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1491
– In
un giorno indefinito (probabilmente prima del 23 ottobre) ad Azpeitia nasce di
Ignazio Lopez di Loyola. È l'ultimo di 13 figli di don Beltran Ibañez de Oñaz
e di Marina Sanchez de Licona.
1506 - Ignazio, rimasto orfano di entrambi i genitori, è ad Arévalo,
paggio del ministro delle finanze del re Ferdinando il Cattolico, Juan Velazquez
de Cuellar. Qui riceve un'educazione cavalleresca per prepararlo ad un ingresso
a corte.
1510 – Re Ferdinando va a Madrid a prendere possesso del governo di
Castiglia. Il ministro delle finanze lo segue, probabilmente anche Ignazio.
1515 - Ignazio è accusato di alcuni crimini (nessun documento dichiara
con precisione di cosa si tratti), commessi ad Azpeitia durante il carnevale. Si
ignora come terminò il processo poiché gli atti sono andati perduti. I suoi
delitti sono stati classificati come “enormi per averli commessi di notte
ed intenzionalmente, con agguato e proditoriamente”. Ignazio fugge a
Pamplona, protetto da parenti e amici, mentre il podestà chiede giustizia.
1517 – Il 12 agosto muore Juan Velazquez de Cuellar; Ignazio si reca
presso il castello di un suo parente, Antonio Manrique, duca di Najera e viceré
di Navarra. Ignazio ha ventisei anni e, nella sua autobiografia, scrive: “Fino
a ventisei anni fu uomo dedito alle vanità del mondo, e principalmente si
dilettava nell’esercizio delle armi, con un grande e vano desiderio di
guadagnare onore”. Ignazio non ha titoli, non ha possedimenti, non ha
studiato, non è maestro d’arti, non è soldato di professione, non ha più un
protettore, ha partecipato ad un delitto ed è fuggito in modo poco onorevole.
1521
– 20 maggio (data tradizionale), nel corso dell'assedio alla fortezza di
Pamplona da parte dei Francesi, Ignazio viene ferito gravemente ad entrambe le
gambe da una palla di colubrina e viene riportato a Loyola e trattato
cavallerescamente.
Ignazio è molto grave. “Le ferite cominciarono a peggiorare, specialmente
quella alla gamba destra. I medici furono dell’opinione che si dovesse aprire
di nuovo la gamba, perché le ossa erano fuori dalla loro giuntura ed era
necessario ricomporle. […] Ignazio sopportò questa carneficina che si fece di
lui e tutti gli altri interventi che succedettero, con una compostezza che
destava ammirazione. […] Il male cresceva di giorno in giorno con gli altri
sintomi che sogliono essere segnale di morte”. Il 24 giugno, festività di
San Giovanni, per Ignazio sembra giunta la fine.
Si confessa, si comunica e sembra prepararsi alla sua ultima ora.
Alla vigilia della festa di San Pietro, verso il quale Ignazio era
particolarmente devoto, comincia rapidamente a migliorare ed entro alcuni giorni
è giudicato fuori pericolo. Durante la lunga e dolorosa convalescenza, Ignazio
riflette e pensa; non trovando in casa i racconti delle avventure cavalleresche
da lui preferiti, legge la Vita di Cristo di Ludolfo il Certosino e la Leggenda
aurea (vite di santi) di Giacomo da Varazze. Nell'autunno ebbe luogo la
conversione di Ignazio. Desidera seguire l'esempio dei grandi santi, in
particolare di Francesco d'Assisi, sant’Onofrio e di san Domenico, e mettersi
al servizio di Cristo.
1522 - Ignazio è cambiato, è un altro uomo, un omo nuovo e decide di
partire pellegrino per la Terrasanta. Durante il viaggio sosta presso il
santuario di Nostra Signora di Aranzazu (vicino a Loyola) e poi a Montserrat
(poco distante da Barcellona), presso l'abbazia benedettina, dove fa la
confessione generale della sua vita. Alla vigilia della festa
dell'Annunciazione, trascorre tutta la notte in preghiera in una singolare «veglia
d'armi» (è la notte del 24 marzo 1522). In gran segreto, si reca da un povero,
gli dona i suoi abiti da cavaliere e veste il saio da pellegrino. Prima
dell’alba riparte per Manresa, dove conduce per più di un anno una vita di
preghiera, digiuno e penitenza. Ignazio comincia a scrivere uno dei suoi testi
più importanti: gli Esercizi Spirituali.
1523
– Il 18 febbraio Ignazio arriva a Barcellona e alloggia in una casetta
piccola, ma accogliente. Vorrebbe imbarcarsi per Gerusalemme e inizia a prendere
accordi per il viaggio. Si imbarca invece per Gaeta, diretto a Roma. In Italia
infuria le peste. Il 29 marzo (domenica delle Palme) giunge a Roma, dove
incontra papa Adriano VI, che benedice il suo prossimo pellegrinaggio in Terra
Santa. Partito da Roma, attraversa mezza Italia e giunge a Venezia. Da Venezia,
finalmente, parte per la Terra Santa. Visita la sua meta tanto desiderata:
Gerusalemme, il Santo Sepolcro, il monte Sion, Betania, Betlemme, il Giordano,
Gerico e vorrebbe fermarsi in quei luoghi, ma deve rinunciare al suo progetto
perché il superiore dei Francescani gli impone di ripartire al più presto.
1524 – Il 15 gennaio, nel pieno di un rigido inverno, rientra a
Venezia; va a Ferrara, poi a Genova e da qui si imbarca per Barcellona, dove
comincia, a trentatré anni, a studiare i classici e la grammatica latina.
Alterna però lo studio per dettare gli Esercizi
Spirituali.
1526 – Con nuovi compagni e nuovi amici, ad Alcalà, Ignazio decide di
dedicarsi allo studio della filosofia e della teologia. Altri compagni si
aggiungono a lui: Calixte de San Juan de Arteaga, Lope de Cáceres e un giovane
francese, Jean de Raynald. Ignazio e i suoi quattro compagni sono inquisiti dal
Vicario generale della città, per ordine dell’Inquisizione di Toledo.
1527 – Ignazio viene arrestato per essere nuovamente interrogato del
Vicario. Ignazio dice: “Colui per amore del quale sono entrato qui mi tirerà
fuori, ma solo se ciò gli piacerà”. In giugno il tribunale si riunisce e
sentenzia che Ignazio sia libero e che vesta come gli altri, ma che non parli più
di fede finchè non avesse, con i suoi compagni, studiato per almeno altri
quattro anni. Ignazio, dopo aver tentato di trasferirsi presso l'università di
Salamanca (luglio – settembre 1527), decide di andare a vivere a Parigi.
1528 - Nella capitale francese Ignazio giunge solo con i suoi pensieri e
i suoi problemi. Rimarrà a Parigi fino al 1535, dopo aver ottenuto il dottorato
in filosofia. Parigi è un periodo di grande e profondo studio. Studia con
passione, oltre alla filosofia, il francese, latino, grammatica e retorica. Gli
anni di Parigi sono fondamentali per la formazione di Ignazio e i metodi ed i
criteri dell’università francese saranno la base dell’organizzazione della
Compagnia di Gesù. Riunisce attorno a sé alcuni giovani maestri: Pietro Favre,
Francesco Xavier, Laínez, Salmerón, Rodrigues, Bobadilla, con i quali nella
cappella di Montmartre, il 15 agosto 1534, fa voto di vivere in castità e in
povertà e di recarsi a Gerusalemme. Se poi per qualsiasi ragione quel
pellegrinaggio non si fosse realizzato essi si sarebbero rimessi alla decisione
del Papa perché fosse lui a fissare il luogo dove esercitare il loro servizio
sacerdotale.
1537 - Ignazio si trasferisce in Italia: prima a Bologna e poi a Venezia,
dove a giugno è ordinato sacerdote. Insieme a Favre e Laínez si avvicina a
Roma, rinunciando definitivamente a tornare in Terra Santa. A 14 chilometri a
nord della città ha una straordinaria esperienza mistica (visione di La
Storta), che lo conferma nell'idea di dare il nome di Gesù a quella Compagnia
o gruppo di apostoli, che attraverso di loro il Signore Gesù stava facendo
nascere.
1538 - Ignazio e i suoi compagni si offrono al Papa, secondo il voto di
Montmartre. Il papa Paolo III accetta la loro offerta e come prima missione
indica loro la catechesi di tutti i bambini delle scuole di Roma. Ignazio
celebra la sua prima messa la notte di Natale nella cappella della natività
della basilica di Santa Maria Maggiore.
1539 - Paolo III approva a voce la formula del nuovo Istituto.
 IGNAZIO
e PAOLO III
1540 - Il 27 settembre Paolo III approva ufficialmente la Compagnia di
Gesù con la bolla Regimini Militantis Ecclesiae.
1541 - L'8 aprile Ignazio è eletto all'unanimità Preposito generale
della Compagnia. Chiede una nuova elezione, preceduta da tre giorni di
preghiera. Il 13 aprile viene confermata l'elezione di Ignazio, che dopo sei
giorni accetta. Il 22 aprile Ignazio e i suoi sei compagni vanno in
pellegrinaggio alle sette chiese di Roma, e fanno la professione religiosa nella
basilica di S. Paolo fuori le Mura.
1548 - Paolo III approva il testo degli
Esercizi
Spirituali.
1549 - Ignazio per la prima volta parla del progetto di fondare il
Collegio Romano. La malattia gli impedisce di scrivere e di occuparsi dei
catecumeni di Roma.
1550 - Il 21 giugno il decreto Exposcit debitum di papa Giulio III,
conferma la Compagnia di Gesù.
1551 - Ignazio tenta invano di dare le dimissioni da Preposito generale.
Viene inaugurato il Collegio Romano, per il quale redige le prime Regulae.
1552 - Ignazio si oppone decisamente alla fusione della Compagnia di Gesù
con altre congregazioni religiose già esistenti.
1553 - Dietro la pressione dei suoi compagni inizia a dettare le sue
memorie, comunemente designate come Autobiografia.
1556 - Si aggravano le condizioni di salute di Ignazio, che si ritira
prima in una casa sull'Aventino, poi rientra nella casa situata vicino alla
cappella di Santa Maria della Strada (incorporata nell'attuale chiesa del Gesù
di Roma), dove muore il 31 luglio.
1609 - Paolo V proclama Ignazio beato.
1622 - Nella basilica di San Pietro, Gregorio XV proclama santo Ignazio
di Loyola.
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