratello, almeno per quelle cose che dipendono dall'adoratore perché regni questa pace. A volte può essere che si abbia fatto un torto al proprio fratello, per cui giustamente questi è offeso e aspetta una riconciliazione. Altre volte, invece, si è stati offesi e non si ha il dovere di fare il primo passo per la riconciliazione. In entrambi i casi Gesù esorta a vedere di fare tutto il possibile, perché riconciliazione sia fatta, prima di presentarsi davanti a Dio per elevare la propria adorazione al suo cospetto.
L'adorazione di Dio in spirito e verità
Voglio concludere questo scritto e ricapitolare quanto detto finora nel commentare la celebre affermazione di Gesù: "E' giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Gv 4,23-24).
Gesù è venuto nel mondo per elevare i suoi seguaci dall'adorazione materiale di Dio a quella mistica e spirituale. Il fatto che Gesù dica: "E' giunto il momento, ed è questo", indica chiaramente uno degli scopi della sua venuta nel mondo. Alla presenza e all'azione di Gesù non è legata solo la salvezza degli uomini, ma anche il passaggio da parte degli uomini all'adorazione del Padre in spirito e verità. Un giorno, nella sinagoga di Nazareth, all'inizio del suo ministero pubblico, Gesù lesse il testo di Isaia riguardante la salvezza che Dio avrebbe operato per mezzo di un profeta (Lc 4,16-19). Il suo commento fu: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" (Lc 4,21). Gesù dichiara in tal modo che con lui presente si è inaugurato per gli uomini il tempo della salvezza. Alla donna samaritana, che gli chiedeva il luogo materiale per adorare Dio, Gesù risponde che, con lui presente, è venuto il tempo in cui gli uomini adoreranno Dio non più legati ad un luogo materiale, ma ad una nuova condizione di vita personale, che Gesù designa come "spirito e verità". Ciò corrisponde alla natura di Dio stesso, che è Spirito. "Spirito e verità" designano quella partecipazione alla Natura divina, che rende gli adoratori di Dio viventi della stessa vita di Dio, della sua stessa santità e giustizia. In Cristo gli uomini vengono resi partecipi di vita eterna e della vera adorazione di Dio, che avviene in Cielo, alla presenza svelata del suo Volto e della sua Gloria. Con Cristo il Cielo, come luogo della vera adorazione di Dio, si è rivelato ai credenti. Come segno di questa irruzione del Cielo nella vita dei cristiani e di questa nuova vita di adorazione celeste, ecco la rivelazione a Giovanni nell'Apocalisse. In virtù dello Spirito Giovanni partecipa del mondo celeste e scopre in esso il vero luogo, il vero tempio, dove incessantemente si adora e si glorifica il Padre. L'adorazione di Giovanni è in spirito e verità, perché è reso partecipe del mondo di Dio, nello svelamento della gloria nascosta dell'Onnipotente.
Alla massa dei cristiani, che non hanno la stessa grazia di Giovanni, quest'adorazione celeste, in spirito e verità, è resa possibile in modo simbolico, mediante i simboli, che racchiudono il mistero di tale adorazione. Uno di questi è il libro stesso dell'Apocalisse, scritto per ordine divino e non per volontà umana. Questo libro, inviato e letto alle comunità cristiane di tutti i tempi, diventa il simbolo capace di aprire le menti dei cristiani alle visioni celesti, con cui possono adorare il Padre in spirito e verità. Perché avvenga l'apertura di questo simbolo per i cristiani, è però necessaria l'unzione interiore dello Spirito Santo, che ammaestra i credenti sulla verità tutt'intera (Gv 16,13) e l'insegnamento esteriore di coloro che hanno ricevuto dallo Spirito il carisma dell'insegnamento mistagogico, quello che apre la mente alla contemplazione dei misteri più alti, fra cui c'è quello dell'adorazione di Dio in spirito e verità.
Fra i sacramenti vi è poi l'Eucaristia, che, fra i tanti suoi significati, ha anche quello di essere il simbolo sensibile dell'adorazione di Dio in spirito e verità. Difatti Cristo nell'Eucaristia sta in uno stato di perfetta adorazione e glorificazione del Padre, in quanto rende presente l'opera perfetta, quella della sua immolazione, con cui ha glorificato e adorato il Padre. Il rito della S. Messa ha quindi un chiaro valore di adorazione di Dio in spirito e verità, in quanto rende presente il Capo di tutti gli adoratori di Dio e la sua opera di glorificazione del Padre. Questo mistero appare solo a coloro che hanno gli occhi dello spirito illuminati e sono in grado di cogliere il valore di adorazione, racchiuso nel simbolo dell'Eucaristia. Questo mistero, in un certo qual senso, è ancora più difficile ad essere compreso di quanto è difficile a comprendersi l'Apocalisse. Infatti ciò che è più alto e divino è anche più occulto e sconosciuto alle menti degli uomini. Ora nell'Eucaristia è racchiuso il mistero più alto di adorazione di Dio in spirito e verità, che, racchiuso nel cuore di Cristo, si è elevato dalla terra verso il Padre. Quando Gesù parlò agli uomini per la prima volta dell'Eucaristia, la maggior parte dei suoi ascoltatori non compresero e andarono via (Gv 6,59-66). Solo i discepoli, che poi diventarono i suoi apostoli, credettero e vi aderirono. Così non bisogna meravigliarsi della grande ignoranza e trascuratezza, con cui gli uomini stanno davanti al mistero dell'Eucaristia, in cui si realizza in modo simbolico l'adorazione di Dio in spirito e verità. E' la stessa ignoranza e trascuratezza che l'umanità dimostra di fronte all'adorazione celeste di Dio, come ci è rivelata dall'Apocalisse.
Questo fa comprendere che fra le opere di Cristo ve ne sono alcune più comuni e universali ed altre più particolari e raffinate. Fra le opere più universali e comuni vi è quella della salvezza per la sola fede in Lui e l'osservanza dei suoi comandamenti. Fra quelle più particolari e raffinate vi è l'adorazione di Dio in spirito e verità, che sarà patrimonio universale, secondo i meriti, di tutti gli eletti di Dio in Paradiso, ma sulla terra è rivelata solo a coloro che hanno avuto gli occhi aperti dallo Spirito sulle realtà celesti e trascendenti, dove soltanto avviene la vera adorazione di Dio. Questa realtà celeste di adorazione però è data a tutti i credenti in modo generale, attraverso i simboli dell'adorazione, che sono le Sacre Scritture, là dove si parla di essa, l'Eucaristia e la preghiera della Chiesa. Lo Spirito Santo, autore di tutte le grazie di adorazione, in seguito all'esposizione e assimilazione di questi simboli, effondendosi nel cuore dei fedeli, li renderà capaci di adorare il Padre in spirito e verità in svariate forme, secondo la capacità di ciascuno.
Dicevo prima che è necessaria una nuova pastorale per educare i cristiani all'adorazione del Padre in spirito e verità. In genere la massa dei fedeli esplica il suo culto e cresce in santificazione attorno ai simboli del culto e della santificazione, che sono le Sacre Scritture e i Sacramenti, poi vengono i carismi, i Santi e le opere dei Santi. Questo stare intorno ai simboli della fede non produce però automaticamente sia culto di Dio sia santificazione dei credenti. Molto spesso questa presenza ai simboli del culto e della santificazione è solo materiale e non spirituale. Il simbolo deve educare ad andare a ciò che è nascosto in esso, ma ciò può avvenire solo attraverso una adeguata mistagogia, che è l'accesso ai misteri mediante i simboli. Ora le Sacre Scritture e i Sacramenti, in modo particolare l'Eucaristia, i carismi, i Santi e le loro opere, racchiudono il grande mistero dell'adorazione del Padre in spirito e verità. E' questo il fine ultimo della loro presenza e azione davanti agli occhi dei credenti e dell'umanità in genere. Se nella Chiesa, fra i credenti, vi è poca comprensione dell'adorazione di Dio in spirito e verità, pur continuandosi a celebrare i Sacramenti e a spiegare le Scritture, ciò vuol dire che questa parte nascosta nei Sacramenti e nelle Scritture, nei carismi, nei Santi e nelle loro opere, rimane ancora nascosta e non spiegata, per cui l'adorazione di Dio spirito e verità è scarsa nel popolo cristiano, difettosa e solo in pochi raggiunge la perfezione.
Voglia Dio che quanto mi ha dato di scrivere in questo lavoro possa servire a far crescere nel popolo cristiano e nell'umanità l'adorazione del Nome santissimo di Dio in spirito e verità, a cui soltanto va ogni lode e gloria, perché fonte di ogni bene in cielo e in terra.