INVIDIA
Abbiamo
incominciato ad esaminare i 7 vizi capitali, cioè
quelle abitudini e quegli atteggiamenti antievangelici, spesso trascurati, che
ostacolano però non poco il nostro sviluppo spirituale e il cammino verso la
santità e l'unione con Dio che il battesimo ci richiede. Abbiamo già esaminato
il più grave, l'orgoglio.
All'orgoglio
è strettamente legata l'INVIDIA, annoverata da S. Paolo tra le opere
della carne (ricordate (Gal 5, 19): “Le opere della carne sono ben note:
fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizie,
discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, INVIDIE, ubriachezze, orge e
cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le
compie non erediterà il Regno di Dio”), l'invidia che “è la carie delle ossa”
(Pro 14, 30), è tristezza del bene altrui, percepito come ostacolo al proprio
valore personale, diminuzione o oscuramento del
proprio interesse. Figlia della superbia, negazione dell'amore fraterno,
l'invidia è un vizio bruttissimo, anche sul piano umano. Quando si è convinti
della propria superiorità, si prova facilmente amarezza nel constatare
che altri hanno doti uguali o superiori alle nostre e che nella loro attività
riescono meglio di noi. Questa amarezza per il bene altrui è molto pericolosa. Infatti è proprio per invidia che avvenne il primo delitto
della storia umana, l'uccisione di Abele da parte del fratello Caino. E quanti
altri dopo questo primo, ricordati anche dalla Bibbia:
i figli di Giacobbe progettano di uccidere il fratello Giuseppe, che poi invece
vendono come schiavo ai mercanti Ismaeliti. Il re
Saul, ingelosito dei successi e dell'ascendente del giovane Davide, lo
perseguita a morte.... I farisei e i sadducei tramano la morte di Gesù.......
Ma lasciamo questi esempi storici e veniamo a qualcosa di
molto più quotidiano e vicino a noi. Ciò che suscita l'invidia è il successo
dell'altro in quei beni che ci stanno particolarmente a cuore, per esempio la
ricchezza, il successo negli affari, la posizione socialmente elevata,
l'intelligenza, la popolarità e la stima della gente, la bellezza e la forza
fisica, la salute ecc. ecc. La riuscita degli altri in questi campi la percepiamo come oscuramento e diminuzione nostra, un
qualcosa che ci fa ombra, che ci fa sfigurare, che ci emargina e allora....
ecco nascere e serpeggiare, amara e velenosa, l'invidia! Dico “serpeggiare”
proprio perchè quella della serpe velenosa mi sembra
l'immagine più adatta per indicare questo vizio capitale: silenziosa e
strisciante, non pienamente percepibile neppure a chi la cova in seno,
l'invidia è pronta a mordere chi le dà fastidio, non indietreggiando neppure
dinanzi al delitto. L'affermazione non sembri esagerata: anche i furiosi
incendi che devastano enormi ricchezze boschive,
nascono da una scintilla, da un minuscolo fiammifero non spento. Così, per
esempio, certi omicidi non sono altro che il culmine di
reazioni d'invidia non spenti per tempo. E' sempre il cuore dell'uomo il
punto di partenza del grande male o del grande bene
che c'è nel mondo.... Questo ci dice che a preservare la società da certe
macroscopiche piaghe morali, come la mafia per esempio, non bastano i
carabinieri e la polizia, se non avviene la conversione dei cuori.
Un'altra
particolarità dell'invidia è che essa è uno dei primi vizi a manifestarsi nel
bambino, segno evidente delle spinte negative che il
peccato originale ha innestato nella natura umana, corrompendola in profondità.
L'invidia
è un vizio grave, anzi gravissimo, perchè è la
negazione assoluta della carità verso il
prossimo, com'è proposta dalla legge di Dio: amare il prossimo come se stessi.
“Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli
altri”. Vi immaginate questo fondamentale criterio
distintivo del vero cristiano applicato all'invidioso? Ma la stonatura appare
ancora più insopportabile se pensiamo alla vita cristiana come a quella di un
corpo, così come ce la presenta S. Paolo (Rm 12):
”Quale vitalità ed energia potrebbe avere un corpo le
cui membra, invece che organicamente compaginate,
risultassero indipendenti l'una dall'altra, anzi con funzioni e movimenti
contrastanti?”
Insomma l'invidia è un vizio e peccato di per
sé grave perchè direttamente opposto alla virtù della
carità. Perciò S. Paolo, nell'elencazione delle “opere della carne” che abbiamo
già citato e in cui include anche l'invidia, conclude:”Circa
queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà
il Regno di Dio” (Gal 5,21).
Certo,
in pratica può accadere – il più delle volte, speriamo
– che l'invidia non sia peccato mortale, perchè
spesso manca il pieno consenso o la piena avvertenza, o perchè,
più che di vera invidia, si tratta di reazioni involontarie o semivolontarie.
Tuttavia conviene che riflettiamo seriamente sui sentimenti cui andiamo soggetti, specialmente se ritornano frequentemente, perchè sono certamente indicativi di quello che siamo
dentro, almeno potenzialmente....
Il Metastasio (Abele, I) ha una
strofa significativa su questo vizio:
“O di superbia figlia,
d'ogni vizio radice
nemica di te stessa, invidia rea;
tu gli animi consumi
come la
ruggine il ferro,
tu l'edera
somigli
distruggendo i
sostegni a cui t'appigli”.
Sono
interessanti queste immagini, almeno dal punto di vista psicologico:
l'invidioso non è solo in guerra con gli altri, ma addirittura con se stesso,
rodendosi tormentosamente. Insomma le conseguenze dell'invidia e della gelosia
sono molte e gravi. “Dove c'è gelosia – scrive S. Giacomo – c'è disordine e
ogni sorta di cattive azioni” (Gc 3,16). L'invidia e
la gelosia sono fonti di rabbia, di rancore e di odio;
portano alla maldicenza, alla calunnia e alle ingiurie, e, nei casi estremi,
persino al delitto, come abbiamo detto. Tendono apertamente a seminare
divisioni, anche nei gruppi e nelle comunità ecclesiali. Una parrocchia pervasa
da invidie e gelosie è un organismo colpito a morte...
Si, perchè l'invidia e la gelosia possono avvenire oltreché tra gli individui, anche tra gruppi e associazioni
che dovrebbero, invece, essere profondamente accomunati dall'ideale comune del
Regno di Dio.
Quali i
rimedi che si possono proporre a questo grande malanno
dello spirito?
1.Nutrire grandi
ideali di servizio, di donazione, di missionarietà.
L'invidia è un vizio meschino, che fa ripiegare su se stessi, mentre tutto ciò che
ci obbliga ad uscire dal bozzolo del nostro egoismo, egocentrismo,
contemplazione di noi stessi per aprire a Dio e ai fratelli ne diviene un
efficace antidoto e rimedio. E' sintomatica la risposta che quella splendida e
gigantesca figura di Giovanni Battista ha dato a chi gli faceva notare il
crescere della fama di Gesù, quasi in opposizione a
quella che circondava lui, il Precursore:<Bisogna
che Lui cresca ed io diminuisca!>
2.Un altro rimedio
all'invidia è pensare spesso alla caducità dei cosiddetti beni terreni
(ricchezza, bellezza, forza, salute, fama ecc.) che ne sono l'oggetto. Una cosa
che non mi interessa non mi attira, non mi agita, non
mi turba. “Vanità della vanità, tutto è vanità. Quale utilità ricava l'uomo da
tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole?” (Qoélet 1, 1 – 3).
3. Giova anche saper trarre dalla dottrina paolina del Corpo Mistico tutte le possibili conseguenze,
come quella di considerare il bene, il vero bene, di un membro come il bene di
tutto il Corpo e di tutte le altre membra, quindi anche mio. Anticipazione
di quella Comunione dei Santi dove tutto sarà in comune. In Paradiso,
infatti, la gloria di Maria Vergine e dei Santi non oscurerà,
ma aumenterà la nostra. Ecco perchè S. Paolo scrive:<Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete
con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli
altri....> (Rm 12, 15 –
16).
E terminiamo con due osservazioni pratiche:
1.Attenzione
a non fomentare invidie attorno a noi, usando parzialità di comportamento o indebite
predilezioni, soprattutto se avessimo un ruolo direttivo o educativo (genitori,
insegnanti, superiori, ecc.). Lo stesso patriarca Giacobbe – dico io
– se fosse stato più prudente nella sua predilezione verso il giovane Giuseppe,
non sarebbe stato causa, sia pure involontaria, delle
trame e dell'ira contro di lui da parte dei fratelli.
2.Coloro che si
accorgessero – cosa non difficile – di essere in qualche modo oggetto di invidia da parte degli altri, non si lascino prendere da
reazioni di avversione, ma anzi avvicinino (o cerchino di avvicinare) con
cordialità, semplicità ed amorevolezza costoro, perchè
con la carità e l'amore si guadagnano i cuori anche più refrattari.
Si è
tanto sottolineato – e giustamente – che il Concilio
Vaticano II ha sviluppato una visione della Chiesa come comunione. Se noi, dunque, vogliamo essere membra vive ed operanti
della e nella Chiesa, dobbiamo preoccuparci di sviluppare tutto ciò che ci
unisce, che ci mette in armonia, e questo con tutti, ma specialmente all'interno
delle realtà dei gruppi ecclesiali. La comunione eucaristica, vertice sommo di ogni comunione ecclesiale, esige questa preventiva
comunione fraterna; la comunione con Gesù – Capo
richiede la comunione con i fratelli e le sorelle che sono con noi membra del
Corpo. L'invidia e la gelosia insidiano
e corrompono tale comunione e sono, quindi, mali da focalizzare e da combattere
con la massima energia e chiarezza.
Posso
ora, terminando, suggerirvi un proposito pratico in questo settore della vita
spirituale? Quello di sforzarvi di rallegrarvi di ogni
più piccolo bene voi riusciate a scoprire nel vostro prossimo, sia a livello
materiale che spirituale. Riconoscerlo, metterlo in evidenza,
gioirne, perchè il bene di uno è sostanzialmente il
bene di tutti.
Come sarebbe
diversa la nostra convivenza umana, i nostri rapporti, la nostra stessa pace
personale se arrivassimo a questo, fin dalla nostra fanciullezza, quando il bel
voto riportato dal compagno di scuola, ci facesse trasalire di gioia, come se
fosse nostro.... Sarebbe proprio il caso allora di
dire che abbiamo il cuore limpido e vera purezza di intenzioni! E' quello che
auguro a me e a ciascuno di voi!