
PRIMA
SETTIMANA
Paragrafo
23
PRINCIPIO
E FONDAMENTO
Paragrafi
24-31
ESAME
PARTICOLARE E QUOTIDIANO.
COMPRENDE TRE TEMPI E DUE ESAMI.
Paragrafo 32
ESAME
GENERALE DI COSCIENZA PER PURIFICARSI E PER MEGLIO CONFESSARSI.
Paragrafi
33-37
SUL
PENSIERO
Paragrafo
42
SULLE
OPERE
Paragrafo
43
MODO
DI FARE L'ESAME GENERALE, COMPRENDENTE CINQUE PUNTI
Paragrafo 44
CONFESSIONE
GENERALE E COMUNIONE
Paragrafi
45-54
PRIMO
ESERCIZIO. MEDITAZIONE CON LE TRE POTENZE SUL PRIMO, IL SECONDO E IL TERZO
PECCATO. COMPRENDE UNA PREGHIERA PREPARATORIA, DUE PREAMBOLI, TRE PUNTI
PRINCIPALI E UN COLLOQUIO.
Paragrafi
55-61
SECONDO
ESERCIZIO. MEDITAZIONE DEI PECCATI. COMPRENDE, DOPO LA PREGHIERA PREPARATORIA E
I DUE PREAMBOLI, CINQUE PUNTI E UN COLLOQUIO
Paragrafo
62-63
TERZO
ESERCIZIO. RIPETIZIONE DEL PRIMO E DEL SECONDO, CON L'AGGIUNTA DI TRE COLLOQUI.
Paragrafo
64
QUARTO
ESERCIZIO, CHE RIASSUME IL TERZO
Paragrafi
65-72
QUINTO
ESERCIZIO. MEDITAZIONE DELL'INFERNO; COMPRENDENTE, DOPO LA PREGHIERA
PREPARATORIA E I DUE PREAMBOLI, CINQUE PUNTI E UN COLLOQUIO
Paragrafi
73-90
ADDIZIONI
PER FARE MEGLIO GLI ESERCIZI E PER TROVARE MEGLIO CIO' CHE SI DESIDERA
[23] PRINCIPIO E FONDAMENTO.
L'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così
raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l'uomo
e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato. Da questo segue che
l'uomo deve servirsene tanto quanto lo aiutano per il suo fine, e deve
allontanarsene tanto quanto gli sono di ostacolo. Perciò è necessario renderci
indifferenti verso tutte le realtà create (in tutto quello che è lasciato alla
scelta del nostro libero arbitrio e non gli è proibito), in modo che non
desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza
piuttosto che la povertà, l'onore piuttosto che il disonore, una vita lunga
piuttosto che una vita breve, e così per tutto il resto, desiderando e
scegliendo soltanto quello che ci può condurre meglio al fine per cui siamo
creati.
[24] ESAME PARTICOLARE
QUOTIDIANO:
COMPRENDE TRE TEMPI E SI FA DUE VOLTE AL GIORNO.
Primo tempo. Al mattino, appena alzati, si deve fare il proposito di
evitare con impegno quel peccato particolare o quel difetto da cui ci si vuole
correggere ed emendare.
[25] Secondo tempo. Dopo il pranzo si chiede a Dio nostro Signore quello
che si vuole, cioè la grazia di ricordare quante volte si è caduti in quel
peccato particolare o in quel difetto, e la grazia di emendarsene per
l'avvenire. Si fa poi il primo esame, chiedendo conto alla propria coscienza di
quel punto particolare dal quale ci si vuole correggere ed emendare, passando
in rassegna ora per ora, o periodo per periodo, da quando ci si è alzati fino
al momento di questo esame. Sulla prima linea della g = si segnano tanti punti
quante sono le volte che si è caduti in quel peccato particolare o in quel
difetto, e si rinnova il proposito di emendarsene fino al secondo esame che si
farà.
[26] Terzo tempo. Dopo la cena si fa il secondo esame allo stesso modo,
di ora in ora, a partire dal primo esame fino a questo secondo. Sulla seconda
linea della stessa g = si segnano tanti punti quante sono le volte che si è
caduti in quel peccato particolare o in quel difetto.
[27] Seguono quattro addizioni per eliminare più facilmente quel peccato
particolare o quel difetto.
Prima addizione. Ogni volta che si cade in quel peccato particolare o in
quel difetto, si porti la mano al petto dolendosi di essere caduti; questo
gesto si può fare anche in presenza di molti, senza che se ne accorgano.
[28] Seconda addizione. Dato che la prima linea della g = indica il primo
esame e la seconda linea il secondo esame, alla sera si veda se c'è un
miglioramento dalla prima linea alla seconda, cioè dal primo al secondo esame.
[29] Terza addizione. Si confronti il secondo giorno con il primo, cioè
i due esami di questo giorno con i due esami del giorno precedente, e si veda
se c'è stato un miglioramento da un giorno all'altro.
[30] Quarta addizione. Si confronti una settimana con l'altra, e si veda
se in questa settimana c'è stato un miglioramento rispetto alla precedente.
[31] Nota. Si noti che nel grafico la prima G =, maiuscola, indica la
domenica; la seconda, minuscola, il lunedì; la terza il martedì, e così di
seguito.
g
_______________________
g________________________
g________________________
g________________________
g________________________
g________________________
g________________________
[32] ESAME GENERALE DI
COSCIENZA PER PURIFICARSI E PER CONFESSARSI MEGLIO.
Presuppongo che esistono in me tre tipi di pensieri, cioè uno mio proprio, che
deriva unicamente dalla mia libertà e dalla mia volontà, e gli altri due che
provengono dall'esterno, uno dallo spirito buono e l'altro dallo spirito
cattivo.
[33] I PENSIERI.
Ci sono due modi di acquistare merito quando un cattivo pensiero viene
dall'esterno.
Primo modo: mi viene, per esempio, il pensiero di commettere un peccato
mortale; io gli resisto prontamente ed esso resta vinto.
[34] Secondo modo: mi viene quello stesso cattivo pensiero e gli
resisto; il pensiero ritorna un'altra volta e poi ancora, e sempre resisto,
finché esso se ne va, vinto. Questo secondo modo è più meritorio del primo.
[35] C'è peccato veniale quando, venendo lo stesso pensiero di
commettere un peccato mortale, gli si dà ascolto, ci si sofferma per qualche
tempo e se ne riceve un certo compiacimento sensuale; oppure quando c'è un po'
di negligenza nel respingerlo.
[36] C'è peccato mortale in due casi.
Primo caso: quando si acconsente al cattivo pensiero, per fare in
seguito come si è acconsentito, o per metterlo in atto subito, se è possibile.
[37] Secondo caso: quando si commette concretamente quel peccato. Questo
è più grave per tre motivi: per la maggior durata, per la maggiore intensità e
per il maggior danno, se sono coinvolte due persone.
[38] LE PAROLE.
Non si deve giurare né sul Creatore né sulle creature, se non secondo verità,
per necessità e con rispetto. Per necessità si intende quando si afferma con
giuramento, non qualsiasi verità, ma una verità di una certa importanza, a
vantaggio dell'anima o del corpo o di qualche bene terreno. Per rispetto si
intende quando, nel pronunciare il nome del proprio Creatore e Signore, se ne
ha coscienza e si è attenti a rendergli l'onore e la riverenza che gli sono
dovuti.
[39] Nel giuramento inutile si pecca più gravemente giurando sul Creatore
che giurando su una creatura; è da notare tuttavia che giurare su una creatura
nel modo dovuto (cioè secondo verità, per necessità e con rispetto) è più
difficile che giurare sul Creatore; e questo per tre motivi.
Primo motivo. Quando si vuole giurare su una creatura, nominando appunto
la creatura, non si è così attenti e cauti nel dire la verità o nel confermarla
per necessità, come quando si nomina il Signore e Creatore di tutte le cose.
Secondo motivo. Quando si giura su una creatura, non è così facile
rispettare e onorare il Creatore come quando si giura sullo stesso Creatore e
Signore nominandolo direttamente; infatti il nominare Dio nostro Signore
comporta maggiore onore e rispetto che non il nominare una cosa creata. Per
questo, il giurare su una creatura è consentito più a coloro che sono formati
che a coloro che sono deboli; infatti le persone formate, per la pratica
assidua della contemplazione e per l'illuminazione della mente, si rendono
conto più facilmente che Dio nostro Signore è in ogni creatura con la propria
essenza, presenza e potenza; così, quando giurano su una creatura, sono
preparati e disposti più degli altri a onorare e rispettare il loro Creatore e
Signore.
Terzo motivo. Giurando frequentemente su una creatura, c'è da temere il
pericolo di idolatria più nelle persone deboli che in quelle formate.
[40] Non si devono dire parole inutili: si intende, cioè, quelle che non
giovano né a sé né ad altri, e neppure sono indirizzate a tale scopo. Non è
inutile, invece, parlare di tutto quello che giova, o ha intenzione di giovare,
all'anima propria o degli altri, o al corpo o a qualche bene terreno; e neppure
parlare di cose in sé estranee al proprio stato, come quando un religioso parla
di guerre o di commerci. Ma in tutti questi casi c'è merito se si parla con
retta intenzione, e c'è peccato se si parla con cattiva intenzione o
inutilmente.
[41] Non si deve diffamare o criticare: infatti, se si rivela un peccato
mortale che non sia pubblico, c'è peccato mortale; se si rivela un peccato
veniale, c'è peccato veniale; se si rivela un difetto, si manifesta il proprio
difetto. Se l'intenzione è retta, si può parlare di un peccato o di una
mancanza altrui in due casi.
Primo caso: quando il peccato è pubblico, come quello di prostituzione,
o quando si tratta di una sentenza emessa in tribunale, o di un errore diffuso
che contamina le persone che ne sono raggiunte.
Secondo caso: quando si manifesta un peccato occulto a qualcuno perché aiuti
chi è in peccato a risollevarsi, purché vi siano fondati indizi e buone
probabilità che possa aiutarlo.
[42] LE AZIONI.
Prendendo come riferimento i dieci comandamenti, i precetti della Chiesa e le
disposizioni dei superiori, tutto quello che si fa contro qualcuno di questi
tre punti è peccato più o meno grave, secondo la maggiore o minore importanza.
Per disposizioni dei superiori si intendono anche le bolle delle crociate ed
altre indulgenze, come quelle per le rappacificazioni, che si concedono a
coloro che si confessano e si comunicano. Infatti non è peccato leggero
provocare o commettere azioni contrarie a così pie esortazioni e disposizioni
dei superiori.
[43] MODO DI FARE
L'ESAME GENERALE:COMPRENDE CINQUE PUNTI.
Primo punto: ringraziare Dio nostro Signore per i benefici ricevuti.
Secondo punto: chiedere la grazia di conoscere i peccati e di
eliminarli.
Terzo punto: chiedere conto alla propria coscienza ora per ora, o
periodo per periodo, da quando ci si è alzati fino al momento di questo esame,
prima sui pensieri, poi sulle parole e infine sulle azioni, seguendo lo stesso
procedimento che è stato indicato nell'esame particolare [25].
Quarto punto: chiedere perdono a Dio nostro Signore per le mancanze.
Quinto punto: proporre di emendarsi con la sua grazia. Infine dire un
Padre nostro.
[44] CONFESSIONE
GENERALE E COMUNIONE.
Chi liberamente vorrà fare la confessione generale, ne ricaverà, fra molti
altri, questi tre vantaggi.
Primo. Chi si confessa ogni anno non è tenuto a fare la confessione
generale; ma se la fa, ne ricava maggior frutto e merito, per il maggior dolore
attuale di tutti i peccati e di tutte le cattiverie dell'intera vita.
Secondo. Durante gli esercizi spirituali, i peccati e la loro malizia si
conoscono più a fondo che nel tempo in cui non si prendeva tanta cura della
vita interiore; perciò se ne acquista maggiore consapevolezza e dolore, e si
ricava maggior frutto e merito che in passato.
Terzo. Per conseguenza, confessandosi meglio e con migliori
disposizioni, si è anche più preparati e disposti a ricevere la santa
Eucaristia; e questo aiuta, non solo a non ricadere in peccato, ma anche a
mantenersi e a crescere nella grazia. La confessione generale si farà di
preferenza subito dopo gli esercizi della prima settimana.
[45] PRIMO ESERCIZIO:
MEDITAZIONE DA FARE CON LE TRE FACOLTÀ DELL'ANIMA SUL PRIMO, SECONDO E TERZO
PECCATO. DOPO UNA PREGHIERA PREPARATORIA E DUE PRELUDI, COMPRENDE TRE PUNTI
PRINCIPALI E UN COLLOQUIO.
[46] La preghiera preparatoria consiste nel chiedere a Dio nostro
Signore la grazia che tutte le mie intenzioni, le mie attività esterne e le mie
operazioni interiori tendano unicamente al servizio e alla lode della sua
divina Maestà.
[47] Il primo preludio è la composizione vedendo il luogo. Qui è da notare
che nella contemplazione o meditazione di una realtà sensibile, come è
contemplare Cristo nostro Signore che è visibile, la composizione consisterà
nel vedere con l'immaginazione il luogo materiale dove si trova quello che
voglio contemplare: per luogo materiale si intende, ad esempio, il tempio o un
monte dove si trova Gesù Cristo o nostra Signora, secondo quello che voglio
contemplare. Nella contemplazione o meditazione di una realtà non sensibile,
come in questo caso dei peccati, la composizione consisterà nel vedere con
l'immaginazione e nel considerare la mia anima imprigionata in questo corpo
mortale, e tutto l'uomo come esule in questa valle fra animali bruti: tutto
l'uomo, si intende cioè anima e corpo.
[48] Il secondo preludio consiste nel domandare a Dio nostro Signore
quello che voglio e desidero. La domanda deve essere conforme all'argomento
trattato. Per esempio, se contemplo la risurrezione, domanderò gioia con Cristo
gioioso; se contemplo la passione, domanderò dolore, lacrime e sofferenza con
Cristo sofferente. Qui sarà domandare vergogna e umiliazione per me stesso,
vedendo quanti si sono dannati per un solo peccato mortale, e quante volte io
avrei meritato di essere condannato in eterno per i miei tanti peccati.
[49] Nota. Prima di tutte le meditazioni o contemplazioni, si
devono fare sempre la preghiera preparatoria, senza cambiarla, e i due preludi
già indicati, variandoli alcune volte secondo l'argomento trattato.
[50] Primo punto. Il primo peccato è quello degli angeli: su
questo devo esercitare la memoria, poi l'intelletto ragionando, infine la
volontà. Voglio ricordare e capire tutto questo per vergognarmi e umiliarmi
sempre più, confrontando l'unico peccato degli angeli con i miei tanti peccati:
essi sono andati all'inferno per un solo peccato, e io l'ho meritato
innumerevoli volte per i miei tanti peccati. Devo dunque richiamare alla
memoria il peccato degli angeli: essi furono creati in grazia, ma non vollero
usare la libertà per prestare rispetto e obbedienza al loro Creatore e Signore;
perciò, divenuti superbi, passarono dalla grazia alla perversione e furono
precipitati dal cielo nell'inferno. Devo poi ragionare più in particolare con
l'intelletto e suscitare gli affetti con la volontà.
[51] Secondo punto. Il secondo peccato è quello di Adamo ed Eva: anche
su questo devo esercitare le tre facoltà dell'anima. Richiamerò alla memoria
che, in seguito a questo peccato, essi fecero penitenza per tanto tempo, e fra
gli uomini dilagò tanta corruzione, per cui molti andarono all'inferno. Devo
dunque richiamare alla memoria il secondo peccato, quello dei nostri
progenitori: dopo che Adamo fu creato nella regione di Damasco e posto nel
paradiso terrestre, e dopo che Eva fu formata da una sua costola, fu loro
proibito di mangiare il frutto dell'albero della scienza; ma essi ne mangiarono
e così peccarono; perciò, coperti di pelli e scacciati dal paradiso,
trascorsero tutta la vita fra molti travagli e molta penitenza, senza la
giustizia originale che avevano perduto. Devo poi ragionare più in particolare
con l'intelletto ed esercitare la volontà nel modo già indicato.
[52] Terzo punto. Devo fare ancora lo stesso sul terzo peccato
particolare: è il caso di una persona che per un solo peccato mortale è andata
all'inferno, e di moltissime altre persone che vi sono andate per meno peccati
di quanti ne ho fatto io. Devo dunque fare lo stesso sul terzo peccato
particolare, richiamando alla memoria la gravità e la malizia del peccato
contro il mio Creatore e Signore. Devo poi ragionare con l'intelletto,
considerando che chi ha peccato e agito contro la bontà infinita, giustamente è
stato condannato in eterno, e concludere con la volontà nel modo già indicato.
[53] Colloquio. Immaginando Cristo nostro Signore davanti a me e posto
in croce, farò un colloquio: egli da Creatore è venuto a farsi uomo, e dalla
vita eterna è venuto alla morte temporale, così da morire per i miei peccati.
Farò altrettanto esaminando me stesso: che cosa ho fatto per Cristo, che cosa
faccio per Cristo, che cosa devo fare per Cristo. Infine, vedendolo in quello
stato e appeso alla croce, esprimerò quei sentimenti che mi si presenteranno.
[54] Il colloquio deve essere spontaneo, come quando un amico parla
all'amico, o un servitore parla al suo padrone, ora chiedendo un favore, ora
accusandosi di una colpa, ora manifestando un suo problema e chiedendo
consiglio. Alla fine si dice un Padre nostro.
[55] SECONDO ESERCIZIO:
MEDITAZIONE SUI PECCATI. DOPO LA PREGHIERA PREPARATORIA E DUE PRELUDI,
COMPRENDE CINQUE PUNTI E UN COLLOQUIO.
La preghiera preparatoria è la stessa [46].
Il primo preludio è la stessa composizione.
Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere
un profondo e intenso dolore e lacrime per i miei peccati.
[56] Primo punto. Il primo punto consiste nel passare in rassegna i miei
peccati: devo cioè richiamare alla memoria tutti i peccati della mia vita,
esaminando anno per anno o periodo per periodo. A questo proposito sono utili
tre considerazioni: rivedere il luogo e la casa dove ho abitato, le relazioni
che ho avuto con altri, le attività che ho svolto.
[57] Secondo punto. Valuto i miei peccati, considerando la bruttura e la
malizia che ogni peccato mortale commesso ha per sua natura, anche se non si
trattasse di cosa proibita.
[58] Terzo punto. Considero chi sono io, ridimensionando me stesso
mediante confronti.
Primo: che cosa sono io rispetto a tutti gli uomini;
secondo: che cosa sono gli uomini rispetto a tutti gli angeli e i santi del
paradiso;
terzo: considero che cos'è tutto l'universo rispetto a Dio; allora, io da solo
che cosa posso essere?;
quarto: considero tutta la corruzione e la bruttura della mia persona;
quinto: mi considero come una piaga e un ascesso, da cui sono usciti tanti
peccati, tante cattiverie e così nauseante veleno.
[59] Quarto punto. Considero chi è Dio contro il quale ho peccato,
confrontando i suoi attributi con i rispettivi contrari che sono in me: la sua
sapienza con la mia ignoranza, la sua onnipotenza con la mia fragilità, la sua
giustizia con la mia iniquità, la sua bontà con la mia cattiveria.
[60] Quinto punto. Un grido di stupore con profonda commozione,
considerando che tutte le creature mi hanno lasciato in vita e conservato in
essa: gli angeli, che sono la spada della giustizia divina, mi hanno sopportato
e custodito e hanno pregato per me; i santi hanno continuato a intercedere e a
pregare per me; e il cielo, il sole, la luna, le stelle e gli elementi, i
frutti, gli uccelli, i pesci e gli altri animali... ; e la terra non si è aperta
per inghiottirmi, creando nuovi inferni per essere tormentato in essi in
eterno.
[61] Colloquio. Alla fine farò un colloquio riflettendo sulla
misericordia divina, ringraziando Dio nostro Signore che mi ha conservato in
vita fino ad ora, e facendo il proposito di emendarmi con la sua grazia per
l'avvenire. Terminerò dicendo un Padre nostro.
[62] TERZO ESERCIZIO:
RIPETIZIONE DEL PRIMO E DEL SECONDO ESERCIZIO CON TRE COLLOQUI.
Dopo la preghiera preparatoria [46] e i due preludi, ripeto il primo e il secondo
esercizio, fermando l'attenzione e trattenendomi più a lungo sui punti nei
quali ho sentito maggior consolazione o desolazione o maggior sentimento
spirituale. Dopo questo farò tre colloqui nel modo seguente.
[63] Il primo colloquio con nostra Signora, perché mi ottenga da suo
Figlio tre grazie: la prima, che io acquisti un'intima conoscenza dei miei
peccati e li detesti; la seconda, che io senta il disordine delle mie azioni, e
così, detestandole, possa emendarmi e mettere ordine in me stesso; la terza,
che io prenda conoscenza del mondo, e così, detestandolo, possa tenermi lontano
dalle vanità terrene. Qui dirò un'Ave Maria.
Il secondo colloquio, nello stesso modo, con il Figlio, perché mi ottenga
queste grazie dal Padre. Qui dirò la preghiera "Anima di Cristo".
Il terzo colloquio, nello stesso modo, con il Padre, perché l'eterno Signore me
le conceda. Qui dirò un Padre nostro.
[64] QUARTO ESERCIZIO:
RIPRESA DEL TERZO ESERCIZIO.
La ripresa consiste nel ricordare sinteticamente le verità contemplate negli
esercizi precedenti e nel riflettere a lungo su queste con l'intelletto senza
divagazioni. Alla fine si fanno gli stessi tre colloqui.
[65] QUINTO ESERCIZIO:
MEDITAZIONE SULL'INFERNO. DOPO UNA PREGHIERA PREPARATORIA E DUE PRELUDI, COMPRENDE
CINQUE PUNTI E UN COLLOQUIO.
La preghiera preparatoria è la solita [46].
Il primo preludio è la composizione: qui consiste nel vedere con
l'immaginazione l'inferno in tutta la sua lunghezza, larghezza e profondità.
Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere
un'intima conoscenza della pena che soffrono i dannati; così, se per le mie
colpe dovessi dimenticarmi dell'amore dell'eterno Signore, almeno il timore
delle pene mi aiuti a non cadere in peccato.
[66] Primo punto: vedo con l'immaginazione le grandi fiamme dell'inferno
e le anime come in corpi incandescenti.
[67] Secondo punto: ascolto con le orecchie i pianti, le urla, le grida,
le bestemmie contro nostro Signore e contro tutti i santi.
[68] Terzo punto: odoro con l'olfatto il fumo, lo zolfo, il fetore e il
putridume.
[69] Quarto punto: assaporo con il gusto cose amare, come le lacrime, la
tristezza e il rimorso della coscienza.
[70] Quinto punto: palpo con il tatto, come cioè quelle fiamme avvolgono
e bruciano le anime.
[71] Colloquio. Facendo un colloquio con Cristo nostro Signore,
richiamerò alla memoria le anime che sono all'inferno: alcune perché non
credettero alla sua venuta; altre perché, pur credendoci, non agirono secondo i
suoi comandamenti. Distinguerò tre categorie:
La prima, precedentemente alla sua venuta. La seconda, durante la sua vita.
La terza, dopo la sua vita in questo mondo.
Nel fare questo, lo ringrazierò perché non ha permesso che io fossi in nessuna
delle tre categorie, mettendo fine alla mia vita; così pure perché fino ad ora
ha sempre avuto per me tanta pietà e misericordia. Terminerò dicendo un Padre
nostro.
[72] Nota. Il primo esercizio si fa a mezzanotte; il secondo al mattino
appena alzati, il terzo prima o dopo la messa, ma comunque prima del pranzo; il
quarto all'ora dei vespri; il quinto un'ora prima della cena. Questa
distribuzione del tempo va osservata generalmente in tutte le quattro
settimane; però può essere modificata, secondo che l'età, la disposizione e il
temperamento dell'esercitante gli consentano di fare i cinque esercizi o di
farne meno.
[73] ADDIZIONI PER FARE
MEGLIO GLI ESERCIZI E PER TROVARE PIÙ FACILMENTE QUELLO CHE SI DESIDERA.
Prima addizione. Dopo essermi coricato, sul punto di addormentarmi, per
la durata di un'Ave Maria, penserò a che ora devo alzarmi e a che scopo, e
richiamerò sinteticamente l'esercizio che devo fare.
[74] Seconda addizione. Appena sveglio, senza distrarmi con altri
pensieri, rivolgerò subito l'attenzione a quello che devo contemplare nel primo
esercizio della mezzanotte. Mi sforzerò di provare vergogna per i miei tanti
peccati, proponendomi qualche esempio, come quello di un cavaliere che si trova
alla presenza del re e di tutta la sua corte, pieno di vergogna e di
umiliazione per averlo offeso gravemente, pur avendo prima ricevuto da lui
molti doni e molti favori. Così pure, nel secondo esercizio mi immaginerò come
un grande peccatore incatenato, sul punto di comparire, stretto in catene,
davanti al sommo ed eterno Giudice; mi proporrò l'esempio dei carcerati che,
incatenati e ormai degni di morte, compaiono davanti al giudice terreno. Mi
vestirò trattenendomi in questi o in altri pensieri, secondo l'argomento della
meditazione.
[75] Terza addizione. Per la durata di un Padre nostro, starò in piedi a
un passo o due dal posto dove sto per contemplare o meditare: volgendo in alto
la mente e pensando che Dio nostro Signore mi guarda e cose simili, farò un
atto di riverenza o di umiltà.
[76] Quarta addizione. Incomincerò la contemplazione o in ginocchio, o
prostrato per terra, o disteso con il volto verso l'alto, o seduto, o in piedi,
cercando sempre quello che voglio. Terrò presenti due cose: la prima che, se
trovo quello che voglio stando in ginocchio, non cambierò posizione; lo stesso
se lo trovo stando prostrato, e così via; la seconda che, dove troverò quello
che voglio, lì mi fermerò, senza aver fretta di passare oltre, finché non ne
sia pienamente soddisfatto.
[77] Quinta addizione. Dopo aver finito l'esercizio, per un quarto
d'ora, stando seduto o passeggiando, esaminerò come mi è andata la
contemplazione o la meditazione: se è andata male, cercherò la causa da cui
questo deriva e, dopo averla individuata, me ne pentirò per emendarmi in
avvenire; se è andata bene, ringrazierò Dio nostro Signore e un'altra volta
farò allo stesso modo.
[78] Sesta addizione. Eviterò di pensare a cose piacevoli o liete, come
il paradiso o la risurrezione, perché ogni pensiero di gioia o di letizia
impedisce di sentire pena, dolore e lacrime per i peccati. Mi ricorderò invece
che voglio sentire dolore e pena, pensando piuttosto alla morte e al giudizio.
[79] Settima addizione. Mi priverò totalmente della luce, chiudendo le
imposte e le porte mentre sono in camera, tranne che per recitare l'ufficio
divino, leggere e mangiare.
[80] Ottava addizione. Eviterò di ridere e di dire cosa alcuna che
provochi il riso.
[81] Nona addizione. Terrò gli occhi bassi, tranne che nel ricevere la
persona con cui devo parlare e nel congedarla.
[82] Decima addizione. Riguarda la penitenza, che si divide in interna
ed esterna. La penitenza interna consiste nel dolersi dei propri peccati, con
il fermo proposito di non commettere più né questi né altri. La penitenza
esterna, che è frutto della prima, consiste nel castigarsi dei peccati commessi
e si pratica soprattutto in tre modi.
[83] Primo modo: riguarda il vitto. Si noti che togliere il superfluo
non è penitenza ma temperanza; penitenza è togliere dal conveniente: quanto più
tanto meglio, purché la persona non si indebolisca e non ne consegua una seria
infermità.
[84] Secondo modo: riguarda il sonno. Anche qui non è penitenza togliere
il superfluo, cioè quanto sa di raffinatezza e di mollezza; penitenza è
togliere dal conveniente: quanto più tanto meglio, purché la persona non si
indebolisca e non ne consegua una seria infermità. Non si deve neanche togliere
niente dal sonno conveniente, a meno che non serva per raggiungere il giusto
mezzo, se si avesse la cattiva abitudine di dormire troppo.
[85] Terzo modo: riguarda il castigo del corpo, infliggendogli un dolore
sensibile; questo si ottiene portando sulle membra cilici o cordicelle o
catenelle di ferro, flagellandosi o ferendosi, o con altre forme di austerità.
[86] Nota bene. Il modo migliore e più sicuro di fare penitenza sembra
questo: che il dolore si senta all'esterno e non penetri all'interno, così da
procurare sofferenza ma non infermità. Perciò sembra più opportuno flagellarsi
con cordicelle sottili che fanno male all'esterno, piuttosto che in un altro
modo che possa causare all'interno una seria infermità.
[87] Prima nota. Le penitenze esteriori si fanno soprattutto per tre
scopi: il primo, per riparare i peccati commessi; il secondo, per vincere se
stesso, cioè perché l'istinto obbedisca alla ragione, e le facoltà sensitive
siano sottomesse a quelle spirituali, il terzo, per cercare e ottenere qualche
grazia o dono che si vuole e si desidera: per esempio, se uno desidera ottenere
un'intima contrizione dei propri peccati, oppure il dono di piangere molto su
questi o sulle pene e i dolori che Cristo nostro Signore ha sofferto nella
passione; o ancora per sciogliere qualche dubbio in cui si trova.
[88] Seconda nota. Si noti che la prima e la seconda addizione si devono
applicare per gli esercizi della mezzanotte e dell'alba, non per quelli che si
fanno in altre ore. La quarta addizione non si applicherà mai in chiesa davanti
ad altri, ma in privato, per esempio in casa propria.
[89] Terza nota. Quando l'esercitante non trova ancora quello che
desidera, come lacrime o consolazioni e così via, spesso giova fare qualche
cambiamento nel vitto, nel sonno e negli altri modi di fare penitenza, e così
variare, facendo penitenza per due o tre giorni, e per altri due o tre no.
Infatti per alcuni è opportuno fare più penitenza e per altri meno; spesso,
inoltre, si tralascia di fare penitenza per amore dei propri sensi o perché si
crede erroneamente di non poterla sopportare senza una seria infermità; altre
volte, invece, si fa troppa penitenza pensando che il corpo possa sopportarla.
Dio nostro Signore, che conosce perfettamente la nostra natura, spesso in
questi cambiamenti fa sentire a ciascuno quello che per lui è opportuno.
[90] Quarta nota. L'esame particolare si farà per eliminare difetti e
negligenze negli esercizi e nelle addizioni. Lo stesso vale per la seconda,
terza e quarta settimana.