INTERVISTA A GIOVANNI APOSTOLO
sull’Apocalisse (n.1)
DUE PROFETI SIMILI
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
Dopo l’intervista a Paolo, mi
venne il desiderio di intervistare Giovanni, il grande
profeta di Patmos, autore dell’Apocalisse. Mi
dispiaceva sommamente che i cristiani fossero così ignoranti dei grandi misteri
della fede, racchiusi nella Rivelazione di Gesù a Giovanni, chiamata
“Apocalisse”, e pensavo che, intervistando Giovanni,
potevo chiedergli di farsi guida alla comprensione di ciò che lui stesso aveva
scritto. Ero consapevole di quanto
ardua fosse questa impresa e pregai a lungo prima di
intraprenderla. Ogni dono di sapienza viene dall’alto e bisogna pregare il
Padre della luce, perché con la sua luce paterna
illumini le nostre menti sulle verità altissime che Lui già ci ha rivelato per
la nostra salvezza. Pregai fin quando non sentii la
parola interiore che mi istruiva circa l’intervista da fare a Giovanni. Così
capii che era il momento di mettersi all’opera. Salii quindi in Cielo, carta e penna pronti per mettere in iscritto ciò che mi
avrebbe detto Giovanni.
Non sapevo quale Giovanni avrei
incontrato, se l’apostolo di Gesù, autore del quarto Vangelo, o un profeta, di
nome Giovanni, chiamato “il profeta di Patmos” per distinguerlo dal primo Giovanni.
A dire il vero, è una questione
che interessa soprattutto gli studiosi dell’Apocalisse, ben poco
la totalità del popolo di Dio, che accoglie l’Apocalisse come Parola
ispirata di Dio e, quindi, Dio stesso come Suo autore principale. Ero comunque curioso
di vedere con quale Giovanni mi sarei incontrato.
Arrivato alle porte del Paradiso,
sembrava che fossero al corrente della mia intenzione.
Difatti mi vennero incontro due personaggi divini, meravigliosi a vedersi per
la serenità e pace che trasmettevano, per la bellezza tutta luminosa delle loro
vesti e del loro volto. Veramente sentii che ero
arrivato là dove
Uno dei due personaggi mi venne
incontro con grande premura e mi disse:
Uno dei due:
Sappiamo che sei venuto per intervistare Giovanni, il profeta dell’Apocalisse.
Il tuo desiderio è stato accolto dall’Altissimo e siamo stati inviati a te per
guidarti alla conoscenza della Grande Rivelazione, contenuta nel Libro
profetico che voi chiamate “Apocalisse”. Lascia che ci presentiamo. Io che ti
parlo sono Giovanni, l’apostolo di Gesù, che ho
scritto l’Apocalisse. Alla mia destra vedi Giovanni Battista.
Così venni a sapere che Giovanni
l’evangelista era anche l’autore dell’Apocalisse, ma non capivo perché era
accompagnato da Giovanni Battista. Giovanni si rese conto di questa mia
perplessità, ancora prima che gliela manifestassi e mi rispose:
Giovanni apostolo:
E’ venuto con me Giovanni Battista, perché il mio ministero di profeta, di cui fu investito a Patmos dallo
Spirito, è simile a quello che ebbe Giovanni Battista nei confronti di
Gesù. Egli fu scelto da Dio per
annunciare la prima venuta del Messia e per preparare Israele ad accoglierlo.
Allo stesso modo io, nella mia vecchiaia, fui scelto dallo Spirito per
annunziare Colui che “verrà presto” per giudicare il
mondo e portare a compimento l’opera da Lui iniziata nella prima venuta.
Giovanni
Battista: Se tu leggi attentamente il primo capitolo del Vangelo di
Giovanni, vedrai che è dominato dalla grandiosa visione del Verbo di Dio, che era prima del tempo, da Dio e in Dio, come Luce e Vita
del mondo, creato per mezzo di lui. Egli poi si è fatto
carne per riempire i credenti in lui di grazia e verità, fino alla pienezza.
Ebbene, in questo contesto, c’è un piccolo posto anche
per me. Dice Giovanni: “Venne un uomo
mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per
rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli
non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce”
(Gv 1,6-8).
Giovanni apostolo:
Come Giovanni Battista, anch’io ho un piccolo posto nella grandiosa visione del
Messia risorto, seduto sul trono del Padre in cielo, che viene a giudicare la
terra. Come Giovanni era nel deserto e viveva nell’assoluta lontananza dal
mondo, quando i cieli si aprirono e conobbe il Verbo incarnato e la sua missione
imminente, così io vivevo nell’isola di Patmos, dove
ero prigioniero per la fede, quando i cieli si aprirono ed ebbi visioni celesti
riguardanti il Cristo che vive e regna nei cieli e che verrà. Si era verso la fine del regno di Domiziano,
nel 95 circa. Era di domenica. Ma, adesso, non fermarti su di me, come non ti
devi fermare a Giovanni Battista, ma devi contemplare e accogliere nel tuo
cuore Colui che di cui Giovanni ed io diamo
testimonianza: Gesù, il Verbo di Dio fatto carne, che è venuto e che verrà. Noi
due siamo solo profeti e testimoni di Gesù. E’ Lui che devi ascoltare e seguire
nella vita con cuore vergine, così che tu possa essere annoverato tra coloro
portano sulla fronte il suo Nome e quello del Padre suo
(Ap 14,1).
Ero confuso. Il parlare dei due
Giovanni mi immise in un attimo nella grandiosa
visione del Messia di Dio, Gesù Cristo, di cui entrambi dicevano a chiare
lettere di essere testimoni e profeti. In quel momento mi vennero alla mente il
primo capitolo del Vangelo di Giovanni e il primo capitolo dell’Apocalisse. Mi
parvero straordinariamente simili, come se ci fosse un’identica ispirazione.
Dissi allora a Giovanni:
Domanda:
Giovanni, lo Spirito mi sta facendo comprendere la straordinaria somiglianza compositiva che c’è tra il primo capitolo del tuo Vangelo e
il primo capitolo dell’Apocalisse. Vuoi tu spiegare meglio questo punto ai miei
lettori?
Giovanni:
Non solo tra il primo capitolo del mio Vangelo e il primo capitolo
dell’Apocalisse troverai notevoli relazioni, ma per tutti
i capitoli del mio Vangelo e dell’Apocalisse, se li metti a confronto. Di
questo ti spiegherò durante l’intervista. Per quanto riguarda il primo capitolo
del Vangelo, ecco che in esso troverai la solenne
affermazione centrale: “E il Verbo si
fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1, 14). Nel primo capitolo dell’Apocalisse troverai un
annunzio simile, che riguarda non la venuta del Verbo nella carne, ma sulle
nubi del cielo davanti alle nazioni della terra, che si batteranno
il petto davanti a Lui: ““Ecco, viene
sulle nubi e ognuno lo vedrà, anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni
della terra si batteranno per lui il petto” (Ap
1,8). Il Vangelo annunzia la venuta del Verbo nella carne e le meravigliose
realtà di grazia e verità che ci ha portato. E’ stata una venuta di gloria,
cosicché ho potuto scrivere che “abbiamo
visto la sua gloria”, ma
questa gloria era nascosta nell’umiltà della condizione umana che Gesù ha
abbracciato. L’Apocalisse annunzia la seconda venuta di Gesù, non più nella
gloria nascosta, ma nella gloria pienamente svelata,
quella che gode in cielo come “Re dei re
e Signore dei signori” (Ap 19,16), Sposo della
Chiesa e Giudice degli uomini.
Domanda:
Così Giovanni è stato il profeta della prima venuta e tu, Giovanni, sei il
profeta della sua seconda venuta. Non riesco però a comprendere la tua missione
come apostolo e scrittore del quarto Vangelo e la tua missione come profeta. Nell’Apocalisse non appare minimamente il tuo carisma apostolico,
ma sempre e solo ti chiami “profeta” e il tuo scritto è chiamato “libro
profetico”, che contiene “parole profetiche” (Ap 1,3;
10,8-11; 22, 7.18-19). Non fai minimamente cenno alla tua missione apostolica.
Che relazione c’era nella Chiesa delle origini tra
questi due ruoli di “apostolo” e “profeta”?
Giovanni:
Ricevetti
Domanda:
E quali differenze ci sono tra apostoli e profeti?
Giovanni:
L’apostolo è inviato da Dio e da Cristo per fondare la sua Chiesa e per
guidarla sul fondamento dell’opera della salvezza, compiuta da Cristo con la
sua morte e risurrezione. Come primi apostoli noi abbiamo predicato il Verbo
della vita, “ciò era fin da principio e
che noi abbiamo udito, abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato e
toccato con le nostre mani” (1
Gv 1,1).
Chi lo accoglie, riceve la salvezza e la vita eterna. Ricevemmo la missione
apostolica da Cristo stesso, missione che si trasmette
di generazione in generazione attraverso il fenomeno chiamato “successione
apostolica”, a cui si uniscono tanti che ricevono particolari missioni
apostoliche. Anche il profeta è inviato direttamente
da Dio, ma perché riceve particolari rivelazioni mediante visioni e audizioni
celesti mediante cui Dio continua a parlare alla Chiesa e al mondo, confermando
e sviluppando punti particolarmente importanti della Rivelazione totale che
Cristo ha comunicato agli uomini mediante lo Spirito. Anche il ministero dei
profeti serve all’edificazione della Chiesa di Dio e alla salvezza degli
uomini, per cui Paolo scrisse ai Tessalonicesi:
“Non spegnete lo Spirito, non disprezzate
le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Ts 5,19-20).
I vostri teologi hanno chiamato le rivelazioni dei profeti alla Chiesa “rivelazioni private”. Con questa espressione
c’è il rischio di sminuire l’importanza che hanno queste rivelazioni per
l’edificazione della Chiesa e il compimento del mistero di Cristo nella storia.
Potete pensare che queste rivelazioni private siano destinate a singole anime,
da tenersi nel chiuso della devozione privata e non utili e necessarie per la
vita di tutta
Rimasi a lungo in meditazione
davanti alle profonde spiegazioni di Giovanni e così invito
i miei lettori a meditare bene questa prima puntata dell’Intervista a Giovanni,
che si preannunzia molto interessante.
INTERVISTA A GIOVANNI
sull’Apocalisse (n.2):
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
Dopo aver meditato a
lungo quanto mi avevano detto i due profeti, ritornai con nuova lena e
desiderio ad intervistarli. I due erano ancora più desiderosi di me di
istruirmi sulla Rivelazione. Essi soffrivano dell’ignoranza dei cristiani in
questo campo e mostravano grande desiderio di aiutarci
a crescere nella “verità tutta intera”, che lo Spirito Santo ha comunicato ai
cristiani mediante l’Apocalisse
Domanda: Giovanni, in genere nel nostro
linguaggio comune la parola “apocalisse” evoca la fine del mondo o un disastro
di proporzioni immani e c’è un senso di paura nell’accostarsi alla lettura del
libro da te composto, perché si ha l’impressione che annunzi solo queste cose.
Vorrei che tu ci aiutasti a sgombrare la nostra mente
da idee errate o parziali che possiamo avere, quando leggiamo termini come
“apocalittico” o “apocalisse” o ci accostiamo a leggere il tuo libro.
Giovanni: Ti voglio rispondere, rimandandoti
alla parabola del grano buono e della zizzania, che Gesù ha raccontato. La troverai nel Vangelo di Matteo al capitolo 13, 24-30.36-43. Gesù
intendeva parlare del regno di Dio nelle sue tre fasi. La prima fase è
paragonata alla seminagione del grano buono da parte di Gesù, il Messia. Il
grano buono seminato sono i figli di Dio, nati
dall’accoglienza di Cristo nella loro vita. Difatti, come ho scritto nel mio
Vangelo, quanti accolgono nella fede Gesù vengono
generati da Dio come figli mediante la fede (Gv 1,12-13) e ricevono lo Spirito
Santo, lo stesso Spirito di vita, di cui vive Dio.
Domanda: Poi viene il diavolo, il nemico del
Regno di Dio, e semina la zizzania, cioè i figli del
diavolo. Si annunziano tempi difficili per i figli di Dio, perché grano buono e
zizzania sono destinati a crescere assieme.
Risposta: Bravo, vedo che conosci la
parabola. Grano buono e zizzania crescono assieme. E’ la seconda fase del Regno
di Dio. I servi del padrone del campo vorrebbero estirpare subito la zizzania,
ma il padrone impedisce loro di farlo, perché potrebbero estirpare anche il
grano buono. La separazione è ritardata e rimandata al tempo della mietitura
del campo, in cui grano buono e zizzania, separati, avranno una destinazione
finale diversa: la zizzania verrà gettata nel fuoco e
il grano buono sarà conservato nei granai. Questa è la terza fase del Regno di
Dio, chiamata “la mietitura del mondo”, equivalente alla “fine del mondo”.
Domanda: Molto bello quello che insegna
Gesù, ma non vedo che relazione c’è fra questa parabola e
Risposta: Ebbene sappi che il libro profetico
dell’Apocalisse, da me scritto, è tutto dedicato al tempo della mietitura del
campo di Dio, che è il mondo. Gesù nella parabola
parla della mietitura del mondo con pochi accenni: “La mietitura rappresenta la fine del mondo e i mietitori sono gli
angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così
avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali
raccoglieranno nel suo regno tutti gli scandali e
tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà
pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno
del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!” (Mt 13,39-43). Nell’Apocalisse io
ho scritto ciò che ho ricevuto mediante visioni e locuzioni celesti circa gli
eventi che preparano e concludono la mietitura del
mondo. Nel mondo vivono ogni giorno buoni e cattivi e
la mietitura finale riguarda tutti, buoni e cattivi.
Domanda: E che cosa succederà alla mietitura
del mondo?
Giovanni: Ebbi visioni raccapriccianti circa
la grandiosità del mistero d’iniquità, la zizzania della parabola, che cresce nel mondo insieme ai figli del Regno, combattendoli
fino alla morte, e sulla mietitura dei malvagi e di tutte le forze che si
oppongono al Regno. Saranno presi e gettati “nello
stagno ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte” (Ap 21,8). Nello
stesso tempo ebbi visioni esaltanti e meravigliose circa la vittoria finale e
il trionfo dei
giusti che, arrivato il tempo della loro mietitura, saranno portati nelle
dimore celesti di Dio come nella loro eterna patria. Gesù ha detto
che “i giusti risplenderanno come il sole
nel regno del Padre loro” ed io ho visto tutto questo sotto forma della “città santa, la nuova Gerusalemme, che
scendeva dal cielo, da Dio, come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21, 2). Una voce mi diceva: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli
dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed
egli sarà il “Dio con loro”. E tergerà ogni lacrima
dai loro occhi, non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 2-4).
Domanda: La grande
mietitura del mondo: ecco un titolo più comprensivo che potremmo dare al tuo
libro. Giovanni: Ti voglio riferire
una visione che ebbi circa l’ora della mietitura del
mondo che è nel piano di Dio. La puoi trovare in Ap 14,14-16: “Io guardai ancora
ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio di uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in
mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce
a colui che era seduto sulla nube: “Getta la tua falce
e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura”.
Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua
falce sulla terra e la terra fu mietuta”. E’ una visione molto importante,
perché esprime bene il senso di tutta
Domanda: Ma quando avverrà tutto questo?
Risposta: Non è importante sapere
quando verrà, ma è importante sapere che certamente avverrà perché fa
parte del Disegno di Dio sul mondo. Io ho avuto
Giovanni Battista, che
era rimasto in silenzio fino a quel momento, prese la parola e mi disse:
Giovanni Battista: Io comprendo molto bene la missione
di Giovanni, che lui ha assolto scrivendo il libro profetico dell’Apocalisse.
Al principio della mia missione io pensavo che Gesù, il Messia, venisse già
come mietitore e non come seminatore di salvezza. Usai nell’annunciare la sua
venuta termini che parlano in questo senso: “Egli (Gesù) ha in mano il ventilabro e
raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco
inestinguibile” (Mt
3,12). Per questo inducevo tutti a fare penitenza per salvarsi dal giudizio di
Dio imminente. Entrai in crisi quando vidi che Gesù
veniva a portare la salvezza ai peccatori, che non era venuto per condannare,
ma per salvare. Per questo mandai alcuni miei discepoli a chiedere a Gesù se fosse lui veramente il Messia che doveva venire o dovevamo
aspettarne un altro.
Giovanni: Non è facile mettere assieme questi
due aspetti della missione di Gesù, che sono entrambi veri, ma che si
realizzeranno in due venute distinte di Gesù nel mondo. Nella prima Gesù è venuto come Salvatore, nella seconda verrà come il Grande
Mietitore e Giudice. I Vangeli parlano della salvezza che Gesù è venuto a portare ai peccatori, che in Lui hanno la
possibilità di ricuperare la giustizia perduta. Il giudizio è annunziato dai
Vangeli come il traguardo finale della storia di ogni
uomo, ma l’attenzione è rivolta più alla salvezza da accogliere nell’oggi della
storia che al giudizio finale. Il libro profetico da me scritto, invece,
abbraccia il tempo finale che arriverà dopo il tempo la
predicazione della salvezza. Do per scontato la predicazione
e il tempo della salvezza e annunzio come incombente il tempo della mietitura e
del giudizio, a cui le chiese devono prepararsi, perché sia un momento di
vittoria e non di sconfitta. Alla luce di quanto detto, puoi comprendere
in che senso l’Apocalisse è annunzio di sventura e in
che senso, invece, è annuncio di gioia senza fine.
Domanda: Non capisco bene e così penso che
non capiscano bene i miei lettori.
Giovanni: Se gli uomini accolgono il Vangelo
sul serio, si preparano ad una Rivelazione (Apocalisse) di gloria e di trionfo
e non di dolore e di tormento; il Vangelo rifiutato, invece, prepara ad una
Rivelazione (Apocalisse) di sconfitta e di tormento eterno. La mietitura del
mondo ha due finali: una di gioia inesprimibile per il grano buono (i giusti);
una di dolore senza fine per la zizzania (i malvagi). Vorrei tanto che il
termine “apocalisse” d’ora in poi non sia collegato soltanto a sciagure e
disastri, ma anche a gioie e felicità strabilianti, di dimensioni gigantesche,
che Dio prepara per coloro che lo amano. L’apocalisse, sinonimo di disastro e
tormento, è per gli empi e per il mondo malvagio, ma per i giusti, per i
timorati di Dio, per quanti fanno delle beatitudini evangeliche il loro
programma di vita, è annunzio dell’apoteosi della felicità e della gioia, di cui
è impossibile quaggiù avere un’idea adeguata. Per questo l’Apocalisse è il
libro profetico della speranza cristiana, basata sul timore e sull’amore di
Dio, perché annunzia gli eventi con cui si adempiranno tutte le promesse di
felicità e di vittoria che Dio ha promesso a quanti camminano per la via della
vita, che è Gesù Cristo.
Rimasi anche qui come
stordito dalle spiegazioni di Giovanni e capii chiaramente come mai
nell’Apocalisse troviamo scene raccapriccianti di dolori e sciagure e visioni
paradisiache di gioia e felicità senza fine. E’ proprio ciò che rende
affascinante e misterioso questo straordinario libro
che è l’Apocalisse!
INTERVISTA A GIOVANNI sull’Apocalisse (n.3):
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
Sempre più ardeva in
me il desiderio di conoscere a fondo l’Apocalisse e così continuai l’intervista
a Giovanni:
Domanda: Giovanni, in questo
inizio della nostra intervista ti pongo domande che aiutino i nostri
lettori ad entrare nel grande mondo della Rivelazione che ricevesti. Facciamo
come quando si deve scalare una grande montagna. Prima
di accingerci a salire, la studiamo da lontano in modo da familiarizzarci su
che cosa troveremo, quando saliremo per i suoi sentieri. Tu ti presenti alle
chiese come profeta, ma la tua profezia è apocalittica, diversa da altre forme
di profezia, presente nei profeti biblici come Geremia, Isaia, Ezechiele e
altri.
Giovanni: Il profeta è come una sentinella
posta in alto, cui il Signore della storia apre gli occhi perché veda la sua
presenza e il suo agire nella storia. Si può applicare
ad ogni profeta ciò che è scritto nella Bibbia di Balaam
il profeta: “Allora lo spirito fu sopra
di lui. Egli pronunziò il suo poema e disse: Oracolo di Balaam,
figlio di Beor, e oracolo dell’uomo dall’occhio
penetrante, oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza
dell’Altissimo, di chi vede la visione dell’Onnipotente, e cade ed è tolto il
velo dai suoi occhi”
(Nm
24,3-4). La parola “Apocalisse” è la trascrizione italiana della parola greca “apocalypsis”. Il
termine in greco indica l’azione di chi toglie il velo su ciò che è coperto e,
quindi, “rivela” l’invisibile. Da qui la traduzione: “rivelazione”. Così presentai la mia profezia: “Rivelazione (Apocalipsis)
di Gesù Cristo che Dio gli diede per rendere noto ai
suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il
suo angelo al suo servo Giovanni” (Ap 1,1). Mi fu
tolto il velo dagli occhi, acquistai l’occhio penetrante, udii
le parole di Dio, ebbi la scienza dell’Altissimo e la visione dell’Onnipotente.
Divenni poi profeta, quando un angelo meraviglioso e fortissimo mi apparve e mi
consegnò con grande autorità “un piccolo libro aperto”
che dovevo ingoiare, perché ciò che vi era scritto diventasse la profezia di
Dio rivolta “a molti popoli, nazioni e re”.
Domanda: E’ al capitolo 10 che descrivi il tuo incontro con l’angelo del “piccolo libro
aperto”. E’ impressionante ciò che trasmetti del tuo
incontro con lui.
Giovanni: E’ stata la mia investitura come
profeta degli ultimi tempi. Con questa espressione
“ultimi tempi” devi intendere il tempo in cui il Disegno di Dio nella storia si
compie in modo definitivo. Divenni profeta apocalittico proprio perché la mia
profezia, l’occhio penetrante che Dio mi diede, arrivò a scrutare il compimento
dell’intero Disegno di Dio nella storia. Ad altri profeti Dio ha fatto vedere
parti iniziali o intermedie del suo Disegno nella storia, man mano che si
realizzavano. A me fece vedere il compimento di questo Disegno. Ricordo con
commozione e tremore il gesto solenne che l’angelo compì prima di proclamare
con autorità il decreto di Dio sul compimento della storia: “Allora l’angelo che avevo visto con un
piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò
per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha
creato cielo, terra e mare, e quanto è in essi” (Ap 10, 5-6). Imprimi ben in mente questa scena. Quando un angelo di Dio parla, è pura verità ciò che dice,
perché non può mentire. Non aveva bisogno di giurare. Col giuramento egli ha
voluto confermare nel modo più solenne possibile che
ciò che stava per annunziare era in nome di Dio. E’ come se al posto
dell’angelo parlasse l’Onnipotente.
Domanda: E dopo questo gesto che disse?
Risposta:
Sta attento e ascolta, perché in quel che disse è presente il significato più
alto e misterioso della mia profezia, dell’Apocalisse: “Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il
settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il
mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi,
i profeti” (Ap 10, 6b-7). La
mia profezia riguarda “il compimento del mistero di Dio”, che Dio aveva rivelato ai profeti e agli apostoli. L’espressione
“mistero di Dio”, poi, significa “il mistero di Gesù
Cristo nella storia”, la cui conoscenza è nascosta ai sapienti e agli
intelligenti di questo mondo, ed è rivelata ai piccoli, come disse Gesù (Mt 11, 25). Il compimento
del mistero di Gesù Cristo nella storia è la sua venuta nella
gloria, sulle nubi del cielo, a rovina definitiva di Babilonia, la città del
male, e a trionfo e vittoria della sua Chiesa,
Domanda: E dopo, come avvenne la tua
investitura a profeta?
Giovanni:
Ebbi un comando: “Va’, prendi il libro
aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”. Mi avvicinai all’angelo e lo
pregai di darmi il piccolo libro. Pensavo che me lo desse in mano, ma mi
comandò di divorarlo. Mi avvertì che avrei sentito amarezza nelle viscere, ma dolcezza nella bocca come se mangiassi del
miele. Una forza irresistibile mi spinse a prendere il libro e a divorarlo.
Avvenne come mi aveva detto l’angelo: in bocca era dolcissimo, ma nelle viscere
sentii una grande amarezza. Poi mi fu detto: “Devi profetizzare ancora su molti popoli,
nazioni e re”.
Domanda: Com’è misterioso tutto questo! Chi
può intendere queste cose!
Giovanni: L’esperienza dei profeti non si
commisura con le cose umane, ma con la sublimità e altezza di Dio. Dio è un
fuoco divorante e noi profeti diventiamo tali dopo
essere stati a contatto col suo fuoco divorante. La dolcezza in bocca del
piccolo libro indica che conteneva
Domanda: E l’angelo che ti apparve, com’era?
Mi ha colpito che aveva un piede sul mare e un altro sulla terra. Che cosa vuol dire questo?
Risposta: Ho visto molti angeli nelle mie
visioni, ma nessuno era come questo. L’ho descritto
più degli altri. Ecco come mi si presentò: “Vidi poi un altro angelo, possente,
discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno;
aveva la faccia di sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano aveva un piccolo libro aperto.
Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran
voce come leone che ruggisce” (Ap 10, 1-3). E’ un angelo che in tutti i particolari con cui si
presenta manifesta “divinità”, come un essere celeste che, stando in intimo
contatto con Dio, ne riporta in sé le fattezze e le rivela agli altri cui
appare. Anche Mosé,
scendendo dal monte, dopo essere stato nella visione di Dio, aveva il volto
tutto luminoso. Così era questo angelo. La nube e
l’arcobaleno che l’avvolgono, la faccia di sole, le gambe di fuoco indicano un
essere completamente avvolto e ripieno da Dio Luce e Fuoco. Il “piccolo libro
aperto” indica che è un messaggero di Dio ed ha un messaggio da comunicare. Il
libro è piccolo, perché il messaggio da comunicare nella sua sostanza è breve:
Il tempo del compimento è certo e vicino! I piedi posti uno sul mare e l’altro
sulla terra indicano il dominio divino che ha sul mondo, fatto di mare e terra.
La voce forte come quella di leone indica che parla come un re, con assoluta
autorità, come se parlasse Dio.
Domanda: Dici pure che quando l’angelo ebbe
gridato, sette tuoni fecero sentire la loro voce e che tu stavi per mettere in
iscritto ciò che avevi sentito da parte dei sette
tuoni, ma ricevesti l’ordine di non scrivere, ma di mettere sotto sigillo
quanto i sette tuoni dicevano.
Giovanni: Vedo che conosci bene l’Apocalisse.
Mi sei particolarmente caro, perché hai zelo per le cose che ho scritto per
ispirazione divina. La beatitudine promessa a quanti leggono
e fanno conoscere il mio libro è su di te. L’ho lasciato scritto a nome di Dio: “Beato
chi legge e beati coloro che ascoltano le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino” (Ap
1,3). Tu vuoi sapere che cosa sono i sette tuoni. Penso che abbiano a che fare
con “i sette spiriti di Dio”, che vidi stare sotto forma di lampade accese che
ardevano davanti al trono dell’Altissimo in cielo (Ap
4,5). Sono la loro voce. Ad essi è riservata la
conoscenza dei misteri più alti di Dio, che non è lecito rivelare ad alcuno.
Probabilmente riguardano il giorno e l’ora del compimento, che neanche Gesù ha
voluto rivelarci. Ciò che ho messo per iscritto riguarda solo ciò che i
cristiani di tutti i tempi devono conoscere per essere
perseveranti nella fede in Cristo nelle grandi tribolazioni che devono
attraversare in questo mondo e per attendere con fiducia il compimento del
Disegno di Dio nella storia. Questo compimento è certissimo
e vicino e sarà di grande consolazione per i giusti,
che ora sono esposti al martirio, e di tremenda rovina per gli empi, che conseguono
temporanei successi. Ricordi le parole dell’angelo dette
sotto giuramento? “Non c’è più indugio…il
mistero di Dio avrà compimento al suono della settima tromba”. Io questo
suono l’ho udito e ti assicuro: quello che vidi e udii si realizzerà in modo perfetto.
Beato chi persevera mantenendo salda la sua fede fino a questo giorno! Per
perseverare gioverà a tutti conoscere a fondo la rivelazione che ebbi.
Domanda: Ora capisco perché ricevesti la
rivelazione, mentre eri prigioniero per la fede a Patmos.
Risposta: Paolo fu colto dalla rivelazione di
Gesù Cristo, mentre era un grande persecutore dei
cristiani, perché doveva essere un segno della misericordia di Dio al mondo. Io
fui colto dalla rivelazione di Gesù Cristo a Patmos,
mentre ero prigioniero per la fede, perché dovevo essere un segno soprattutto
per quanti soffrono a causa della fede fino al martirio. Dio non lascia soli i
suoi fedeli in queste circostanze, ma rivela loro quale immensa gloria è
preparata per essi. Non c’è testo più bello a riguardo
di quanto ha scritto l’apostolo Paolo: “Io
ritengo che le sofferenze del mondo presente non sono paragonabili alla gloria
futura che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8,18). Ebbene, Dio mi fece vedere la
gloria che prepara per quanti sono tribolati a causa della fede, così come mi
fece vedere la tragica e irrimediabile rovina del mondo demoniaco del male che
domina sulla terra e di quanti lo seguono. Tutto questo fa parte del compimento
della storia, su cui Dio vigila ogni giorno finché tutto si compia.
Le parole di Giovanni
mi avevano sconvolto e riempito. Era come se mi avesse trasportato in quello
che aveva visto e sperimentato e l’Apocalisse diventasse per me una cosa viva e
interessantissima. Caddi in un lungo silenzio, in cui sentivo risuonarmi dentro
ora l’una ora l’altra delle sue parole.
INTERVISTA A GIOVANNI
sull’Apocalisse (n.4):
I SIMBOLI DELL’APOCALISSE
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
Ero sempre più assetato di conoscere a fondo
l’Apocalisse e ripresi l’intervista:
Domanda:
Giovanni, prima di entrare in merito alle visioni che avesti, vorrei chiarire con te il significato che hanno i numerosi
simboli, con cui ha espresso ciò che hai visto. La simbologia delle tue visioni
è affascinante e misteriosa, lascia sconcertati chi le legge.
Puoi dirci qualcosa in merito?
Giovanni: Il
mondo divino nella sua pura essenza è inaccessibile all’uomo, perché le
dimensioni di Dio non sono quelle dell’uomo fatto di terra. Anche a me, che fui chiamato dallo Spirito ad entrare nelle dimensioni
celesti, il regno dei cieli mi apparve in forme simboliche, come se fossero
tanti sacramenti di realtà divine, che mi si rivelavano in esse. Voi in terra
avete l’Eucaristia che nasconde e, nello stesso tempo, rivela la presenza
dell’Agnello di Dio. I simboli delle mie visioni sono come altrettanti
sacramenti che trasmettono, ciascuno secondo il suo valore e significato, il
mistero di Dio in cielo e operante in terra, o del nemico di Dio, il diavolo,
anche lui una volta presente in cielo ed ora attivissimo in terra, perché gli è
rimasto poco tempo.
Domanda:
Come acquisire la scienza dei simboli per entrare nella comprensione delle tue
visioni?
Giovanni: Di
fronte alle visioni che ebbi e di cui parlo nell’Apocalisse, si possono avere
due atteggiamenti. Il primo è di tipo esperienziale.
Per me avere le visioni fu un’esperienza passiva, di tipo mistico, in cui ero
riempito completamente dalle energie spirituali potentissime, che stavano
dietro le visioni. La relazione che ho fatto, scrivendo le visioni, è pregna
delle stesse energie che mi penetravano, quando vivevo quelle esperienze. In
virtù di questa carica spirituale, anche il lettore, che legge con fede e senso
di partecipazione quanto ho scritto, può con la grazia
dello Spirito essere coinvolto nelle mie esperienze, avere la grazia che i
cieli si aprano per lui e così conoscere le mie visioni più per esperienza
personale che per concetti razionali su di esse.
Domanda: E’
interessante quanto dici. Noi ordinariamente ci preoccupiamo di interpretare
razionalmente, in concetti comprensibili, le tue visioni con i numerosi simboli
che contengono. Ma è vero quanto mi dici. Le tue
visioni sono state per me in questi anni nutrimento della mia vita spirituale e
la vita spirituale è fatta di esperienza di Dio, non
di concetti religiosi, compresi solo razionalmente. Meditate e contemplate a
lungo, le tue visioni conducono ad una conoscenza viva
di Dio e del suo mistero, che avvolge la nostra vita presente e ci conduce al
futuro che Dio ha predisposto per noi.
Giovanni:
L’atteggiamento di far entrare le mie visioni nel circuito della vostra ricerca
e unione con Dio è la cosa più importante. In questo contesto,
lo Spirito vi rivelerà in modo vitale e profondo la ricchezza delle realtà
celesti, racchiuse nei simboli delle mie visioni. Gradualmente, secondo la
vostra capacità di ascolto e di ricezione. In questo
senso le mie visioni vanno più contemplate che studiate razionalmente per
comprenderne il significato logico.
Domanda: Ma
anche lo studio razionale è necessario. Se non ci fossero tanti bravi esegeti,
che si dedicano a studiare l’Apocalisse e spiegarne il senso
ai fedeli, nessuno comprenderebbe niente.
Risposta: E’
il secondo modo con cui potete acquistare la scienza dei simboli delle mie
visioni. Attraverso lo studio esegetico. In questo campo vi dovete lasciar
aiutare da tanti, antichi e moderni, che hanno il dono della scienza dei
simboli dell’Apocalisse, a cui sono giunti anche
attraverso uno studio continuo del testo.
Giovanni: E
a questo riguardo che cosa ci consigli?
Risposta: Conservate sempre il senso del
mistero di Dio, che le mie visioni fanno conoscere, ma nello stesso tempo
nascondono nella sua vera dimensione. Dio e il suo Disegno sono sempre al di là di ogni vostra possibile comprensione. Faccio un esempio. Il mistero di Dio
Onnipotente, Creatore del Cosmo e Signore di tutte le potenze cosmiche,
celesti, terrestri e infernali, è espresso nelle mie visioni nel simbolo del trono. A questo si aggiunge
un’espressione per indicare direttamente Dio Onnipotente: Colui che siede sul trono. Nella prima visione che ebbi, appena fui rapito
in cielo, fui dominato dalla visione del trono e di Colui che
sedeva sul trono come ho scritto: “Subito
fui rapito in cielo. Ed ecco, c’era un trono nel cielo
e sul trono uno vi stava seduto” (Ap 4,2). Colui che nel primo articolo del Credo voi proclamate come Dio, Padre onnipotente, Creatore del
cielo e della terra, io l’ho visto nel
simbolo del trono e di Colui che vi sedeva sopra. Che cosa mi
trasmise quella visione è ineffabile, sublime, inenarrabile. A questa
visione si aggiunse la visione di ciò che era attorno
al trono e a Colui era seduto sul trono. Fu una visione pentecostale. Dio e tutto ciò che vive della sua presenza immediata sono in uno
stato perenne pentecostale. Per questo vidi che “dal trono uscivano, lampi, voci e tuoni e sette lampade accese
ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio” (Ap 4,5). Ciò che
gli apostoli sperimentarono nella prima pentecoste di Gerusalemme è una pallida immagine della potenza pentecostale, di cui si
vive alla presenza del trono e di colui che vi siede sopra.
Domanda:
Giovanni, mi fai ammutolire. Mi fai pensare alla vita celeste come
Giovanni: E’
veramente così. In cielo, al cospetto di Colui che è
seduto sul trono e che vive per i secoli dei secoli (Ap 4,9), tutto è potenza vitale e
inesauribile. Non c’è morte, non c’è dolore, non c’è
tristezza, non c’è debolezza, non c’è male, ma tutto è forza possente, vita
inesauribile, santità assoluta. Tutto questo vidi
rappresentato anche da un altro simbolo celeste: il mare trasparente simile a
cristallo: “Davanti al trono vi era come
un mare trasparente simile a cristallo” (Ap 4,6). Nella visione finale
dell’Apocalisse vidi di nuovo il mare di cristallo: “L’angelo mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo,
che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città
e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici
raccolti e produce frutti ogni mese; tutte le foglie dell’albero servono a
guarire le nazioni” (Ap
22, 1-2).
Domanda:
Come dobbiamo intendere questo fiume di acqua viva?
Giovanni: E’
simbolo della comunicazione della Parola viva e vivificante di Dio, che dà vita agli uomini. Essa scaturisce immediatamente dal
trono di Dio e dell’Agnello. Ezechiele ebbe una visione simile e la descrisse nel capitolo 47 del suo libro. Gesù ne parlò alla samaritana, dicendo che da lui, nuovo tempio di Dio in mezzo alle
nazioni, scaturiva il fiume della vita eterna per il mondo (Gv
4, 13-14). Quando Adamo ed Eva, ingannati dal diavolo, rifiutarono di lasciarsi
vivificare dalla Parola di Dio, caddero nella morte, e la stessa esperienza di
morte, senza alcuna eccezione, è fatta da coloro che
rifiutano
Domanda: E
che rapporto c’è tra il fiume d’acqua vita e l’albero della vita,
che vedesti nella città celeste?
Giovanni: Dall’acqua
della vita all’albero di vita. Come dice il salmo 1
del giusto che affonda le radici del suo cuore nella meditazione incessante
della Parola di Dio. Egli è come un albero di vita: “Sarà come un albero piantato lungo corsi
d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere” (Sal 1,3). Queste opere ben riuscite, poi,
accompagnano i giusti, quando lasciano questo mondo e saranno il motivo della
loro beatitudine, come disse in cielo una voce che ascoltai: “Scrivi: Beati d’ora in poi i morti che
muoiono nel Signore. Sì, dice
lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro
opere li seguono” (Ap 14,13). L’albero della vita
simboleggia il Cristo, l’uomo-Verbo di vita, e, dietro a lui, quanti sono diventati una sola con lui, i santi. Essi producono in ogni tempo raccolti di vita eterna e le loro parole (le
foglie) guariscono gli uomini.
Domanda: Belle queste spiegazioni, che mi fanno avere sempre più sete dell’acqua
della vita e di mangiare dei frutti dell’albero della vita. E che mi dici dei personaggi
celesti che vedesti intorno al trono e a Colui che
sedeva sul trono?
Risposta: Personaggi pentecostali, inesauribili nella loro fame e
sete di rendere gloria a Dio, di amarlo e di sottomettersi a Lui come suoi servitori fedeli. Tutta la loro
esistenza era amare, adorare e servire Dio. Ciò che dovete
cominciare a fare in terra per continuare a farlo al cospetto di Dio, quando
avrete l’onore di esserci. Mi sembrava che i 4 Viventi e i 24 Vegliardi
facessero a gara chi tra loro fosse più zelante nell’esaltare l’Onnipotente e
nel servirlo, divorati dal fuoco dello Spirito Santo, che dimorava in essi.
Domanda: E
che cosa significano i numerosi simboli, con cui li hai descritti?
Risposta:
Per primo vidi attorno al trono “24 seggi
e sui seggi stavano seduti 24 vegliardi”. Ciò che viene detto di Dio viene detto dei vegliardi. Il seggio di
Dio viene detto “trono”, mentre quello dei vegliardi è
un semplice seggio. Ciò indica che Dio siede con loro come il Re, mentre i 24
sono i suoi principali collaboratori nella regalità e nel governo universale
sugli uomini. Hanno una corona d’oro sul capo, come segno di regalità e di
vittoria. Inoltre, sono vestiti di veste bianca, simbolo della vita
escatologica perfetta, di cui vivono.
Domanda: E
il numero 24?
Risposta: E
il doppio di 12. 24 è numero-simbolo della comunione tra i capi delle dodici
tribù d’Israele e dei dodici apostoli, posti a capo
della Chiesa di Cristo. Essi rappresentano il popolo che Dio si è scelto tra
gli uomini come “stirpe eletta,
sacerdozio santo, nazione santa”
(
Rimasi fortemente impressionato dalle parole di Giovanni al punto che
decisi di non fargli ulteriori domande e di rimanere a
lungo in silenzio, meditando quanto mi aveva detto.
INTERVISTA A GIOVANNI
sull’Apocalisse (n.5):
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
Avevo volato molto in alto alla scuola di Giovanni.
All’improvviso mi venne il desiderio di conoscere la prima visione che Giovanni
ebbe di Gesù. Tutto cominciò da lì e, proponendomi di ritornare in seguito a
parlare della visione della sala del trono e dei suoi
abitanti, chiesi a Giovanni:
Domanda: Giovanni, che cosa provasti, quando
vedesti la prima volta Gesù?
Risposta:
L’ho scritto: “Appena lo vidi, caddi ai
suoi piedi come morto” (Ap 1,17). Avresti dovuto
vederlo come l’ho visto io. Anche
tu saresti caduto ai suoi piedi come morto. Aveva un abito lungo fino ai piedi
e cinto al petto con una fascia d’oro. Era un tipico abito sacerdotale. I
capelli del capo erano candidi, simili a lana candida,
come neve. Mi ricordai della figura del Grande Anziano, visto da Daniele,
seduto sul trono in cielo, di cui “i
capelli del capo erano candidi come lana” (Dn
7,9). Tutto ciò è simbolo della Sapienza eterna e dei suoi pensieri, che sono
puri e origine di tutto. Gesù mi appariva come quel gran Sacerdote, “senza padre, senza madre, senza genealogia,
senza principio di giorni né fine di vita, fatto tutto simile al Figlio di Dio
e sacerdote in eterno” (Eb 7,3), di cui è scritto nella Lettera
agli Ebrei. Aveva poi gli occhi fiammeggianti come fuoco. Compresi in un attimo da dove proveniva il fuoco che Gesù è venuto
a portarci in terra, dai suoi occhi. E’ il fuoco della salvezza e del
giudizio, che solo Gesù ha il potere di compiere su noi uomini. I piedi avevano
l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. Mi ricordai di ciò
che disse Dio a Geremia: “Ecco io oggi
faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo…Ti muoveranno guerra, ma
non ti vinceranno” (Ger
1,18-19). In quei piedi di bronzo splendente compresi l’irremovibilità e la
solidità della Verità, che è Cristo. Egli, ben piantato in terra, non può essere
vinto da nessuno ed emana sempre splendore. “La
voce era simile al fragore di grande acque”. Mi
ricordai del salmo
Rimanevo ammirato davanti alle spiegazioni di Giovanni.
Avevo letto tante volte il testo della prima apparizione, ma
Giovanni, raccontandola e interpretandola, me la rendeva particolarmente viva
al mio cuore.
Lo ascoltavo, quindi, con sempre maggiore attenzione.
Pendevo dalle sue labbra.
Giovanni: “Dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio”. Era
portatore della Parola di Dio, perché per noi ebrei
Domanda: E che fece Gesù, quando ti vide
prostrato come morto ai suoi piedi?
Risposta: Posò su di me la sua
destra e mi disse parole meravigliose, che si impressero
vivamente nel mio cuore, dandomi di nuovo vita: “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma
ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra
gli inferi!”.
Domanda: E subito cominciasti il tuo
ruolo di profeta, perché ricevesti l’ordine di scrivere una lettera a ciascuna
delle sette chiese dell’Asia Minore.
Risposta: Prima ancora che
vedessi Gesù, mentre ero assorto in preghiera nel giorno del Signore,
prigioniero nell’isola di Patmos per la testimonianza
che avevo dato a Gesù, all’improvviso fu rapito in spirito e sentii una voce
potente come una tromba che mi diceva: “Quello
che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a
Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a
Filadelfia e a Laodicea”. Quando
ascoltai questa voce possente, mi voltai perché essa mi veniva dalle spalle e
vidi allora Gesù nel modo come ti ho detto. Però non ti ho detto
che era in mezzo a sette candelabri d’oro e che aveva sette stelle nelle sue
mani. Gesù stesso mi disse
che i sette candelabri simboleggiavano
le sette chiese e le sette stelle simboleggiavano gli angeli delle chiese (Ap 1, 20).
Domanda: Com’è misterioso tutto questo! Quando è grande il Gesù delle chiese, che noi chiamiamo “diocesi”,
“parrocchie”, “movimenti”, “associazioni”, “ordini religiosi” e in altri modi.
Se solo sapessimo chi è Capo e il Pastore invisibile
di queste comunità, radunate nel nome di Gesù! Gesù, i sette candelabri e le sette stelle sembrano fare una sola cosa. Le chiese sembrano
essere come la carne di Gesù o come la veste che gli aderisce addosso. Quello
che tu vedesti e che ci hai trasmesso ci dà un’intelligenza mistica e
ineffabile della vita delle nostre chiese, che hanno l’onore, il privilegio di
avere in mezzo a loro il grande Gesù, che tu vedesti in visione.
Risposta: E’ proprio così!
Veramente per tanti cristiani, membri di chiese, può valere ciò che disse un
giorno Giovanni Battista a proposito della presenza di Gesù in mezzo ad
Israele: “In mezzo a voi sta uno che voi non
conoscete, che viene dopo di me, al quale io non sono
degno di sciogliere il legaccio del sandalo” (Gv 1,26). Tanti di voi, che pure credono in Gesù, hanno la percezione
di un Gesù storico, ma lontano dalla vita della chiesa, cui si appartiene,
mentre l’Eucaristia che voi celebrate ogni giorno nelle vostre chiese dovrebbe
ricordarvi che avete in mezzo a voi il Gesù grande e meraviglioso, che apparve
a me, il Primo e l’Ultimo, il Vivente, Colui che era
morto, ma che ora vive e che ha il potere sulla morte e sugli inferi. Il Gesù che mi apparve è
infatti il Gesù Capo e Pastore delle chiese, che sarà anche il Giudice
di tutti membri di una chiesa in vista della corona di giustizia, che egli darà
a coloro che nelle chiese risulteranno essere i vincitori.
Domanda: Da quel che capisco
Gesù ti apparve in vista di lettere che dovevi compilare sotto dettatura da
parte di Gesù e che dovevi poi inviare alle sette chiese.
Risposta: Sì, la mia fu una
visione “ecclesiale”, non “privata”, rivolta alla
consolazione di me che stavo prigioniero per la fede a Patmos.
Io dovevo rivolgermi alle sette chiese a nome di Gesù.
Domanda: E che cosa ascoltasti da Gesù da
dire alle sette chiese?
Risposta: Non furono lunghe lettere, ma brevi messaggi di tipo esortativo, in cui Gesù
con grande finezza e precisione descrive in primo luogo la situazione
spirituale di ciascuna delle sette chiese. Le puoi trovere
eni capitoli 2 e 3 della mia rivelazione. Alcune le trova deficienti come Efeso, che si è raffreddata nell’amore
iniziale con cui si era data al servizio del Signore, come Pergamo, in cui alcuni membri si erano
dati a false pratiche religiose, insegnate da falsi profeti, come Tiatira, troppo permissiva nei confronti di una falsa
profetessa, Iezabele, che corrompeva i fedeli inducendoli
all’idolatria e alla fornicazione, come Sardi, una chiesa morta, ma che credeva
di essere viva, come Laodicea, che non era né calda
né fredda e si riteneva a posto con il Signore. Smirne e Filadelfia, invece, sono chiese perfette e non ricevono alcun rimprovero; la
prima, Smirne, è imporporata anche dal sangue di alcuni martiri; la seconda,
Filadelfia, è stata costante nella fede, capace di trionfare su prove tremende
che l’hanno attraversata.
Domanda: Gesù potrebbe rivolgere lettere
simili alle chiese di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché situazioni come
quelle descritte da Gesù si ritrovano nelle comunità e chiese cristiane di oggi.
Risposta: Sì. Le sette lettere
sono le primizie di netto timbro divino di ciò che lungo i secoli saranno le esortazioni
profetiche e pastorali, che pastori e profeti rivolgeranno alle chiese,
denunziando le loro deficienze e spronandole alla perfezione secondo la loro
chiamata alla salvezza e alla santità. Le sette Lettere, che hanno origine da
Gesù, indica che dietro ogni esortazione pastorale o profetica vi è il Signore,
che esorta, corregge, denunzia, incoraggia al fine di conservare nella purezza
di vita e nella santità il suo gregge, sparso nelle chiese del mondo.
Domanda:
Il fatto che sia Gesù in persona a compiere questo ruolo pastorale lo manifesta
come realmente è: il Pastore dei pastori, che non delega ad altri il suo ruolo
di Pastore, ma lo compie in prima persona in tutti i tempi e verso tutte le
chiese della terra.
Risposta:
E’ questa la grandezza della vocazione del cristiano, che Gesù descrive in un
testo del mio Vangelo in questo modo: “Io
sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come
il Padre conosce me e io conosco il Padre e offro la mia vita per le pecore”
(Gv 10,14). Le sette Lettere
sono una chiara manifestazione di un rapporto diretto tra Gesù e le sue chiese,
a meno che le chiese siano talmente addormentate e
morte, come Sardi e Laodicea, da non essere più in
grado di riconoscere la voce di Gesù che le parla.
Domanda: Le sette Lettere mi fanno fare anche questa riflessione. Veramente il Signore ci guida
con il bastone della Verità, perché la parola di Gesù che giudica le opere
delle chiese è intrisa di intima verità nei loro
confronti. Il fatto che Gesù ami tante le sue chiese non
gli fa nascondere la verità su di esse. Gesù ci ama nella verità e i sentieri
in cui intende guidarci sono sentieri di verità.
Risposta:
Sì, perché egli è