LA LUSSURIA
Nella
trattazione dei sette vizi capitali siamo giunti alla LUSSURIA, ossia l'uso
disordinato dell'istinto sessuale. Nel progetto di Dio l'esercizio della
sessualità con il piacere che vi è connesso, ha come fine quello di costituire
per l'uomo un mezzo per esprimere il suo amore verso una persona dell'altro
sesso, e ciò a servizio della vita e nel contesto del
matrimonio indissolubile.
E
proprio perché corrispondono al progetto di Dio, il Concilio afferma (GS 49)
che “gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono
onorabili e degni e, se compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua
donazione che essi significano, e arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudini gli sposi”.
Purtroppo,
però, in questo settore, più che in ogni altro forse, portiamo le tristi
conseguenze del peccato originale. S. Paolo avrebbe voluto che i cristiani non avessero neppure nominato questo disordine morale:«Quanto
alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, NEPPURE SE NE PARLI
TRA VOI, come si addice ai santi; lo stesso si dica per le volgarità,
insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti» (Ef
5, 3 – 4).
Ma noi,
invece, ne dobbiamo parlare, perché questo vizio impuro ha assunto oggi una estensione ed una sfacciataggine, che il riferimento
biblico a Sodoma e Gomorra sembra tutt’altro
che esagerato…. Ogni vizio è un padrone prepotente e quello impuro conta molti
servi e schiavi, forse più di ogni altro. E’ stato
detto che non tutti i dannati sono finiti all’Inferno solo per questo peccato,
ma tutti anche per questo peccato. Forse è una affermazione
che può sembrare esagerata ed unilaterale, ma se poi ci si pensa bene, ci si
accorge che non è molto lontana dal vero. Sì, perché il
peccato impuro avvelena tutti i settori della vita spirituale, incominciando da
quello fondamentale della FEDE. Pensate alla crisi religiosa di una
larga fascia della gioventù…..
Ma
cerchiamo di precisare il nostro discorso, chiedendoci IN CHE COSA CONSISTA la
lussuria, quale sia la natura di questo peccato e persino perché debba
ritenersi peccato, cioè offesa di Dio, rottura
dell’armonia con Lui, disordine morale. Non sono pochi oggi, infatti, quelli
che non la ritengono più tale:”Ma che male facciamo?
Sei d’accordo tu, sono d’accordo io, non togliamo nulla a nessuno ….” Oppure:”Sono bisogni naturali che
sentiamo tutti, che male c’è nel soddisfarli?...” Per non dire di peggio.
Discorsi molto superficiali, ma che ingannano
parecchi. La confusione (interessata!) delle idee in questo campo (confusione
promossa talvolta da un certo tipo di cosiddetta “educazione” sessuale
impartita a scuola) aiuta non poco il vizio a dilagare.
La lussuria è peccato – e peccato grave – perché è un uso
disordinato, e quindi contrario alla volontà di Dio, di una facoltà (quella sessuale) ordinata esclusivamente al
matrimonio, cioè alla comunione totale (spirito e corpo) di un uomo con una
donna e al mantenimento e alla propagazione del genere umano (“Crescete e
moltiplicatevi”). Matrimonio che Gesù ha elevato a dignità
di sacramento, cioè consacrazione e sigillo divino
all’amore umano, sacramento che comporta una stabilità inscindibile tra i due partners e grazie preziose per la loro crescita spirituale
e per l’educazione umana e cristiana dei
figli.
Fuori da questa cornice sacra del matrimonio l’uso
della facoltà sessuale diventa disordine egoistico, che si oppone al piano di
Dio. E siccome la sessualità è qualcosa che prende tutto
l’uomo, si può cadere in questo disordine col pensiero, col desiderio, con gli
sguardi, con le parole, con le azioni, da soli e con altri, in modo più o meno
grave, ma sempre grave di per sé. I teologi, infatti, dicono che questo
peccato non ammette pareri di materia, come l’ammettono gran parte degli altri
peccati (per esempio, uno può rubare poco o molto, può irritarsi
leggermente o giungere fino all’odio,
può lasciarsi andare al pettegolezzo o giungere a una
grave calunnia, essere leggermente brilli o ubriaco fradicio…ecc. ecc.). Nella
purezza anche un pensiero gravemente disonesto o un desiderio nascosto, pienamente
accettati, costituiscono colpa grave
agli occhi di Dio:«Se tu guardi una donna con occhio
impuro, è come se già avessi peccato con lei», dice Gesù
(Mt 5, 29). L’impurità può essere peccato
veniale per insufficiente avvertenza della mente o imperfetto consenso della
volontà (cosa, ritengo, abbastanza frequente). S. Paolo parla chiaro a questo
riguardo:«Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né
adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti,
né rapaci erediteranno il Regno di Dio » (1 Cr 6, 9 –
10). Lui che ha anche raccomandato di non profanare il nostro corpo, tempio
vivo dello Spirito Santo.
Ma anche a
prescindere dalla chiarezza della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa
a questo riguardo, la stessa ragione umana comprende che nel peccato impuro non
è l’anima intelligente e libera che ha in dominio il corpo, ma viceversa…. E a
chi dice: “Ma siamo uomini!...” per
giustificare le proprie debolezze morali in questo campo, si può rispondere:”Appunto
per questo devi essere padrone di te stesso!” E qui si tocca con mano l’altezza
morale del cristianesimo, che non si accontenta di un perbenismo esterno,
“sepolcri imbiancati”, ma scende nell’intimità e nella profondità dell’animo
umano per esigere piena limpidezza , trasparenza e dignità morale. Il regno di
Dio è dentro di noi, prima di essere attorno a noi. Nell’Antico Testamento vengono puniti con pene severe l’adulterio, l’incesto,
l’omosessualità, la bestialità e viene deplorato l’onanismo (Gn 38, 9 – 10), ma nel Nuovo Testamento Gesù
ci fa fare questo salto di qualità per giungere alla limpidezza del cuore. Ed è veramente da compatire chi non riesce a rendersene
conto. Il peccato impuro in tutte le sue forme, dentro e fuori del matrimonio,
calpesta la dignità della persona umana che non può mai essere ridotta a cosa e
impedisce lo sviluppo della vita divina nell’anima.
Sì,
possiamo veramente dire che dopo l’orgoglio non c’è ostacolo più grande alla
perfezione cristiana del vizio della lussuria: essa produce abitudini
tiranniche, egoismo sfrenato, infiacchimento dell’intelligenza e della volontà,
assenza di slancio verso il bene, insomma una vera e propria palla di piombo al
piede per l’uomo nel suo cammino verso Dio.
Ma per
non discostarci dal carattere pratico di queste nostre conversazioni, sarà bene
accennare a qualche mezzo per preservarci dal vizio della lussuria o per
intraprendere un serio cammino di purificazione qualora disgraziatamente vi fossimo caduti.
·
Innanzi tutto idee chiare
e convinzioni profonde, altrimenti ci manca il punto fermo su cui far leva.
Quanto abbiamo accennato finora tendeva proprio a tale
chiarificazione, ma certo nella confusione di idee di oggi non si insisterà mai
abbastanza su questo punto.
·
Notiamo poi che molte persone cadono nei peccati di lussuria
per il loro orgoglio e la loro presunzione. Sì, la purezza va a braccetto
dell’umiltà. E chi è umile ammette di essere debole e
non si espone sconsideratamente a tentazioni e pericoli. Guai ai presuntuosi in
questo campo! Chi non usa prudenza e mortificazione è in
balia del Demonio. Qui vince chi sa fuggire per tempo….
·
Già, la mortificazione. La mortificazione, quella
fisica e quella dello spirito, è come la ginnastica, l’allenamento della
volontà, senza della quale essa rimane fiacca e incline a tutti i cedimenti,
anche i più vergognosi. E questo, l’abbiamo notato già altre volte, è un discorso difficilmente recepito in una società
consumistica, tesa a soddisfare in tutto e subito qualsiasi desiderio, anche il
meno nobile, tantochè gli stessi annunciatori del
Vangelo spesso sorvolano sull’aspetto austero della Croce, presentando un
cristianesimo a buon mercato, digeribile da tutti, anche dai più smidollati, ma
per ciò stesso non autentico. E appunto anche per questo il vizio impuro
dilaga, come torrente melmoso, senza trovare praticamente
resistenza. Golosità e pigrizia in particolare sono due grandi alleate della
lussuria. Ma a proposito di “alleati” dell’impurità l’elenco potrebbe oggi
continuare a lungo: la televisione e il computer sono
divenuti un veicolo continuo di oscenità e di infezione morale; la maggior
parte dei periodici laici in mano a tutti danno anch’essi il loro
notevole contributo a creare una mentalità moralmente permissiva; la moda esibizionistica, tomba legalizzata e
propagandata di ogni restante senso del pudore; e persino certa musica, a dire
degli esperti, può risultare sessualmente stimolante. Come dicevo
l’elenco dei trabocchetti, più o meno pericolosi, alla virtù cristiana della
purezza, della castità, in una società complessa e permissiva come la nostra
attuale, potrebbe allungarsi a dismisura, ma mi sembra quasi inutile
soffermarmi su ciascuno di essi. Io ho l’impressione, comunque,
e ve lo partecipo come tale, che noi cristiani ci stiamo arrendendo su questo
fronte, forse per paura di essere additati per gente sorpassata e dalla
mentalità ristretta. Persino noi preti, nel momento della maggiore apertura
delle coscienze, quello della confessione o della riconciliazione sacramentale,
rischiamo di sorvolare diplomaticamente su certe esigenze della morale
evangelica in materia, per non diventare impopolari ed essere catalogati preti
“preconciliari”… Ma quale conto dovremo
rendere al Giudizio Divino? Non ho parlato delle passeggiate solitarie, in
machina o non, tra ragazzi e ragazze, vero e proprio “piccolo turismo del
peccato”…. Ma, ripeto, è inutile fare elenco di guai che tutti conosciamo, se non c’è volontà e sincerità di evitarli con
coraggio e fermezza, coraggio che il cristiano oggi deve avere di essere
diverso dalla e nella massa degli smidollati e dei viziosi. Ma
in fondo è bello, e persino esaltante, dover essere cristiani per scelta
cosciente e coraggiosa e non per stanca tradizione! E
oggi è davvero così.
·
Idee e convinzioni chiare, umiltà, forza e coraggio della
mortificazione, ma non basta. “Senza di me, non potete fare nulla!”, ha detto Gesù, e sul pendio viscido dell’impuro più che in altri
campi. Chissà quante volte l’avete notato anche voi:
quando si trascura di innaffiare l’orticello della nostra anima con la preghiera
e la grazia dei sacramenti, si seccano
e pian piano muoiono tutte le virtù evangeliche, mentre rinascono
lussureggianti le erbacce di ogni genere: orgoglio, ira, pigrizia, egoismo e,
naturalmente, anche la sensualità. E’ stato detto, penso molto giustamente e a
proposito, che per tenere sgombro il nostro cuore e la
nostra vita dalla suggestione e dal vizio impuro, sono indispensabili DUE
GRANDI AMORI: quello personale a un Gesù vivo, amico
e fratello; un amore proprio delle anime interiori, un amore che quasi
definirei “contemplativo”; e l’amore, la passione per la salvezza dei fratelli
e la costruzione del Regno di Dio nel mondo, cioè la dimensione missionaria
della vita cristiana, lo slancio delle anime apostoliche nell’affascinante
sfida della “nuova evangelizzazione” dell’Europa e del mondo. Pensando
soprattutto ai nostri giovani, nati e cresciuti in un’atmosfera che non è più
quella di una “cristianità” tradizionale, ma quella spregiudicata e contestatrice
di una società postcristiana, dobbiamo renderci conto
che non è più il metodo ripetitivo di un moralismo, in sé sostanzialmente
valido, ma che può facilmente apparire repressivo ed inibitorio, quello che
otterrà udienza e avrà successo. Bisogna ricorrere a proposte più positive e stimolanti, bisognerà riproporre l’Amore
(quello con l’A maiuscola!); l’Amore che si dona fino al sacrificio di sé;
l’Amore che ci impedisce di raggomitolarci nel nostro egoismo e di soffocare
nel viscidume dei nostri vizi; l’Amore che ci fa liberi e grandi, al di sopra
di ogni mortificante meschinità; l’Amore che solo Cristo, il Figlio di Dio, è
venuto a riportare e a riproporre sulla terra; l’Amore che dilata il nostro
piccolo e povero cuore a pregustare l’Amore eterno e beatificante della
Comunione dei santi. Dobbiamo noi stessi amare di più per insegnare agli altri
ad amare e potere dire loro:”Ama e sarai puro e….sii puro per amare di più!”
Il
linguaggio dell’amore è quello più comprensibile ed efficace con l’uomo del 2000 (ma probabilmente con
l’uomo di sempre….), perché è il linguaggio di Gesù,
è il linguaggio di Dio! Il nostro Papa, definito il Papa dei giovani, lo sa
mirabilmente usare con loro, ed è probabilmente per questo che trascina con sé
verso Cristo milioni e milioni di giovani…. Forse dovremmo provarci anche noi
nel nostro piccolo.
Non posso terminare questa chiacchierata, però, senza uno
sguardo, sia pur fuggevole e conclusivo, a Colei che è
prototipo, modello e madre del Popolo di Dio e che noi chiamiamo Immacolata:
in Lei ogni viscidume di peccato impuro, o semplicemente di ogni peccato, è
stato superato da una splendida purezza, luminosa e feconda, trionfo della
pienezza in Lei dell’azione dello Spirito Santo. Guardiamo più spesso a Maria Immacolata, “respiriamo” la presenza e il mistero di Maria nella Chiesa e
nella storia dell’umanità e di ciascuno di noi (perché è stata costituita da
Cristo morente Madre di tutti) e ci sentiremo disintossicati dai miasmi della
putrefazione morale che ci circonda e che forse è persino in noi… Guardando a
Lei, buttandoci tra le sue braccia materne, non ci sarà più impossibile vivere
quella splendida beatitudine evangelica:”Beati i puri
di cuore, perché vedranno Dio!”.