
ANNOTAZIONI
Paragrafi
1-21
ANNOTAZIONE
PER DARE UNA PRIMA IDEA DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI CHE SEGUONO, E PER AIUTARE
SIA CHI LI DEVE PROPORRE SIA CHI LI DEVE FARE
Paragrafo
22
ESERCIZI
SPIRITUALI PER VINCERE SE STESSI E ORDINARE LA PROPRIA VITA SENZA
PRENDERE DECISIONI IN BASE AD ALCUNA PROPENSIONE DISORDINATA.
[1] ANNOTAZIONI PER
AVERE UNA QUALCHE COMPRENSIONE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI CHE SEGUONO, E PER
AIUTARE SIA CHI LI DEVE PROPORRE SIA CHI LI DEVE FARE.
Prima annotazione. Con il termine di esercizi spirituali si intende ogni
forma di esame di coscienza, di meditazione, di contemplazione, di preghiera
vocale e mentale, e di altre attività spirituali, come si dirà più avanti.
Infatti, come il passeggiare, il camminare e il correre sono esercizi
corporali, così si chiamano esercizi spirituali i diversi modi di preparare e
disporre l'anima a liberarsi da tutte le affezioni disordinate e, dopo averle
eliminate, a cercare e trovare la volontà di Dio nell'organizzazione della
propria vita in ordine alla salvezza dell'anima.
[2] Seconda annotazione. Chi propone a un altro un metodo o un
procedimento per meditare o contemplare, deve esporre fedelmente il soggetto
della meditazione o della contemplazione, limitandosi a toccare i vari punti
con una breve e semplice spiegazione. Così chi contempla afferra subito il vero
senso del mistero; poi, riflettendo e ragionando da sé, scopre qualche aspetto
che gliele fa capire o sentire un po' meglio, o con il proprio ragionamento o
per una illuminazione divina, In questo modo ricava maggior gusto e frutto
spirituale di quanto ne avrebbe se chi propone gli esercizi avesse spiegato c
sviluppato ampiamente il senso del mistero. Infatti non è il sapere molto che
sazia e soddisfa l'anima, ma il sentire e gustare le cose internamente.
[3] Terza annotazione. In tutti gli esercizi spirituali che seguono ci
serviamo degli atti dell'intelletto per ragionare e di quelli della volontà per
suscitare gli affetti; perciò teniamo presente che negli atti della volontà,
quando rivolgiamo preghiere vocali o mentali a Dio nostro Signore o ai santi,
si richiede da parte nostra un maggiore rispetto di quando ci serviamo
dell'intelletto per ragionare.
[4] Quarta annotazione. Agli esercizi che seguono sono assegnate quattro
settimane, corrispondenti alle quattro parti in cui si dividono gli esercizi
stessi: nella prima si considerano e si contemplano i peccati; nella seconda la
vita di Cristo nostro Signore fino al giorno delle Palme incluso; nella terza
la passione di Cristo nostro Signore; nella quarta la risurrezione e
l'ascensione, aggiungendo i tre modi di pregare. Con questo non si intende che
ogni settimana debba durare necessariamente sette o otto giorni; infatti può
accadere che nella prima settimana alcuni siano più lenti nel trovare quello
che cercano, cioè pentimento, dolore e lacrime per i loro peccati, oppure che
alcuni siano più diligenti di altri, o più agitati o messi alla prova da
diversi spiriti. Perciò conviene a volte abbreviare e a volte allungare la
settimana; lo stesso vale per le settimane successive, cercando di ottenere il
frutto corrispondente all'argomento trattato. In ogni modo gli esercizi si
concluderanno più o meno in trenta giorni.
[5] Quinta annotazione. Giova molto che chi fa gli esercizi li
intraprenda con animo aperto e generoso verso il suo Creatore e Signore,
mettendogli a disposizione tutta la propria volontà e libertà, in modo che la
divina maestà possa disporre di lui e di quanto possiede secondo la sua
santissima volontà.
[6] Sesta annotazione. Chi propone gli esercizi, quando avverte che
l'esercitante non riceve nell'anima alcuna mozione spirituale, come
consolazioni o desolazioni, e nemmeno è agitato da alcuno spirito, deve
informarsi accuratamente se fa gli esercizi nei tempi stabiliti e come li fa, e
se osserva con diligenza le addizioni, chiedendo conto in particolare su
ciascuno di questi punti. Si dirà più avanti delle consolazioni e desolazioni [316-324] e delle addizioni [73-90].
[7] Settima annotazione. Chi propone gli esercizi, se si accorge che
l'esercitante è desolato o tentato, non si mostri con lui rigido e severo, ma
affabile e delicato; gli infonda coraggio e forza per andare avanti, lo aiuti a
scoprire le astuzie del nemico della natura umana, e lo disponga ad accogliere
la consolazione che in seguito verrà.
[8] Ottava annotazione. Chi propone gli esercizi, secondo le esigenze
che avverte nell'esercitante in fatto di desolazioni e di astuzie del demonio,
oppure di consolazioni, potrà spiegargli le regole della prima e della seconda
settimana, che servono appunto a conoscere i diversi spiriti [313-327; 328-336].
[9] Nona annotazione. Si deve tener presente che, quando l'esercitante
che sta facendo gli esercizi della prima settimana non è esperto nella vita
spirituale, può essere tentato in modo grossolano e palese, per esempio
provando diverse difficoltà a progredire nel servizio di Dio nostro Signore,
come disagio, rispetto umano, ansia per l'onore mondano, e così via. In questo
caso chi propone gli esercizi non gli spieghi le regole sui diversi spiriti
proprie della seconda settimana; infatti, come gli possono giovare le regole
della prima settimana, così lo disorienterebbero quelle della seconda,
trattandosi di materia troppo difficile ed elevata perché possa capirla.
[10] Decima annotazione. Chi propone gli esercizi, quando avverte che
l'esercitante è combattuto e tentato sotto l'apparenza di bene, proprio allora
deve spiegargli le regole già accennate della seconda settimana. Di solito,
infatti, il nemico della natura umana tenta più spesso sotto apparenza di bene
uno che si esercita nella vita illuminativa, corrispondente agli esercizi della
seconda settimana, e non tanto uno che si esercita nella vita purgativa,
corrispondente agli esercizi della prima settimana.
[11] Undicesima annotazione. Chi sta facendo gli esercizi della prima
settimana, è bene che non venga informato di quello che dovrà fare nella
seconda settimana; si impegni invece nella prima, per raggiungere quello che
cerca, come se nella seconda non sperasse di trovare nulla di buono.
[12] Dodicesima annotazione. Chi propone gli esercizi deve far presente
all'esercitante che ognuna delle cinque meditazioni o contemplazioni assegnate
per ogni giorno deve durare un'ora; perciò procuri di aver sempre la coscienza
tranquilla, con la certezza di aver dedicato ad ogni esercizio un'ora intera, e
piuttosto di più che di meno. Infatti il demonio cerca in tutti i modi di far
abbreviare l'ora della contemplazione, meditazione o preghiera.
[13] Tredicesima annotazione. Così pure si deve tener presente che nel
tempo della consolazione è facile e non gravoso perseverare per un'ora intera;
invece nel tempo della desolazione è molto difficile arrivare sino alla fine.
Perciò l'esercitante, per reagire alla desolazione e vincere le tentazioni,
deve sempre trattenersi un po' più di un'ora intera; così si abitua, non solo a
resistere al demonio, ma anche a sconfiggerlo.
[14] Quattordicesima annotazione. Chi propone gli esercizi, se si
accorge che l'esercitante procede con abbondante consolazione e con molto
fervore, deve avvertirlo di non fare alcuna promessa o voto in modo
sconsiderato e impulsivo; e quanto più si rende conto che è di temperamento
incostante, tanto più lo deve avvertire e ammonire. È lecito, infatti, esortare
un altro ad entrare in un ordine religioso dove si fa voto di obbedienza,
povertà e castità; ed è vero che l'opera buona fatta con voto è più meritoria
di quella fatta senza voto; tuttavia bisogna considerare attentamente la condizione
particolare della persona e l'aiuto o la difficoltà che potrà trovare nel
mantenere l'impegno che intende assumere.
[15] Quindicesima annotazione. Chi propone gli esercizi non deve
esortare l'esercitante alla povertà o a farne promessa piuttosto che al
contrario, né deve indurlo a uno stato o a un modo di vita piuttosto che a un
altro. Infatti fuori degli esercizi è lecito e meritorio esortare tutti quelli
che probabilmente ne hanno le attitudini a scegliere la castità, il celibato,
la vita consacrata e ogni stato di perfezione evangelica; invece durante gli
esercizi spirituali, nei quali si ricerca la volontà di Dio, è più opportuno e
molto meglio che sia lo stesso Creatore e Signore a comunicarsi all'anima
devota, abbracciandola nel suo amore e alla sua lode, e disponendola alla via
nella quale potrà meglio servirlo in futuro. Perciò chi propone gli esercizi
non si avvicini né propenda all'una o all'altra parte, ma resti in equilibrio
come il peso sul braccio di una stadera, e lasci che il Creatore agisca
direttamente con la creatura, e la creatura con il suo Creatore e Signore.
[16] Sedicesima annotazione. A tale fine, cioè perché il Creatore e
Signore possa agire più efficacemente nella creatura, se per caso una persona è
disordinatamente affezionata e incline a una cosa, è molto opportuno che si
sforzi, impegnando tutte le proprie energie, per arrivare al contrario di
quello a cui è malamente affezionata. Per esempio, se uno tende a cercare e ad
ottenere un incarico o un beneficio ecclesiastico, non per l'onore e la gloria
di Dio nostro Signore, né per il bene spirituale delle anime, ma per proprio
vantaggio e per interessi terreni, deve tendere al contrario. Perciò deve
intensificare la preghiera e le altre pratiche spirituali, chiedendo a Dio nostro
Signore il contrario, cioè di non volere quell'incarico o quel beneficio o
qualunque altra cosa, finché la divina Maestà, mettendo ordine nei suoi
desideri, non gli avrà fatto mutare quella prima affezione. In questo modo,
l'unico movente per desiderare o per conservare questo o quel bene sarà il
servizio, l'onore e la gloria della divina Maestà.
[17] Diciassettesima annotazione. Giova molto che chi propone gli
esercizi, senza voler indagare sui pensieri personali e sui peccati
dell'esercitante, sia informato con precisione delle varie agitazioni e dei
pensieri che i diversi spiriti suscitano in lui. In questo modo, secondo il suo
maggiore o minore profitto, è in grado di proporgli alcuni degli esercizi
spirituali che sono opportuni e adatti alle necessità della sua anima
variamente agitata.
[18] Diciottesima annotazione. Questi esercizi spirituali si devono
adattare alle condizioni degli esercitanti, ossia alla loro età, cultura o
intelligenza. Perciò, se uno è semplice o debole di salute, non gli si deve
proporre quello che non può facilmente sostenere e da cui non può ricavare
vantaggio; ma a ciascuno si deve dare secondo la disponibilità che dimostra,
perché possa ricavarne maggior aiuto e vantaggio. Pertanto, se uno vuole essere
aiutato per istruirsi e per soddisfare fino a un certo punto la sua anima, gli
si può proporre l'esame particolare [24-31], poi l'esame generale [32-43] e
insieme il modo di pregare, per mezz'ora al mattino, sui comandamenti, sui vizi
capitali, e così via [238]; gli si raccomandi anche di confessare i suoi
peccati ogni otto giorni e, se può, di ricevere la comunione ogni quindici
giorni o, se è ben disposto, anche ogni otto giorni. Questo metodo è più adatto
alle persone semplici e poco istruite: si spieghino loro i singoli comandamenti,
i vizi capitali, i precetti della Chiesa, i cinque sensi, le opere di
misericordia. Ugualmente, se chi propone gli esercizi si accorge che
l'esercitante ha poca attitudine o poca capacità naturale, e quindi non ci si
può aspettare da lui molto frutto, è più opportuno proporgli alcuni degli
esercizi meno impegnativi, finché confessi i suoi peccati. Quindi gli si
proporranno alcuni esami di coscienza e il modo di confessarsi più
diligentemente di quanto era solito, per conservare quello che ha raggiunto; ma
non si procederà oltre a parlare di elezione o di altri esercizi che non siano
della prima settimana, specialmente quando con altri si può ricavare maggior
frutto e manca il tempo per arrivare a tutto.
[19] Diciannovesima annotazione. Chi è impegnato in mansioni pubbliche o
in occupazioni importanti, ed è persona di cultura o di ingegno, può dedicare
un'ora e mezzo agli esercizi. Dopo avergli spiegato per qual fine l'uomo è
creato, gli si può proporre per mezz'ora l'esame particolare, poi l'esame
generale e il modo di confessarsi e di comunicarsi. Potrà fare per tre giorni,
ogni mattina per un'ora, la meditazione sul primo, secondo e terzo peccato [45-53]; quindi per altri tre giorni, alla stessa ora, la meditazione
sui peccati propri [55-61]; nei tre giorni successivi,
sempre alla stessa ora, la meditazione sulle pene corrispondenti ai peccati [65-72], aggiungendo in tutte e tre le meditazioni le dieci addizioni [73-90]. Lo stesso metodo si seguirà per i misteri di Cristo nostro
Signore, come si spiegherà ampiamente più avanti negli stessi esercizi.
[20] Ventesima annotazione. Se uno è più libero e desidera ricavare il
maggior frutto possibile, gli si propongano per intero gli esercizi spirituali
nello stesso ordine in cui si presentano. Ordinariamente, chi fa questi
esercizi ricava tanto più frutto quanto più si distacca da amici, conoscenti e
da ogni preoccupazione materiale. Per esempio, può cambiare la casa in cui
dimora e trasferirsi in un'altra casa o in un'altra camera, per abitarvi con il
maggior raccoglimento possibile; così gli sarà facile partecipare ogni giorno
alla messa e ai vespri, senza timore di essere disturbato dai conoscenti. Da
questo isolamento derivano, fra molti altri, tre vantaggi principali. Primo:
chi si distacca da molti amici e conoscenti, e anche da molte occupazioni non
bene ordinate, per servire e lodare Dio nostro Signore, acquista un grande
merito davanti alla divina Maestà. Secondo: chi sta così appartato, non avendo
la mente distratta da molte cose, ma ponendo tutta l'attenzione in una sola,
cioè nel servire il Creatore e nel giovare alla propria anima, può impegnare
più liberamente le sue facoltà naturali per cercare con diligenza quello che
tanto desidera. Terzo: quanto più un'anima si trova sola e appartata, tanto più
diventa capace di avvicinarsi e di unirsi al suo Creatore e Signore; e quanto
più gli si unisce, tanto più si dispone a ricevere grazie e doni dalla somma e
divina bontà.
[21] ESERCIZI SPIRITUALI PER VINCERE SE
STESSO E PER METTERE ORDINE NELLA PROPRIA VITA SENZA PRENDERE DECISIONI IN BASE
AD ALCUNA AFFEZIONE CHE SIA DISORDINATA.
[22] PRESUPPOSTO. Per maggiore aiuto e vantaggio, sia di chi propone sia
di chi fa gli esercizi spirituali, è da presupporre che un buon cristiano deve
essere propenso a difendere piuttosto che a condannare l'affermazione di un
altro. Se non può difenderla, cerchi di chiarire in che senso l'altro la
intende; se la intende in modo erroneo, lo corregga benevolmente; se questo non
basta, impieghi tutti i mezzi opportuni perché la intenda correttamente, e così
possa salvarsi.