PRUDENZA

 

Di per la “prudenza” potrebbe essere definita la capacità che può avere l’uomo nello scegliere i mezzi più adatti a raggiungere gli scopi che si prefigge. E siccome gli scopi dell’uomo possono essere purtroppo anche cattivi, S. Paolo parla di una prudenza carnale,   che prende consiglio dalle passioni disordinate e persegue fini peccaminosi, servendosi anche di mezzi malvagi. Più che prudenza, dovrebbe essere chiamata “astuzia” o sapienza diabolica, come la chiama S. Giacomo (3, 15).

Accanto alla prudenza carnale e peccaminosa, si dà anche una prudenza del tutto naturale. Noi parliamo per esempio di un uomo d’affari “prudente”, di uno statista, di un educatore, di un artista, ecc. prudenti. Tutti uomini abili nel perseguire interessi e scopi buoni, ma nell’ambito puramente naturale. Questa prudenza umana e naturale è molto importante e apprezzabile per la vita tanto individuale che sociale, ma non è la virtù soprannaturale e infusa di cui ci accingiamo a parlare, che mette in cima a tutto la la salvezza dell’anima e i beni soprannaturali, rispondendo ad un interrogativo di fondo:«A che cosa serve questo per l’eternità? Aiuta la salvezza dell’anima o la mette in pericolo? »

Il cristiano prudente valuta ogni cosa da questo punto di vista. Gesù stesso ha dato, in forma di domanda, un criterio da adottare nel nostro agire: «Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? » (Mt 16, 26)

La virtù infusa della prudenza si ispira al Vangelo non solo riguardo al fine dell’agire, ma anche nella scelta dei mezzi necessari od utili per raggiungerlo. La prudenza cristiana costituisce la non facile soluzione ottimale di aspetti della vita evangelica che potrebbero sembrare opposti. Per esempio il sapere armonizzare l’indispensabile mitezza ed umiltà di cuore con la decisione e la fortezza, ugualmente necessarie nella lotta cristiana. Parimenti l’ubbidienza con il senso di responsabilità, o l’austerità della vita con la sapiente moderazione, o ancora il senso di giustizia con quello della comprensione e della misericordia.

E’ difficile, dicevamo, compiere quest’opera di armonizzazione, ma è indispensabile al cammino della santità. La prudenza è una compagna fedele durante tutto il cammino della perfezione cristiana. E non solo per quanto ci riguarda personalmente, ma anche per l’esercizio dell’apostolato, in cui, pur con tutta la fedeltà ai principi del Vangelo, bisogna sapere tener conto delle circostanze di vita, del grado di cultura, delle capacità di comprensione, dello stato d’animo e delle disposizioni di coloro ai quali si vuol far giungere la Parola del Signore. Altrimenti invece che del bene si compiono disastri. Del resto Gesù stesso usava questa prudente gradualità nel manifestare la Sua natura divina ed i segreti del Regno del Padre suo alle folle e agli stessi discepoli.

La prima esigenza della virtù della prudenza è, dunque, che non si agisce con precipitazione ed emotività.  Quanta gente, infatti, si lascia guidare dalle impressioni e dagli stati d’animo del momento! Si entusiasmano o si impennano dinanzi a qualsiasi proposta, senza esaminarla e vagliarla con calma, serenità ed attenzione. E ciò si rivela particolarmente dannoso quando si hanno responsabilità di autorità o di educazione: un superiore, un genitore, un educatore emotivo ed imprudente, anche se ben intenzionato, può produrre facilmente danni irreparabili, creando attorno a sé un clima di tensione e reazioni rabbiose ed inconsulte. Le passioni disordinate, la sensualità, le simpatie ed antipatie, l’ira, l’invidia, l’ambizione ecc. sono le grandi nemiche della prudenza cristiana, perché si elevano come un nuvolone di polvere che offusca la vista. Quante volte, per esempio, in un impeto di collera, abbiamo detto una parola, abbiamo scritto una lettera, abbiamo preso una decisione della quale, tornata la calma, abbiamo probabilmente dovuto pentirci amaramente! E’, quindi, regola elementare di prudenza non prendere alcuna decisione importante, non mettere mano ad un affare di rilievo, non fare una riprensione, quando si è interiormente sconvolti da qualche passione. Lasciamo calmare le acque e si eviteranno così molte dannose imprudenze. Ciò, evidentemente, non vuol dire cadere nell’eccesso opposto di non sapere mai prendere una decisione. C’è una ponderazione esagerata che diventa blocco e indecisione patologica, mentre nella vita, e, ripetiamolo, soprattutto in certi posti di responsabilità, è necessario agire con una certa ponderata fermezza e tempestività. Pensate, per esempio, ad un chirurgo dinanzi ad un intervento rischioso, ma urgente. Se un cacciatore mirasse e poi mirasse ancora, senza decidersi a premere il grilletto, non avrebbe molte probabilità di fare una buona preda…. In fondo lo afferma anche la sapienza popolare nel famoso proverbio:”Chi non risica, non rosica!”

Quindi, nel processo di maturazione umana e cristiana, si deve giungere gradatamente ad una sana indipendenza di giudizio e di azione. Bisogna imparare a camminare coi propri piedi e senza bisogno di troppe stampelle, altrimenti siamo ancora nell’infantilismo, nell’immaturità. Ma anche qui, attenzione alle esagerazioni! Dice la Parola di Dio:  «L’uomo assennato non trascura l’avvertimento degli altri» (Sir 32, 18). Soprattutto quando questi “altri” non sono i primi venuti, ma persone qualificate per saggezza, per ministero e per grazia. Ancora il Siracide ci ammonisce:  «Uno tra mille sia il tuo consigliere» (Sir 6, 6). Il vecchio Tobia raccomandava a suo figlio: «Chiedi il parere ad ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio» (Tob 4, 18). Evidentemente è inutile domandare consigli se non si è interiormente disposti ad accettarli o, almeno, a prenderli in seria considerazione. Perché vi sono quelli che domandano consiglio solo per trovare conferma alla propria opinione e alla decisione già presa.

Qui sarebbe opportuno spendere qualche parola sulla salutare pratica della DIREZIONE SPIRITUALE, terreno privilegiato per il fiorire e il fruttificare della prudenza cristiana. La storia della Chiesa, anche recente, ricorda uomini di Dio particolarmente datati del dono del consiglio (che perfeziona la virtù della prudenza) e ricchi di una intuizione soprannaturale che permetteva loro di indicare con certezza ciò che era più conveniente fare in casi anche molto delicati e difficili. E’ impossibile calcolare il bene operato da tali direttori  o consiglieri spirituali con chi si rivolgeva a loro e la grazia di incontrarli sul nostro cammino. Ma anche qui l’ottimo potrebbe essere nemico del bene, come si dice, perché non è sempre pensabile di trovare a portata di mano un San Padre Pio o un S. Leopoldo Mandic da Padova e sarà allora saggio e prudente sapersi avvalere di qualche buon sacerdote, dotato di pietà e di saggezza.

Potremmo anche dire che normalmente una confessione sacramentale celebrata con calma potrebbe anche essere un’ottima occasione per una qualche forma di direzione spirituale…. Anzi la direzione spirituale richiesta ed esercitata nella Grazia specifica del Sacramento della Riconciliazione dovrebbe avere una speciale efficacia, come l’esperienza conferma. Tra l’altro una buona direzione spirituale dovrebbe aiutare ad evitare un’altra grande nemica della prudenza e, in genere, della vita cristiana: l’INCOSTANZA.

E’ incostante quell’uomo che cambia da un momento all’altro  e senza motivi profondi il suo giudizio, l’orientamento della sua volontà, il suo modo di agire. Oggi è tutto fuoco per un’idea, domani la condanna e la combatte. Oggi è entusiasta per un progetto, domani l’abbandona. Oggi è sicuro della propria vocazione, domani è dubbioso e vacillante. L’incostante muta spesso (o addirittura abbandona) le sue pratiche di pietà, i suoi impegni parrocchiali, il suo confessore. Il Signore non può prendere saldamente per mano l’incostante e condurlo alla santità: gli sfugge continuamente, simile ad un bambino che sfugge di mano alla mamma tutte le volte che vede una farfalla… Ecco perché Gesù afferma: «Nessuno, che ha messo mano all’aratro e poi si volta indietro, è adatto per il regno di Dio» (Lc 9,62).

Una tendenza all’incostanza è propria di tutti. Il grado dipende in gran parte dall’emotività e dal temperamento. Ecco perché l’ubbidienza al direttore spirituale educa alla costanza e quindi rende possibile il progresso spirituale.

A formare un’anima costante e prudente vale, poi, moltissimo la preghiera, soprattutto l’orazione mentale, pratica molto diffusa, nei decenni scorsi, specialmente tra i membri, anche giovanissimi, dell’Azione Cattolica e di altre associazioni laicali, ma oggi necessitante di un rilancio su larga scala. Quanto più le motivazioni naturali e soprannaturali, acquisite nella preghiera, diventano sangue del nostro sangue e norme ispiratrici della propria vita, tanto più andrà diminuendo e sparendo ogni vacillamento e incostanza. E’ l’orazione mentale che radica sempre più il nostro pensiero e la nostra volontà nella luce e nell’amore di Dio, cioè in Dio stesso.

Concludiamo. Troppo spesso ci lasciamo condizionare dal nostro modo di pensare e di comportarci dal e dalle chiacchiere degli altri. Pensiamo di essere liberi, ma in realtà siamo pilotati dall’opinione pubblica prevalente. Dobbiamo, certamente, tenere prudentemente conto del modo di vedere degli altri, quando è saggio e corretto, ma non bisogna dimenticare che è impossibile accontentare tutti e che ciò che più conta è accontentare Dio. Nel nostro modo di pensare, di parlare, di agire dobbiamo essere, come ci dice Gesù, “semplici come colombe”, cioè lineari e schietti nella nostra personalità evangelica, così come “astuti come serpenti”, cioè prudenti e perspicaci nell’individuare ed evitare tutto ciò che può intaccare e menomare la nostra testimonianza cristiana, che mai come oggi, in una società ed in una cultura che sta diventando pagana, deve essere chiara, forte e senza compromessi.