I SETTE VIZI CAPITALI

 

 Il  Papa nella lettera apostolica “Novo millennio ineunte  ci esorta a rilanciare la vita della Chiesa nel nuovo millennio partendo dalla santità. Non è un'impresa facile, certamente, perchè ci obbliga a snidare il peccato, in tutte le sue forme, dalla nostra vita personale, dalla nostra famiglia, dalla nostra parrocchia e dai gruppi ecclesiali, della nostra società..... Si, dobbiamo debellare il peccato se vogliamo ricevere quelle grazie straordinarie di rinascita cristiana, di cui sentiamo tanta necessità ed esigenza. Grazie che lo Spirito Santo ha certamente in serbo per il nostro tempo, ma per svilupparsi necessitano di un terreno preparato e sgombro da pietrame e da rovi.

Sì, non è un'impresa facile, anche perchè il peccato non è più visto come il peggiore dei mali e il più disastroso dei flagelli e il trasgredire la legge di Dio, il porsi in contrasto con Lui, e quindi con se stessi, non fa più paura ed è considerato sbrigativamente come il superamento di tabù di altri tempi.

Ma per combattere seriamente ed efficacemente il peccato, bisogna conoscerlo, individuarlo chiaramente, in noi ed attorno a noi. Il peccato ha tante forme quante sono le possibilità di disordine morale nell'uomo. La catechesi della Chiesa parla di sette vizi capitali, detti così perchè sono alla base di tutti gli altri.

Precisiamo meglio i termini del discorso . “Vizio” è detta quell'abitudine, quella propensione cattiva che nasce dal ripetersi del peccato e che, a sua volta, spinge talvolta al peccato stesso in maniera fortissima. Osserviamo ancora che il distinguere “a tavolino” i vari vizi (e i peccati conseguenti) non vuole certo dire che essi restino isolati nella pratica, ma purtroppo si richiamano a vicenda: la superbia richiama l'ira, anzi è madre mostruosa di ogni genere di peccato; la gola e i disordini, gli eccessi del mangiare e del bere richiamano facilmente la lussuria e quest'ultima rende trascurati nei propri doveri (= accidia) ecc. ecc.