AVARIZIA

Nella trattazione dei sette vizi capitali ce ne rimane ancora uno: l’AVARIZIA. E non è un vizio raro o di poco conto se il Profeta Geremia afferma per i suoi contemporanei, ma certamente anche per noi: «….Ecco, la parola del Signore è per loro oggetto di scherno; non la gustano. Io sono perciò pieno dell’ira del Signore , non posso più contenerla…..Perché dal piccolo al grande tutti commettono frode….. » (6, 10 – 13). Ma cos’è, dunque, l’avarizia? E’ un attaccamento disordinato al denaro e alle ricchezze, per cui o si possiede con troppo attacco quello che si ha, o si cerca avidamente quello che non si ha. E’ dunque un errore credere che questo vizio sia l’esclusività dei ricchi  (anche se è vero che chi possiede, più facilmente s’attacca); ci possono essere dei poveri che sono più attaccati ai loro cinque centesimi di gente ricca che possiede molto, ma è libera dalle proprie ricchezze ed è anche molto generosa. Per questo Gesù chiama beati i “poveri di spirito” (Mt 5,3). Un altro errore è credere che siano avari solo quelli che hanno la smania di ammucchiare fino a privarsi del necessario, gli “spilorci” insomma (un atteggiamento assurdo e patologico, per cui il capitalizzare diviene il fine dominante della vita, sul cui altare si sacrifica tutto, persino le proprie necessità). No! Sono avari anche quelli che cercano avidamente roba, soldi, mezzi, per servirsene e soddisfare altre passioni e vizi, perché sostanzialmente l’avarizia sta nel desiderare e ricercare avidamente cose materiali, qualunque  sia lo scopo per cui lo ricercano. Infatti Gesù, volendoci mettere in guardia contro l’avarizia, narra la parabola del ricco epulone (Lc 16), che certo non seppelliva i suoi tesori, ma li profondeva in una vita gaudente e crapulona, talmente incurante del povero Lazzaro, che giaceva affamato e coperto di piaghe alla sua porta….

Prodigalità ed avarizia possono andare a braccetto, come due squallide sorelle, quando si scialacqua per sé e si è spietati con gli altri. Questo vizio lo riscontriamo germinalmente già persino nei bambini più piccoli, il che mostra con chiarezza gli indizi e gli effetti del peccato originale nella nostra natura. Si, forse non c’è vizio che sia più facile scoprire e condannare negli altri e nascondere a noi stessi sotto i più speciosi pretesti: previdenza, risparmio, necessità di famiglia, avvenire dei figli, ecc.

La malizia di questo vizio viene espressa molto bene da S. Paolo, che la definisce una specie di idolatria: «Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono» (Col 3, 5-6). L’avaro trasferisce alla roba e al denaro il culto che è dovuto solo a Dio. Infatti il culto dovuto a Dio ci chiede di riconoscere Lui come nostro ultimo fine, aderendo a Lui con viva fede, speranza ed amore, pronti a sacrificare tutto per Lui («Chi non perde la sua vita per me…..»). L’avaro, invece, pone ogni sua sollecitudine e desiderio nel possesso, nel denaro, nella roba e sacrifica ad essi corpo, sanità, coscienza, salvezza dell’anima…. Non è questa una mostruosa schiavitù ed idolatria? Per questo S. Paolo afferma anche dell’avarizia ciò che fu detto per la superbia, anche essa pure è la radice di tutti i mali:«…Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo. Al contrario coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie inscusate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori.» (1Tm 6, 7 – 10).

Il grande dottore mistico S. Giovanni della Croce (“Salita al Monte Carmelo, L. III) ricorda che l’avaro “Ha un grande oblio e torpore per quanto riguarda la sua salvezza ed una accanita vivacità e acume per le cose del mondo. Ha l’appetito e la gioia delle cose create tanto estesi e dilatati  da essere insaziabili, anzi il suo appetito e la sua sete crescono tanto quanto più egli sta lontano dall’unica fonte da cui potrebbe essere saziato, cioè da Dio…. Accade ciò perché egli ha fatto un dio del denaro e dei beni temporali”.

E calpestando l’amore di Dio, l’avaro calpesta anche quello del prossimo. Non ha mai tempo per le cose di Dio e per i doveri religiosi, nessun interesse per la vita spirituale, ma anche nessun riguardo per il bene del prossimo, divenendo esigente, inesorabile, crudele, speculando addirittura sulle necessità e disgrazie altrui (vedi gli orribili fenomeni dell’usura, delle tangenti ecc.). L’avarizia è un vizio freddo e orribile, che porta in sé con evidenza lo stile di satana, il marchio dell’Infermo.

L’avarizia fa calpestare anche i doveri e i vincoli più sacri e cari, come quello della pietà verso i genitori, dell’affetto verso i parenti più stretti. Non è forse l’interesse e l’attaccamento economico quello che semina liti e contese a tutto spiano, odi implacabili tra fratelli e congiunti? Basta guardarsi intorno per rendersene conto, anche non molto lontano da noi (forse anche dentro di noi!).

E si può giungere facilmente anche al crimine (dato che l’avarizia non lo sia già di per se stessa…). L’avaro si mette sotto i piedi persino i doveri più fondamentali della giustizia. Brama la roba altrui, non esita ad eliminare un competitore negli interessi, provoca qualsiasi danno per ricavarne un vantaggio personale, mente  ed imbroglia in qualsiasi occasione. Forse quasi tutte le ingiustizie che si commettono nel mondo sono ispirate dall’interesse egoistico di qualche avaro…. Ecco perché lo Spirito Santo dice «non esservi al mondo uomo più scellerato dell’avaro», concetto che ritorna frequentemente ed in varia forma nei libri sapienziali dell’A.T. Le bestie più feroci – è un pensiero di S. Agostino – hanno un limite nei loro desideri, perché aggrediscono finché si sentono stimolate dalla fame, ma quando sono sazie lasciano la preda. L’avarizia, invece, è una fiera che non si sazia mai!

Dinanzi a questi evidenti e gravissimi danni dell’avarizia dobbiamo puntare a rimedi efficaci, e, come sempre, li troveremo in direzione opposta a quella del vizio. Cosa fa l’avarizia? Fa ripiegare l’uomo sulle cose, su interessi meschini e mistificanti. L’avaro è odioso ai parenti, inutile agli amici, molesto ai vicini, in un crescendo squallido e preoccupante, perché mentre con l’invecchiare dell’uomo tutti gli altri vizi invecchiano la sola avarizia ringiovanisce (S. Girolamo). Ed allora bisogna educare il cristiano, fin dagli anni determinanti ed orientativi dell’adolescenza, anzi della stessa infanzia, all’atteggiamento opposto, del dono, del mettersi al servizio senza calcoli opportunistici, del vivere la propria vita come una missione. Educare al vero spirito ecclesiale, che consiste appunto nel perdersi nella comunità e per la comunità. Impegnare in questa direzione i momenti più significativi della stessa vita sacramentale. Come vivere, infatti, la condivisione della Mensa Eucaristica, senza sentire il bisogno di prolungarla nella vita quotidiana e nelle più varie situazioni? Anzi, senza sentire l’esigenza di diventare noi stessi “eucaristia” per gli altri, lasciandosi divorare dalle loro necessità? Quale il significato della cresima, se non il costituirci in servizio permanente e generoso del Regno? E, ripeto, bisogna educare a questa espropriazione evangelica i bambini, perché già a quella età si nota con chiarezza  lo scontro frontale tra l’atteggiamento egoistico dell’avarizia e quello altruistico innestato nella natura decaduta dalla Grazia e dall’educazione cristiana. Ne prendano chiara coscienza tutti coloro che hanno qualche compito educativo nei confronti dell’infanzia: genitori, catechisti, insegnanti ecc. Per esperienza diretta e personale posso affermare che certe vittorie dell’altruismo evangelico (ottenuto magari facendo leva sul sentimento, sulla compassione per i bambini denutriti del terzo mondo ecc) a quell’età possono risultare fondamentali per lo sviluppo susseguente dell’impostazione cristiana della vita e persino seme di future vocazioni alla consacrazione totale.

In questo delicato ed urgente settore educativo ha un ruolo insostituibile (integrabile sì, sostituibile no) la famiglia cristiana. Certo, nella situazione di materialismo incancrenito in cui viviamo, le giovani coppie cristiane sono chiamate ad operare coraggiosamente una vera e propria rivoluzione evangelica, ad affrontare una battaglia molto dura, talvolta addirittura drammatica. Sembra davvero arduo ricostruire una società, una civiltà, una cultura sulle basi dell’amore oblativo, quando troppe strutture, mentalità, abitudini si sono cristallizzate nell’egoismo più pacchiano e volgare… Ma non dobbiamo disperare: l’importante è mettersi in marcia verso la direzione giusta, sostenendoci a vicenda col buon esempio, in una gara di coraggio e generosità. Ci sia in questo guida sicura e stimolante la Parola di Dio, come la famosa parabola del seminatore (in Mt 13) dove “il seme seminato tra le spine è colui che ascolta la Parola, ma le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto”. O ancora l’esortazione di Gesù in Mt 6, 19 – 21: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano. Accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Poiché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”. E come non ricordare le parole roventi dell’apostolo Giacomo: “E ora a voi ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze si sono imputridite. Le vostre vesti sono state rovinate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine; la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà la vostra carne come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni. Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage” (Gc 5, 1 – 5).