LECTIO DIVINA SU SAN PAOLO: Le quattro
radici di Paolo apostolo
a cura di P. Carlo Colonna s.j. –
Primo sussidio alle Interviste
Premessa: La vita e
il pensiero di san Paolo costituiscono un “mistero”, perché dall’inizio fino alla
fine sono sotto la luce del Consiglio Divino. Possiamo parlare quindi di
“mistero di Paolo”, in quanto la vita di Paolo non può interpretarsi se non
alla luce di Dio.
Come
si fa?
1.
Invoca lo Spirito per essere illuminato di luce divina su Paolo e su te
2.
Leggi con attenzione e calma, con le
labbra e con gli occhi, i testi
3.
Comprendi con la mente
secondo la misura che ti è concessa quanto stai leggendo
4.
Ascolta con il cuore quanto DIO TI
VUOLE DIRE attraverso il testo
5. Prega come senti nel cuore e lo Spirito ti suggerisce
Prima radice: L’educazione ebraica – La
radice ebraica di Paolo
1. Dal
discorso di Paolo in sua difesa davanti ai giudei che volevano ucciderlo ( At
22, 1-3)
“Fratelli
e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi”. Quando
sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero silenzio ancora di più. Ed
egli continuò: “Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in
questa città, formato alla scuola di Gamaliele nelle
più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete
tutti voi”.
2. Dal
discorso di Paolo davanti al re Agrippa (At 26,1-5)
Agrippa
disse a Paolo: “Ti è concesso di parlare a tua difesa”. Allora Paolo, stesa la
mano, si difese così: “Mi considero fortunato, o re Agrippa,
di potermi discolpare da tutte le accuse di cui sono incriminato dai Giudei,
oggi qui davanti a te, che conosci a perfezione tutte
le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti
prego di ascoltarmi con pazienza. La mia vita fin dalla mia
giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusalemme, la conoscono tutti i
Giudei; essi sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come
fariseo, sono vissuto nella setta più rigida della nostra religione”.
3. Dalla
Lettera ai Galati 3,4-6
Se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io
più di lui: circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di
Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo,
persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva
dall’osservanza della legge.
A.Tempo
per la riflessione: puoi rileggere i testi con maggiore lentezza. Ciò ti
aiuterà a ricordarteli e a meditarli. Fermati dove più ti fanno riflettere.B. Domande:: Qual è stata
l’educazione religiosa in cui sei cresciuto: nulla? poca? molta? a che cosa ti ha portato?
Seconda radice: Uno zelante persecutore
della Chiesa – La radice anticristiana di Paolo
4. Presente
all’uccisione di Stefano (At 7, 58-60; 8,1)
I
testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano, mentre pregava e diceva: “Signore
Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò forte: “Signore,
non imputar loro questo peccato”. Detto questo, morì. Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione.
5. Dagli Atti
degli Apostoli 9,1-2
Saulo
frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si
presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al
fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne,
seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.
5. Dal discorso di Paolo in sua
difesa davanti ai giudei che volevano ucciderlo ( At 22, 4-5)
Io perseguitati a morte questa nuova dottrina,
arrestando e gettando in prigione uomini e donne, come può darmi testimonianza
il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di
Damasco e partii per condurre anche quelli di là per portarli prigionieri a
Gerusalemme, per essere puniti.
6. Dal discorso di Paolo davanti al
re Agrippa e a Festo (At
26,9-11)
Anch’io
credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il
Nazareno, come in realtà feci a Gerusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con l’autorizzazione avuta dai sommi
sacerdoti e, quando, venivano condannati a morte, anch’io ho votato contro di
loro. In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli
con le torture a bestemmiare e, infuriando all’eccesso contro di loro, davo
loro la caccia fin nelle città straniere.
7. Dalla
Lettera ai Galati 1,11-14
Vi
dichiaro, dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato
sull’uomo; infatti io non l’ho imparato da uomini, ma per
rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente
sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io
perseguitassi fieramente
8. Dalla Prima
Lettera a Timoteo 1,12-13
Rendo
grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù
Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al
ministero; io che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un
violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché
agivo senza saperlo, lontano dalla fede.
A.
Tempo per la riflessione: come prima. B.
Domande: quali sono le radici anticristiane che porti dentro di te o che
sono fuori di te? Come si manifestano? Da dove nascono? Che cosa ti hanno
portato ad essere e a fare?
Terza radice: La conoscenza diretta di
Gesù Cristo – La radice cristiana
9. Primo
racconto della conversione di Paolo (At 9, 3-9)
E
avvenne che mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco,
all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che
gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Rispose: “Chi sei, o Signore?”. E la voce: “Io
sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto
ciò che devi fare”. Gli uomini che facevano il cammino con
lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo
si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva
nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né
bevanda.
10. Secondo
racconto della conversione. E’ Paolo che ne parla ai Giudei (At 22, 6-11)
Mentre
ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una
gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che
mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Risposi: Chi sei,
o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. Quelli che
erano con me videro la luce, ma non udirono colui che
mi parlava. Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E
il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di
tutto ciò che è stabilito che tu faccia. E poiché non
ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei
compagni, giunsi a Damasco.
11. Terzo
racconto della conversione. E’ Paolo che ne parla al re Agrippa
e a Festo (At 26, 12-18)
In
tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni
poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno, vidi
sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me
e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e
io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi
perseguiti? Duro è per te recalcitrare contro il pungolo. E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore
rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. Sù, alzati
e rimettiti in piedi: ti sono apparso infatti per
costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per
cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai
quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce
e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione
dei peccati e l’eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la
fede in me.
A.
Tempo per la riflessione: come prima. B.
Domande: Quale “luce dal cielo” ha rifulso su di te e ti ha condotto alla
conoscenza diretta di Cristo? Come ti sei convertito a Cristo? C’è stata nella
tua vita la conversione da una fede tradizionale ad una fede
dovuta ad un incontro personale con Cristo? Se l’hai
avuta, ringrazia; se non l’hai avuta, chiedila per crescere nella conoscenza
personale di Gesù.
LECTIO DIVINA SU SAN PAOLO: La radice
ecclesiale dell’apostolo Paolo
a cura di P.
Carlo Colonna s.j. – Secondo sussidio alle Interviste
Come
si fa?
1.
Invoca lo Spirito per essere illuminato di luce divina su Paolo e su te
2.
Leggi con attenzione e calma, con le
labbra e con gli occhi, i testi
3.
Comprendi con la mente
secondo la misura che ti è concessa quanto stai leggendo
4.
Ascolta con il cuore quanto DIO TI
VUOLE DIRE attraverso il testo
5. Prega come senti nel cuore e lo Spirito ti suggerisce
Paolo
fu convertito direttamente da Gesù Cristo, ma nacque come cristiano dalla
Chiesa. Come? Attraverso l’intervento di Anania:
1. Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore
in una visione gli disse: «Anania!». Rispose: «Eccomi,
Signore!». E il Signore a lui: «Su,
va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha
nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome
Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista». Rispose
Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli
in Gerusalemme. Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi
sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore disse: «Va', perché egli è per me uno
strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il
mio nome». Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse:
«Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore
Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la
vista e sia colmo di Spirito Santo». E improvvisamente
gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito
battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase
alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco.
2. Un
certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione
presso tutti i Giudei colà residenti, venne da me, mi si accostò e disse: Saulo,
fratello, torna a vedere! E in quell'istante
io guardai verso di lui e riebbi la vista. Egli
soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua
volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,
perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto
e udito. E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il
battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome (At
22,12-15).
Anche la vocazione di apostolo di
Cristo, che Paolo ebbe direttamente da Cristo, fu confermata da un evento di
grande significato ecclesiale, di cui Paolo stesso parla in Gal 2,1-10:
3. Dopo
quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba,
portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione.
Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente
alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di
aver corso invano. Ora neppure Tito, che era con me,
sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. E
questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la
libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante,
perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi. Da parte
dunque delle persone più ragguardevoli - quali fossero allora non m'interessa,
perché Dio non bada a persona alcuna - a me, da quelle persone
ragguardevoli, non fu imposto nulla di più. Anzi, visto che a me era stato
affidato il vangelo per i non circoncisi, come a
Pietro quello per i circoncisi - poiché colui che aveva agito in Pietro per
farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani - e
riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo,
Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e
a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso
i pagani ed essi verso i circoncisi. Soltanto ci pregarono di ricordarci dei
poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare.
Il ruolo di Paolo nei confronti delle chiese:
4. Ma
che cosa è
5. Ognuno ci consideri
come ministri di Cristo e amministratori
dei misteri di Dio (1 Cor 4,1).
6. Per questo, io Paolo,
il prigioniero di Cristo per voi Gentili... penso che
abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a
vostro beneficio: come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero di
cui sopra vi ho scritto brevemente. Dalla lettura di ciò che ho scritto potete ben capire la mia comprensione del mistero di Cristo.
Questo mistero non è stato
manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli
e profeti per mezzo dello Spirito: che i Gentili cioè
sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo
stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo, del
quale sono divenuto ministro per il dono della grazia di Dio a me concessa in
virtù dell'efficacia della sua potenza. A me, che sono l'infimo fra tutti i
santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai
Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi
di tutti qual è l'adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di
Dio, creatore dell'universo, perché sia manifestata ora nel cielo, per mezzo
della Chiesa, ai Principati e alle Potestà la multiforme sapienza di Dio,
secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, il quale
ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui. Vi
prego quindi di non perdervi d'animo per le mie tribolazioni per voi; sono
gloria vostra (Ef 3,1-13).
7. Così dunque voi non
siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di
Dio, edificati sopra il fondamento degli
apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo
Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri
venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito (Ef 2,19-22).
8. Tutto questo però viene
da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo
e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non
imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della
riconciliazione. Noi fungiamo quindi da
ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi
supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da
peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui
giustizia di Dio. E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia
di Dio (2 Cor 5,18-21; 6,1).
9. Oh se poteste
sopportare un po’ di follia da parte mia! Ma certo!,
voi mi sopportate. Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi
ad un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo. Temo però
che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e
purezza nei riguardi di Cristo (2 Cor 11,1-3).
10. Sapete che fu a causa
di una malattia del corpo che vi annunziai la prima
volta il vangelo; e quella che nella mia carne era per una prova, non l’avete
disprezzata né respinta, ma al contrario mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù (Gal 4,13-14).
11. Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché
non sia formato Cristo in voi! (Gal 4,19).
12. Pur potendo far valere
la nostra autorità di apostoli di Cristo, siamo stato
amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie
creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo
di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari…. Sapete anche
che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi,
incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che
vi chiama al suo regno e alla sua gloria (1 Ts 2,6-8.11).
13. Potreste avere anche
diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante
il vangelo (1 Cor 4,15):
Suggerimenti per la
riflessione:1. Sottolinea tutte
quelle espressioni che designano il ministero di Paolo e considera quali
relazioni sorgono da questo ministero, così descritto, con
2. Condividi con altri le tue osservazioni e
esaminate come vivete o vedete attualmente la relazione tra coloro che sono i successori nel ministero di
Paolo e la vostra Chiesa
3. Fate un
momento di intensa preghiera per i ministri della
Chiesa perché siano come san Paolo
LECTIO DIVINA SU SAN PAOLO:
Le tribolazioni apostoliche di Paolo e
l’amore per Cristo e per
a cura di P.
Carlo Colonna s.j. – Terzo sussidio alle Interviste
Come
si fa?
1.
Invoca lo Spirito per essere illuminato di luce divina su Paolo e su te
2.
Leggi con attenzione e calma, con le
labbra e con gli occhi, i testi
3.
Comprendi con la mente
secondo la misura che ti è concessa quanto stai leggendo
4.
Ascolta con il cuore quanto DIO TI
VUOLE DIRE attraverso il testo
5. Prega come senti nel cuore e lo Spirito ti suggerisce
2 Cor 6,3-10: Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a
nessuno, perché non venga biasimato il nostro
ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni,
nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti,
nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, sapienza, pazienza,
benevolenza, spirito di santità, amore sincero; con parole di verità, con la
potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria
e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo
ritenuti impostori, eppure siamo veritieri; sconosciuti, eppure siamo
notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte; afflitti,
ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e
invece possediamo tutto!
Prima di passare oltre, sottolinea mentalmente o con una matita le espressioni che
più ti colpiscono e custodisci nella memoria perché. Fai lo stesso dopo la
lettura di ogni brano
2 Cor 11,21-29: Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli!Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico
da stolto, oso vantarmi anch'io. Sono Ebrei? Anch'io!
Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io! Sono ministri
di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di
loro: molto di più nelle fatiche, molto
di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo
di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte
sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte
in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli
di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli
nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di
falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti
digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio
assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole,
che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
2 Cor 1, 8-11: Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che ci è capitata in Asia ci ha colpiti oltre misura,
al di là delle nostre forze, sì da dubitare anche della vita. Abbiamo
addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre
fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. Da quella morte però
egli ci ha liberato e ci libererà, per la speranza che
abbiamo riposto in lui, che ci libererà ancora, grazie alla vostra cooperazione
nella preghiera per noi, affinché per il favore divino ottenutoci da molte
persone, siano rese grazie per noi da parte di molti.
At 14,19-20: Ma giunsero da Antiochia
e da Icònio alcuni Giudei, i quali trassero dalla
loro parte la folla; essi presero Paolo
a sassate e quindi lo trascinarono fuori della città, credendolo morto.
Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli,
alzatosi, entrò in città. Il giorno dopo partì con Barnaba alla volta di Derbe.
At 27,9-20: Essendo trascorso molto tempo ed essendo ormai
pericolosa la navigazione poiché era già passata la festa dell'Espiazione,
Paolo li ammoniva dicendo: «Vedo, o uomini, che la navigazione comincia a essere di gran rischio e di molto danno non solo per il
carico e per la nave, ma anche per le nostre vite». Il centurione però dava più
ascolto al pilota e al capitano della nave che alle parole di Paolo. E poiché quel porto era poco adatto a trascorrervi
l'inverno, i più furono del parere di salpare di là nella speranza di andare a
svernare a Fenice, un porto di Creta esposto a libeccio e a maestrale. Appena
cominciò a soffiare un leggero scirocco, convinti di potere ormai realizzare il
progetto, levarono le ancore e costeggiavano da vicino
Creta. Ma dopo non molto tempo si scatenò contro l'isola
un vento d'uragano, detto allora «Euroaquilone». La
nave fu travolta nel turbine e, non potendo più resistere al vento, abbandonati
in sua balia, andavamo alla deriva. Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato
Càudas, a fatica riuscimmo a padroneggiare la
scialuppa; la
tirarono a bordo e adoperarono gli attrezzi per fasciare di gomene la nave. Quindi, per timore di finire incagliati nelle Sirti,
calarono il galleggiante e si andava così alla deriva. Sbattuti violentemente
dalla tempesta, il giorno seguente cominciarono a gettare a mare il carico; il
terzo giorno con le proprie mani buttarono via l'attrezzatura della nave. Da
vari giorni non comparivano più né sole, né stelle e la violenta tempesta continuava a infuriare, per cui ogni speranza di salvarci
sembrava ormai perduta. (si può leggere tutto il capitolo).
2 Cor
12,7-10: Perché
non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa
una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché
io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il
Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto:
«Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si
manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle
mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò
mi compiaccio nelle mie infermità, negli
oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per
Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
Rm 8, 31-39: Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha
risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà
ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi
condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra
di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse
la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo,
la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo
messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io
sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli
né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità,
né alcun'altra creatura potrà mai separarci
dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
Col 1,24-29: Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi
e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore
del suo corpo che è
2 Cor 1,3-7: Sia benedetto Dio, Padre
del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di
ogni consolazione, il quale ci
consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare
quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con
cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di
Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda
anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati,
è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la
vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime
sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è
ben salda, convinti che come siete partecipi delle
sofferenze così lo siete anche della consolazione.
Suggerimenti per la
riflessione personale e la condivisione:
Tribolazioni di ogni tipo accompagnano
l’esistenza dell’uomo sulla terra e nessun cristiano ne è escluso. Il cristiano
però sa dare un senso diverso alle tribolazioni della vita. Prova
a comprendere che senso dava Paolo alle sue tribolazioni.
Prova a rivedere le tribolazioni che hai subito
nella tua vita finora. Le hai vissute con il senso che
dava Paolo alle sue tribolazioni? Che cosa puoi
imparare da Paolo per vivere le tue tribolazioni come le viveva Paolo?
Hai mai sperimentato le consolazioni di Dio in mezzo alle molte
tribolazioni, come le sperimentava Paolo? In che modo?
Sei mai stato consolatore delle tribolazioni
altrui con la forza e consolazione che ti dava Dio, come faceva Paolo?
LECTIO DIVINA SU SAN PAOLO:
Il primo viaggio apostolico di Paolo (At
13-14)
a cura di P.
Carlo Colonna s.j. – Quarto sussidio alle Interviste
Come si fa?
1.
Invoca lo Spirito per essere illuminato di luce divina su Paolo e su te
2.
Leggi con attenzione e calma, con le
labbra e con gli occhi, i testi
3.
Comprendi con la mente
secondo la misura che ti è concessa quanto stai leggendo
4.
Ascolta con il cuore quanto DIO TI
VUOLE DIRE attraverso il testo
5. Prega come senti nel cuore e lo Spirito ti suggerisce
Anni 45-48 dopo Cristo

Da Antochia di Siria (13,1-3) – A
Cipro (13,4-12) – Ad Antochia di Pisidia (13,
13-51) – A Iconio (14,1-7) – A Listra (14, 8-21) – A Derbe
(14,20-21) – Ritorno a Listra, Iconio e Antiochia
(14,21-23)– A Perge
e Attalia (14,24-25) - Di nuovo ad Antiochia di Siria (14,26-28)
Esercizio di gruppo:
2.
Costui legge in silenzio e medita sulla parte che gli spetta (un quarto d’ora).
3.
Ciascuno racconta agli altri a parole sue il viaggio di Paolo, mettendo in evidenza le
cose che gli
sembrano più importanti, facendo anche qualche sobria applicazione alla
vita cristiana di
oggi, personale e comunitaria.
Discorso di Paolo ai
Giudei di Antochia di Pisidia (13,16-41)
E’ il solo grande
discorso catechetico, che si trova negli Atti degli
Apostoli, con cui si vede come Paolo si rivolgeva ai Giudei. Contiene una
rapida presentazione della storia d’Israele dell’Antico Testamento in ordine alla venuta di Gesù Cristo. Dopo aver annunziato
la morte e risurrezione di Gesù, Paolo termina con un pressante invito ai
Giudei ad accogliere il Messia, che finalmente è venuto:
Si alzò Paolo e fatto cenno con la mano disse:
«Uomini di Israele e voi timorati di Dio,
ascoltate.
Il Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri ed esaltò il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse via di là.
Quindi, dopo essersi preso cura di loro per circa quarant'anni nel deserto, distrusse sette popoli nel paese di Canaan e concesse loro in eredità quelle terre, per circa
quattrocentocinquanta anni.
Dopo questo diede loro dei Giudici, fino
al profeta Samuele.
Allora essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Cis, della tribù di Beniamino, per quaranta anni.
E, dopo averlo rimosso dal regno, suscitò per loro come re Davide, al quale rese questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di Iesse, mio cuore; egl adempirà tutti i miei voleri.
Dalla discendenza di lui, secondo la
promessa, Dio trasse per Israele un salvatore, Gesù. Giovanni aveva preparato
la sua venuta predicando un battesimo di penitenza a tutto il popolo d'Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali.
Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e
quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata questa parola di
salvezza.
Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i
loro capi non l'hanno riconosciuto e condannandolo hanno adempiuto le parole
dei profeti che si leggono ogni sabato; e, pur non avendo trovato in lui nessun
motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che
fosse ucciso. Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo
deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro.
Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono i suoi testimoni davanti al popolo.
E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai
padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro
figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.
E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in
modo che non abbia mai più a tornare alla
corruzione, è quanto ha dichiarato: Darò a voi le cose sante promesse a Davide,
quelle sicure. Per questo anche in un altro luogo dice: Non permetterai che il tuo santo veda la
corruzione.
Ora Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nella sua
generazione, morì e fu unito ai suoi padri e subì la corruzione. Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto
la corruzione.
Vi sia dunque noto, fratelli, che per
opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati e che per lui
chiunque crede riceve giustificazione da tutto ciò da cui non vi fu possibile
essere giustificati mediante la legge di Mosè.
Guardate dunque che non avvenga su di voi ciò che è detto
nei Profeti:Mirate, beffardi, stupite e
nascondetevi, poiché un’opera io compio ai vostri giorni, un’opera che voi non
credereste, se vi fosse raccontata!
Spunti per
la riflessione:
Il racconto di Paolo può essere diviso in tre parti:
La
storia prima di Cristo - la storia di Cristo - la storia dopo Cristo.
La terza parte dipende
dall’accoglienza che si fa a Cristo nella propria vita.
Applicazione alla propria vita:
La storia prima di Cristo
potrebbe racchiudere quegli eventi umani che mi succedono nella mia vita in
preparazione a Cristo. Rifletti quali possono essere stati.
La storia di Cristo potrebbero essere rappresentati dai tuoi momenti di incontro
con Cristo.
La storia dopo Cristo potrebbero essere descritti come i frutti di vita che ha
portato nella tua vita la tua accoglienza o la tua non-accoglienza di Cristo.
Così anche la nostra vita potrebbe
essere descritta come vita prima di Cristo – vita con
Cristo – vita dopo Cristo.
E’ un modo di vedere e
giudicare la propria esistenza alla luce di Dio.
La personalità di
Paolo apostolo (4)
(dalla Bibbia di Gerusalemme)
Paolo non ha nulla di un tipo immaginativo, se si
giudica dalle immagini poco numerose e banali che adopera: lo stadio, il mare,
l’agricoltura, la costruzione, temi che egli associa e mescola volentieri.
Paolo è piuttosto un cerebrale. A un cuore ardente si
unisce in lui un’intelligenza lucida, logica, esigente, preoccupata di esporre
la fede secondo i bisogni dei suoi uditori. A ciò dobbiamo quei meravigliosi
sviluppi teologici con cui egli riveste il kerigma.
Forse questa logica non è la nostra. Paolo argomenta talvolta da rabbino,
secondo i metodi esegetici ricevuti dal suo ambiente e dalla sua
educazione (per esempio Gal 3,16;
4,21-31). Ma il suo genio fa esplodere i limiti di questa eredità
tradizionale e, attraverso canali un po’ invecchiati per noi, fa passare una
dottrina profonda.
D’altronde questo semita ha anche una buona cultura
greca, ricevuta forse fin dall’infanzia a Tarso, arricchita dai ripetuti
contatti con il mondo greco-romano, e questo influsso si riflette nel suo modo
di pensare come nella lingua e nello stile. All’occorrenza cita autori classici
(1 Cor 15,33; Tt 1,12; At 17,28) e conosce sicuramente la filosofia popolare a base di
stoicismo, dalla quale attinge alcune nozioni (per esempio la partenza
dell’anima separata verso il mondo divino in 2 Cor 5,6-8; il “pleroma” cosmico in Col ed Ef) o alcune formule (1 Cor 8,6; Rm 11,36; Ef 4,6). Alla “diatriba” cinico-stoica deve il modo di argomentazione
conciso, con brevi domande e risposte (Rm 3,1-9.27-31) o i suoi sviluppi mediante accumulazione
retorica (2 Cor 6,4-10); o anche
quando usa frasi lunghe e sovraccariche, dove le proposizioni si spingo a
ondate successive (Ef 1,3-14: Col 1, 9-20), egli può trovarne i modelli ancora nella letteratura
ellenistica.
Maneggia correttamente il greco come una seconda
lingua materna (cf At 21,40) e con pochi semitismi. Ben inteso, è il greco del suo tempo, quello
della “koiné” distinta, ma senza pretese atticizzanti.
Succede anzi che la sua espressione sia scorretta e incompiuta (1 Cor 9,15), tanto il modello del
linguaggio è impotente a contenere l’erompere di un pensiero troppo ricco o di emozioni troppo vive.
LECTIO
DIVINA SU SAN PAOLO: Il primo Concilio della Chiesa
a cura di P. Carlo Colonna s.j. – Quinto sussidio alle Interviste
Come
si fa?
1.
Invoca lo Spirito per essere illuminato di luce divina su Paolo e su te
2.
Leggi con attenzione e calma, con le
labbra e con gli occhi, i testi
3.
Comprendi con la mente
secondo la misura che ti è concessa quanto stai leggendo
4.
Ascolta con il cuore quanto DIO TI
VUOLE DIRE attraverso il testo
5. Prega come senti nel cuore e lo Spirito ti suggerisce
IL
PRIMO CONCILIO DELLA CHIESA
sulla libertà dalla Legge giudaica per i
pagani che diventano cristiani
Sorse
una controversia tra i credenti (At 15,1-3)
Ora alcuni, venuti dalla Giudea,
insegnavano ai fratelli questa dottrina: “Se non vi fate circoncidere secondo
l’uso di Mosé, non potete essere salvi”. Poiché Paolo
e Barnaba si opponevano risolutamente contro costoro,
fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri andassero a Gerusalemme dagli
apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, scortati per un
tratto dalla comunità, attraversarono
La
controversia è posta davanti agli apostoli (At 15,5-12)
Ma si alzarono
alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è
necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosé. Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per
esaminare questo problema. Dopo lunga discussione Pietro si alzò e disse:
Fratelli, voi sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta tra voi,
perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del Vangelo e venissero
alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha reso
testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a
noi; e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i
cuori con la fede. Or dunque, perché continuate a tentare Dio,
imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i vostri padri né noi
siamo stati in grado di portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro”.
Tutta l’assemblea tacque e stettero ad
ascoltare Barnaba e Paolo che riferivano quanti
miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro.
Piste
per riflettere: Sottolinea con una penna le espressioni che si
riferiscono all’agire di Dio sugli uomini: 1. Che cosa Dio ha
fatto 2. Di quali strumenti si è servito 3. Che cosa hanno ricevuto gli uomini su cui Dio ha agito.
L’agire di Dio è il punto di riferimento degli apostoli per risolvere la
questione.
Il
discorso di Giacomo (At 15,13-21)
Quando essi ebbero
finito di parlare, Giacomo aggiunse: “Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito
come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per
consacrarlo al suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come
sta scritto: “Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide che
era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò, perché anche gli altri uomini
cerchino il Signore e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome,
dice il Signore che fa tutte queste cose da lui conosciute dall’eternità” (Am 9,11-12). Per questo io ritengo che non si debbano
importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro
di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia,
dagli animali soffocati e dal sangue. Mosé, infatti,
fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni
città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe”.
Nota
tratta dalla Bibbia di Gerusalemme:
Le
riserve di Giacomo indicano la natura esatta del litigio. Hanno un carattere
strettamente rituale e rispondono alla questione posta in At 11,3 e Gal
1,12-14: che cosa si può esigere dai greco-cristiani
perché sia possibile ai giudeo-cristiani di frequentarli senza contrarre
impurità legale? Di tutte le leggi di purità, Giacomo ha voluto mantenere solo
quelle il cui valore religioso sembrava universale: mangiare carni offerte agli
idoli comportava una certa partecipazione a un culto
sacrilego (cf 1 Cor 8-10). Il sangue è l’espressione
della vita, che appartiene solo a Dio, e il divieto della legge in proposito (Lv 1,5+) era così grave da
spiegare molto bene la ripugnanza dei giudei a dispensarne i pagani. Il caso
degli animali soffocati è analogo a quello del sangue. Le unioni irregolari
figurano in tale contesto non per la loro qualifica
morale, ma come motivo di impurità legale.
Pista
per riflettere: Il discorso di
Giacomo mette in evidenza che la libertà della fede
deve essere congiunta con i doveri della carità, che i cristiani devono avere
gli uni verso gli altri. Di questo dovere leggi quanto dice
Paolo nella Lettera ai Romani capp. 14 e 15.
Rm 14, 14-23
Io so, e ne sono persuaso nel Signore Gesù, che nulla è immondo in se stesso; ma se uno
ritiene qualcosa come immondo, per lui è immondo. Ora se per il tuo cibo il tuo fratello resta turbato, tu non ti comporti più
secondo carità. Guardati perciò dal rovinare con il tuo cibo uno per il quale Cristo
è morto! Non divenga motivo di biasimo il bene di cui godete! Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è
giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste
cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. Diamoci dunque alle opere
della pace e alla edificazione vicendevole. Non
distruggete l’opera di Dio per una questione di cibo! Tutto è mondo, d’accordo,
ma è male per un uomo mangiare dando scandalo. Perciò è bene non mangiare
carne, né bere vino, né altra cosa per la quale il tuo
fratello possa scandalizzarsi.
La
lettera apostolica (At 15,22-31)
Allora gli apostoli, gli anziani e
tutta
Riflettere
sui Concili della Chiesa
Il
primo Concilio della Chiesa è immagine viva di ciò che saranno
gli altri Concili della Chiesa lungo i secoli. Attualmente
se ne sono celebrati 19 e sempre per gli stessi motivi.
a)
C’è una
questione grave che divide i cristiani nella fede
b)
La questione viene portata davanti all’autorità di insegnamento e di
guida che c’è nella Chiesa. Quando erano vivi gli
apostoli, loro erano i maestri della fede. Alla loro morte furono sostituiti
dai vescovi con a capo il Vescovo di Roma, in quanto
successori degli apostoli.
c)
Alla decisione
magisteriale degli apostoli e dei loro successori
devono sottomettersi tutti i cristiani.
Questa
prassi apostolica è stata sovvertita nel secolo XVI da Martin
Lutero, che non riconobbe l’autorità magisteriale dei vescovi e del Papa e riconobbe solo alla
Bibbia autorità magisteriale in cose di fede e di
morale cristiana.
I
cattolici rispondono che anche il magistero della Chiesa riconosce
Gli
apostoli di Gerusalemme scrissero nella lettera finale: “Abbiamo deciso, lo
Spirito Santo e noi”. Il magistero della Chiesa parla in nome dello Spirito
Santo e va ascoltato dai fedeli di Cristo come espressione dell’autentico
insegnamento dello Spirito di verità, che Cristo ha
mandato alla Chiesa. La questione che risolsero i
primi apostoli a Gerusalemme era la prima questione biblica, che divise i
cristiani e lo Spirito Santo parlò per mezzo degli apostoli per risolvere
questa questione.