
REGOLE
Paragrafi
313-327
REGOLE
PER SENTIRE E RICONOSCERE IN QUALCHE MODO I DIVERSI MOTI CHE SI PRODUCONO
NELL'ANIMA: PER ACCOGLIERE QUELLI BUONI E RESPINGERE QUELLI CATTIVI. QUESTE
REGOLE SONO PIU' ADATTE ALLA PRIMA SETTIMANA.
Paragrafi
328-336
REGOLE
SULLO STESSO ARGOMENTO PER UN MAGGIORE DISCERNIMENTO DELLO SPIRITO. ESSE
CONCERNONO SOPRATTUTTO LA SECONDA SETTIMANA
Paragrafi
337-344
REGOLE
DA OSSERVARE QUANDO SI DEVONO DISTRIBUIRE LE ELEMOSINE.
Paragrafi
345-351
NOTE PER
AIUTARE A COGLIERE E CAPIRE GLI SCRUPOLI E LE INSINUAZIONI DEL NOSTRO
NEMICO.
Paragrafi
352-370
REGOLE
DA OSSERVARE PER AVERE IL NOSTRO VERO RUOLO NELLA CHIESA MILITANTE.
[313] REGOLE PER
SENTIRE E RICONOSCERE IN QUALCHE MODO LE VARIE MOZIONI CHE SI PRODUCONO
NELL'ANIMA, PER ACCOGLIERE LE BUONE E RESPINGERE LE CATTIVE. QUESTE REGOLE SONO
ADATTE SOPRATTUTTO ALLA PRIMA SETTIMANA.
[314] Prima regola. A coloro che passano da un peccato mortale
all'altro, il demonio comunemente è solito proporre piaceri apparenti, facendo
loro immaginare diletti e piaceri sensuali, per meglio mantenerli e farli
crescere nei loro vizi e peccati. Con questi, lo spirito buono usa il metodo
opposto, stimolando al rimorso la loro coscienza con il giudizio della ragione.
[315] Seconda regola. In coloro che si impegnano a purificarsi dai loro
peccati e che procedono di bene in meglio nel servizio di Dio nostro Signore,
avviene il contrario della prima regola. In questo caso, infatti, è proprio
dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con
false ragioni, per impedire di andare avanti; invece è proprio dello spirito
buono dare coraggio ed energie, consolazioni e lacrime, ispirazioni e serenità,
diminuendo e rimovendo ogni difficoltà, per andare avanti nella via del bene.
[316] Terza regola: la consolazione spirituale. Si intende per
consolazione quando si produce uno stimolo interiore, per cui l'anima si
infiamma di amore per il suo Creatore e Signore, e quindi non può amare nessuna
delle realtà di questo mondo per se stessa, ma solo per il Creatore di tutte;
così pure quando uno versa lacrime che lo portano all'amore del Signore, sia
per il dolore dei propri peccati, sia per la passione di Cristo nostro Signore,
sia per altri motivi direttamente ordinati al suo servizio e alla sua lode.
Infine si intende per consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità, e
ogni gioia interiore che stimola e attrae alle realtà celesti e alla salvezza
dell'anima, dandole tranquillità e pace nel suo Creatore e Signore.
[317] Quarta regola: la desolazione spirituale. Si intende per
desolazione tutto il contrario della terza regola, per esempio l'oscurità
dell'anima, il turbamento interiore, lo stimolo verso le cose basse e terrene,
l'inquietudine dovuta a diverse agitazioni e tentazioni: così l'anima s'inclina
alla sfiducia, è senza speranza e senza amore, e si ritrova pigra, tiepida,
triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Infatti, come la
consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che sorgono dalla
consolazione sono contrari a quelli che sorgono dalla desolazione.
[318] Quinta regola. Nel tempo della desolazione non bisogna mai fare
cambiamenti, ma rimanere saldi e costanti nei propositi e nella decisione in
cui si era nel giorno precedente a quella desolazione, o nella decisione in cui
si era nella consolazione precedente. Infatti, come nella consolazione ci guida
e ci consiglia soprattutto lo spirito buono, così nella desolazione lo fa lo
spirito cattivo, e con i suoi consigli noi non possiamo prendere la strada
giusta.
[319] Sesta regola. Durante la desolazione non dobbiamo cambiare i
propositi precedenti; però giova molto reagire intensamente contro la stessa
desolazione, per esempio insistendo di più nella preghiera e nella meditazione,
prolungando gli esami di coscienza e aggiungendo qualche forma conveniente di
penitenza.
[320] Settima regola. Chi si trova nella desolazione, consideri che il
Signore, per provarlo, lo ha affidato alle sue forze naturali, perché resista
alle diverse agitazioni e tentazioni del demonio; e può riuscirci con l'aiuto
di Dio che gli rimane sempre, anche se non lo sente chiaramente. È vero,
infatti, che il Signore gli ha sottratto il molto fervore, il grande amore e la
grazia abbondante; però gli ha lasciato la grazia sufficiente per la salvezza
eterna.
[321] Ottava regola. Chi si trova nella desolazione si sforzi di
conservare la pazienza, che si oppone alle sofferenze che patisce; e pensi che
presto sarà consolato, se si impegna con ogni diligenza contro quella desolazione,
come è detto nella sesta regola.
[322] Nona regola. I motivi principali per cui ci troviamo desolati sono
tre: il primo, perché siamo tiepidi, pigri o negligenti nelle pratiche
spirituali, e così la consolazione spirituale si allontana per colpa nostra; il
secondo, perché il Signore vuole provare quanto valiamo e quanto andiamo avanti
nel suo servizio e nella sua lode, anche senza un'abbondante elargizione di
consolazioni e di grandi grazie; il terzo, perché sappiamo con certezza e ci
convinciamo, così da sentirlo internamente, che non dipende da noi acquistare o
conservare una grande devozione, un intenso amore, le lacrime o alcun'altra
consolazione spirituale, ma che tutto è dono e grazia di Dio nostro Signore;
ossia perché non facciamo il nido in casa d'altri, elevando la mente a superbia
o vanagloria con l'attribuire a noi stessi la devozione o altre forme della
consolazione spirituale.
[323] Decima regola. Chi si trova nella consolazione, pensi come si
comporterà nella desolazione che in seguito verrà, preparando nuove forze per
allora.
[324] Undicesima regola. Chi è consolato, procuri di umiliarsi e di
abbassarsi quanto può, pensando quanto poco vale nel tempo della desolazione
senza quella grazia di consolazione. Invece chi si trova nella desolazione
pensi che può fare molto con la grazia di Dio, che è sufficiente per resistere
a tutti gli avversari, e con la forza che riceve dal suo Creatore e Signore.
[325] Dodicesima regola. Il demonio si comporta come una donna, perché
per natura è debole ma vuole sembrare forte. Infatti è proprio di una donna
perdersi d'animo quando litiga con un uomo, e fuggire se l'uomo le si oppone
con fermezza; se invece l'uomo incomincia a fuggire e a perdersi d'animo,
crescono smisuratamente l'ira, lo spirito vendicativo e la ferocia della donna.
Allo stesso modo è proprio del demonio indebolirsi e perdersi d'animo, e quindi
allontanare le tentazioni, quando chi si esercita nella vita spirituale si
oppone ad esse con fermezza, agendo in modo diametralmente opposto; se invece
chi si esercita incomincia a temere e a perdersi d'animo nel sostenere le
tentazioni, non c'è al mondo una bestia così feroce come il nemico della natura
umana nel perseguire con tanta malizia il suo dannato disegno.
[326] Tredicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un
frivolo corteggiatore che vuole rimanere nascosto e non essere scoperto.
Infatti un uomo frivolo, che con discorsi maliziosi circuisce la figlia di un
buon padre o la moglie di un buon marito, vuole che le sue parole e le sue
lusinghe rimangano nascoste; è invece molto contrariato quando la figlia rivela
le sue parole licenziose e il suo disegno perverso al padre, o la moglie al
marito, perché capisce facilmente che non potrà riuscire nell'impresa iniziata.
Allo stesso modo, quando il nemico della natura umana presenta a una persona
retta le sue astuzie e le sue lusinghe, vuole e desidera che queste siano
accolte e mantenute segrete; ma quando essa le manifesta a un buon confessore o
ad altra persona spirituale che conosca gli inganni e le malizie del demonio,
questi ne è molto indispettito; infatti capisce che non potrà riuscire nella
malizia iniziata, dato che i suoi evidenti inganni sono stati scoperti.
[327] Quattordicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un
condottiero che vuole vincere e fare bottino. Infatti un capitano, che è capo
di un esercito, pianta il campo ed esamina le difese o la disposizione di un
castello, e poi lo attacca dalla parte più debole. Allo stesso modo il nemico
della natura umana ci gira attorno ed esamina tutte le nostre virtù teologali,
cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più
deboli e più sprovveduti per la nostra salvezza eterna.
[328] REGOLE PER LO
STESSO SCOPO, RICONOSCENDO MEGLIO GLI SPIRITI. SONO ADATTE SOPRATTUTTO ALLA
SECONDA SETTIMANA.
[329] Prima regola. È proprio di Dio e dei suoi angeli dare con le loro
ispirazioni vera letizia e gioia spirituale, togliendo tutta la tristezza e
l'agitazione che il demonio procura; è invece proprio di costui combattere
contro questa letizia e consolazione spirituale, presentando false ragioni,
cavilli e continue menzogne.
[330] Seconda regola. Solo Dio nostro Signore può dare all'anima una
consolazione senza una causa precedente; infatti è proprio del Creatore entrare
nell'anima, uscire, agire in essa, attirandola tutta all'amore della sua divina
Maestà. Dicendo senza una causa, si intende senza che l'anima senta o conosca
in precedenza alcun oggetto, da cui possa venire quella consolazione mediante i
propri atti dell'intelletto e della volontà.
[331] Terza regola. Sia l'angelo buono sia quello cattivo possono
consolare l'anima con una causa, ma per fini opposti: l'angelo buono per il
bene dell'anima, perché cresca e proceda di bene in meglio; l'angelo cattivo,
al contrario, per attirarla ancor più al suo dannato disegno e alla sua
malizia.
[332] Quarta regola. È proprio dell'angelo cattivo, che si trasforma in
angelo di luce, entrare con il punto di vista dell'anima fedele e uscire con il
suo: suggerisce, cioè, pensieri buoni e santi, conformi a quell'anima retta,
poi a poco a poco cerca di uscirne attirando l'anima ai suoi inganni occulti e
ai suoi perversi disegni.
[333] Quinta regola. Dobbiamo fare molta attenzione al corso dei nostri
pensieri. Se nei pensieri tutto è buono il principio, il mezzo e la fine e se
tutto è orientato verso il bene, questo è un segno dell'angelo buono. Può darsi
invece che nel corso dei pensieri si presenti qualche cosa cattiva o
distrattiva o meno buona di quella che l'anima prima si era proposta di fare,
oppure qualche cosa che indebolisce l'anima, la rende inquieta, la mette in
agitazione e le toglie la pace, la tranquillità e la calma che aveva prima:
questo allora è un chiaro segno che quei pensieri provengono dallo spirito
cattivo, nemico del nostro bene e della nostra salvezza eterna.
[334] Sesta regola. Quando il nemico della natura umana viene scoperto e
riconosciuto per la sua coda serpentina e per il fine cattivo a cui spinge,
colui che è stato tentato farà bene a esaminare subito il corso dei pensieri
buoni all'inizio da lui suggeriti, e a considerare come il demonio a poco a
poco abbia cercato di farlo discendere dalla soavità e dalla gioia spirituale
in cui si trovava, fino ad attirarlo al suo disegno perverso; così, tenendo
conto di questa esperienza, potrà guardarsi dai suoi soliti inganni.
[335] Settima regola. A coloro che procedono di bene in meglio, l'angelo
buono si insinua nell'anima in modo dolce, delicato e soave, come una goccia
d'acqua che entra in una spugna; al contrario, l'angelo cattivo si insinua in
modo pungente, con strepito e agitazione, come quando la goccia d'acqua cade
sulla pietra. Invece, in coloro che procedono di male in peggio, questi due
spiriti si insinuano in modo opposto. La causa di questo è la disposizione
dell'anima, contraria o simile a quegli angeli: infatti, quando è contraria,
entrano con strepito e facendosi sentire; quando invece la disposizione è
simile, l'angelo entra in silenzio, come in casa propria che gli è aperta.
[336] Ottava regola. Quando la consolazione è senza una causa, in essa
non c'è inganno, perché, come si è detto [330], proviene da Dio nostro
Signore; tuttavia la persona spirituale, a cui Dio dà questa consolazione, deve
considerare e distinguere con molta cura e attenzione il tempo proprio di
questa consolazione da quello successivo, nel quale l'anima rimane fervorosa e
favorita dal dono e dalle risonanze della consolazione passata. Spesso infatti,
in questo secondo tempo, sia con un proprio ragionamento, cioè con associazioni
e deduzioni di concetti e di giudizi, sia per l'azione dello spirito buono o di
quello cattivo, la persona formula propositi o pensieri che non sono ispirati
direttamente da Dio nostro Signore; perciò bisogna esaminarli molto
accuratamente, prima di dar loro pieno credito e di metterli in atto.
REGOLE PER FARE
ELARGIZIONI
[337] CHI HA
L'INCARICO DI FARE ELARGIZIONI DEVE OSSERVARE LE REGOLE SEGUENTI.
[338] Prima regola. Se faccio un'elargizione a parenti o ad amici o a
persone a cui sono affezionato, devo considerare quattro regole, delle quali in
parte si è già parlato trattando dell'elezione [184-187].
La prima: l'amore che mi muove e mi induce a fare quella elargizione deve
discendere dall'alto, cioè dall'amore di Dio nostro Signore, così che io senta
prima di tutto che l'amore più o meno grande che ho per queste persone è amore
per Dio, e che Dio sia presente nel motivo per cui le amo di più.
[339] Seconda regola. Voglio immaginare una per sona che non ho mai
visto né conosciuto e, desiderando per lei ciò che è più perfetto nel suo
ufficio e nel suo stato, considerare come io vorrei che essa si regolasse nel
modo di fare l'elargizione, per la maggior gloria di Dio e la maggior
perfezione della sua anima; farò quindi lo stesso, osservando la norma e la
misura che vorrei per l'altra persona e che ritengo giusta.
[340] Terza regola. Voglio considerare, come se fossi in punto di morte,
il criterio e la misura che allora vorrei aver tenuto nel mio compito di
amministratore; e regolandomi su questa, la osserverò nella mia elargizione.
[341] Quarta regola. Immaginando come mi troverò nel giorno del
giudizio, pensando come allora vorrei aver adempiuto questo ufficio e incarico
di amministratore; e osserverò la norma che allora vorrei aver seguito.
[342] Quinta regola. Quando uno sente propensione e affezione verso
alcune persone alle quali vuole fare un'elargizione, si soffermi a ruminare
bene sulle quattro regole precedenti [184-187], esaminando e vagliando su
queste la sua affezione, e non faccia alcuna elargizione finché la sua
affezione disordinata non sia completamente eliminata e respinta, secondo tali
regole.
[343] Sesta regola. Non c'è colpa nell'usare i beni ecclesiastici per
distribuirli, quando uno è chiamato a tale ufficio dal nostro Dio e Signore;
tuttavia c'è dubbio di colpa o di eccesso circa la quantità da prelevare e da
destinare a se stesso, da quello che si ha per darlo ad altri; pertanto è
possibile riformare il proprio stato di vita secondo le regole precedenti.
[344] Settima regola. Per le ragioni già esposte e per molte altre, in
quello che riguarda la propria persona e l'andamento della casa, è sempre
meglio e più sicuro ridurre e diminuire più che si può, e avvicinarsi il più
possibile al nostro supremo pontefice, nostro modello e nostra regola, che è
Cristo nostro Signore. Conforme a questo principio, il terzo concilio di
Cartagine (a cui prese parte sant'Agostino) stabilisce e ordina che la
suppellettile del vescovo sia semplice e povera. La stessa considerazione si
deve fare per tutti i modi di vita, cercando di adattarla alla condizione e
allo stato delle persone. Così, per il matrimonio, abbiamo l'esempio di san
Gioacchino e di sant'Anna, che, dividendo i loro beni in tre parti, davano la
prima ai poveri, destinavano la seconda al ministero e al servizio del tempio,
e conservavano la terza per il sostentamento proprio e della famiglia.
REGOLE PER
RICONOSCERE GLI SCRUPOLI
[345] LE NOTE
SEGUENTI AIUTANO A SENTIRE E A RICONOSCERE GLI SCRUPOLI E LE SUGGESTIONI DEL
NOSTRO AVVERSARIO.
[346] Prima nota. Si chiama comunemente scrupolo quello che procede dal
nostro giudizio e dalla nostra libertà, cioè il definire liberamente che sia
peccato quello che peccato non è, come quando uno calpesta inavvertitamente una
croce di paglia e crede, a suo giudizio, di avere peccato; ma questo,
propriamente, è un giudizio erroneo e non uno scrupolo.
[347] Seconda nota. È invece propriamente uno scrupolo e una tentazione
del demonio quando, dopo aver calpestato quella croce, o dopo aver pensato o
detto o fatto qualche altra cosa, mi viene dal di fuori il pensiero di aver
peccato, mentre d'altra parte mi sembra di non aver peccato, e intanto in
questo dubitare e non dubitare mi sento turbato.
[348] Terza nota. Il primo scrupolo, cioè quello della prima nota,
dev'essere assolutamente respinto, perché non è altro che un errore; invece il
secondo, cioè quello della seconda nota, per un po' di tempo giova non poco a
colui che fa gli esercizi spirituali; anzi purifica grandemente e rende limpida
la sua anima, allontanandola molto da ogni ombra di peccato, come dice san
Gregorio: "È proprio delle coscienze delicate (bonarum mentium) vedere
peccato dove peccato non c'è".
[349] Quarta nota. Il demonio osserva bene se un'anima è grossolana o
delicata. Se è delicata, cerca di renderla ancor più delicata fino all'eccesso,
per turbarla e confonderla maggiormente; per esempio, se vede che uno non
consente né a peccato mortale né a veniale, né ad alcuna ombra di peccato
volontario, allora il demonio, quando non può farlo cadere in qualche cosa che
sembri peccato, cerca di fargli credere peccato quello che peccato non è, come
una parola o un pensiero senza importanza. Se invece l'anima è grossolana, il
demonio cerca di renderla ancor più grossolana; per esempio, se prima non
faceva conto dei peccati veniali, cercherà che faccia poco conto dei mortali;
e, se prima ne faceva un po' conto, cercherà che ora ne faccia molto meno o
niente.
[350] Quinta nota. Chi desidera progredire nella vita spirituale, deve
sempre procedere in senso contrario al demonio; cioè, se il demonio vuole
rendere la sua anima più grossolana, cerchi di renderla più delicata; così
pure, se il demonio fa in modo di affinarla per condurla all'eccesso, procuri
di fissarla nel giusto mezzo per essere del tutto tranquillo.
[351] Sesta nota. Quando un'anima buona vuole dire o fare qualche cosa a
gloria di Dio nostro Signore, nella fedeltà alla Chiesa e secondo la mente dei
superiori, se gli viene dal di fuori il pensiero o la tentazione di non dire o
di non fare quella cosa, con il pretesto di vanagloria o d'altro, allora deve
elevare la mente al suo Creatore e Signore: se vede che quella cosa è per il
suo debito servizio, o almeno non contraria, deve agire in modo diametralmente
opposto a quella tentazione, come dice san Bernardo: "Non ho incominciato
per te, né per te finirò".
REGOLE PER SENTIRE
CON LA CHIESA
[352] PER IL RETTO
SENTIRE CHE DOBBIAMO AVERE NELLA CHIESA MILITANTE, SI OSSERVINO LE REGOLE
SEGUENTI.
[353] Prima regola. Messo da parte ogni giudizio proprio, dobbiamo avere
l'animo disposto e pronto a obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro
Signore, che è la nostra santa madre Chiesa gerarchica.
[354] Seconda regola. Si lodi il confessarsi con il sacerdote e il
ricevere la santa Eucarestia una volta all'anno, molto più ogni mese, e molto
meglio ancora ogni otto giorni, con le condizioni richieste e dovute.
[355] Terza regola. Si lodi il partecipare spesso alla messa; così pure
si lodino i canti, i salmi e le lunghe preghiere in chiesa e fuori di essa, e
anche l'orario fissato a tempi determinati per ogni funzione sacra, per ogni
preghiera e per tutte le ore canoniche.
[356] Quarta regola. Si lodino molto gli ordini religiosi, il celibato e
la castità, e il matrimonio non tanto come questi.
[357] Quinta regola. Si lodino i voti religiosi di obbedienza, povertà e
castità e delle altre opere di perfezione consigliate. Si noti che il voto
riguarda cose che conducono alla perfezione evangelica; perciò non si deve far
voto di cose che allontanano da essa, come esercitare il commercio, sposarsi e
simili.
[358] Sesta regola. Si lodino le reliquie dei santi, venerando quelle e
pregando questi; si lodino le celebrazioni stazionali, i pellegrinaggi, le
indulgenze, i giubilei, le crociate e le candele che si accendono nelle chiese.
[359] Settima regola. Si lodino le disposizioni circa i digiuni e le
astinenze, come quelli della quaresima, delle quattro tempora, delle vigilie, del
venerdì e del sabato; così pure le penitenze, non solo interne ma anche
esterne.
[360] Ottava regola. Si lodino il decorare e l'erigere chiese, così pure
le immagini, venerandole secondo quello che rappresentano.
[361] Nona regola. Si lodino infine tutti i precetti della Chiesa, con
l'animo pronto a cercare ragioni in loro difesa e mai contro di essi.
[362] Decima regola. Dobbiamo essere sempre pronti ad approvare e a
lodare, sia le disposizioni e le raccomandazioni, sia i comportamenti dei
superiori. Infatti, anche se alcuni di questi non fossero buoni, o non lo
fossero stati, il criticarli, predicando in pubblico o discorrendo con persone
semplici, susciterebbe mormorazione e scandalo piuttosto che vantaggio; e così
la gente si sdegnerebbe contro i superiori civili o religiosi. Tuttavia, come è
dannoso criticare i superiori in loro assenza davanti alla gente semplice, così
può essere vantaggioso parlare dei loro cattivi comportamenti alle persone che
possono portarvi rimedio.
[363] Undicesima regola. Si deve lodare la teologia positiva e la
scolastica. Infatti, come è proprio dei dottori positivi san Gerolamo,
sant'Agostino, san Gregorio e altri muovere l'affetto per amare e servire in
tutto Dio nostro Signore, così è proprio degli scolastici san Tommaso, san
Bonaventura, Pietro Lombardo e altri definire e chiarire per i nostri tempi
quanto è necessario per raggiungere la salvezza eterna e per meglio impugnare e
confutare gli errori e le falsità. Infatti i dottori scolastici, che sono più
moderni, non solo si servono dell'autentica interpretazione della Sacra
Scrittura e dei santi dottori positivi, ma, illuminati e guidati essi stessi
dalla grazia divina, utilizzano anche i concili, i canoni e le costituzioni
della nostra santa madre Chiesa.
[364] Dodicesima regola. Dobbiamo evitare di fare paragoni tra noi vivi
e i beati del cielo. Infatti si sbaglia non poco, dicendo per esempio: questi
ne sa più di sant'Agostino, è uguale o superiore a san Francesco, è un altro
san Paolo per bontà e santità, e così via.
[365] Tredicesima regola. Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre
tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo
stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti noi crediamo che lo Spirito che ci
governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro
Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre
Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e signore nostro che diede i
dieci comandamenti.
[366] Quattordicesima regola. È verissimo che nessuno si può salvare
senza essere predestinato e senza avere la fede e la grazia; tuttavia bisogna
fare molta attenzione nel modo di parlare e di discutere di tutti questi
argomenti.
[367] Quindicesima regola. Abitualmente non si deve parlare molto della
predestinazione; ma se in qualche modo e qualche volta se ne parla, se ne deve
parlare in modo che le persone semplici non cadano in alcun errore, come quando
uno dice: è già stabilito se io dovrò essere salvo o dannato; perciò, sia che
agisca bene sia che agisca male, non potrà accadere diversamente. Così si
diventa pigri e si trascurano le opere che conducono alla salvezza e al
vantaggio spirituale dell'anima.
[368] Sedicesima regola. Così pure bisogna fare attenzione che, parlando
molto e con grande fervore della fede, senza alcuna distinzione o spiegazione,
non si dia occasione alla gente di essere indolente e pigra nell'operare, sia
prima che la fede sia congiunta con la carità, sia dopo.
[369] Diciassettesima regola. Allo stesso modo non si deve parlare
troppo diffusamente della grazia, insistendovi tanto da favorire quell'errore
che nega la libertà. Perciò si può parlare della fede e della grazia, per
quanto ci è possibile con l'aiuto divino, per la maggior lode della divina
Maestà; ma, particolarmente in questi tempi così pericolosi, non in maniera e
in termini tali, che le opere e il libero arbitrio ne ricevano danno o non si
tengano in alcun conto.
[370] Diciottesima regola. Si deve stimare più di tutto il servizio di
Dio nostro Signore per puro amore; tuttavia si deve lodare molto anche il
timore della sua divina Maestà. Infatti, non solo il timore filiale è cosa
buona e santissima, ma, se non si arriva ad altro di meglio o di più utile,
anche il timore servile aiuta molto ad uscire dal peccato mortale; poi, una
volta usciti, si arriva facilmente al timore filiale, che è pienamente accetto
e gradito a Dio nostro Signore, essendo un tutt'uno con l'amore divino.