IL RITO
DELLA MESSA
SPIEGATO PAROLA PER PAROLA
Prima
parte: Introduzione, Atto Penitenziale, Liturgia della Parola, Celebrazione Offertoriale
LA
MESSA: incontro con Cristo
Una sera Gesù stava
cenando con gli Apostoli.
Fu un giovedì indimenticabile. Il figlio
di Dio fatto uomo, stava per portare a termine la missione affidatagli da suo
Padre per poi ritornare nel regno dei cieli. Era quindi giunto il momento di
realizzare una promessa: - Un giorno mangerete il mio corpo e berrete il mio
sangue.-
Se Gesù avesse parlato in italiano, avrebbe detto: un
giorno vi nutrirete di me.
Unirsi a Lui (Comunione =
unione con …. Gesù), per dichiarare pubblicamente
l’impegno che il vero cristiano prende per imitarlo il più possibile, è necessario
per conseguire la felicita’.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna e Io lo risusciterò nell’ultimo
giorno, perchè chi si nutre di Me s’impegna a vivere
come Me. (sono parole di Gesù).
Da allora la Comunità dei credenti non ha
dimenticato queste parole.
Man mano la Celebrazione Eucaristica ha
preso una fisionomia ben precisa, ch'è opportuno
conoscere per parteciparvi c o n s a p e v o l m e n t e.
Presiede la celebrazione il Sacerdote,
che Gesù ha voluto come guida religiosa della
comunità.
Egli invita se stesso e i presenti a
prepararsi all’incontro con Cristo impegnandosi a vivere “nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo”. Quindi non secondo i propri istinti o secondo
il modo di ragionare umano, ma secondo la Verità di Dio. Chi ha fatto
una scelta di bontà deve fare ciò che è giusto secondo
Dio.
San Paolo ai Colossesi
(Col 3, 17) raccomanda: - qualunque cosa facciate, in parole o in atti, tutto
fate nel nome (= secondo l’insegnamento) del Signore Gesù Cristo, rendendo grazie a Dio Padre.-
Mentre prende questo impegno,
il credente fa il segno della croce, per ricordarsi dell’esempio di Gesù, che è vissuto nel nome del Padre suo anche quando gli
è costato morire in croce: giovane, ingiustamente e per mano di uomini cattivi.
Ha perdonato ed è morto sereno.
Con la parola “amen” (di
origine ebraica, che significa: così sia, così voglio, sono d’accordo)
dichiaro che faccio mio questo impegno.
Poi il Sacerdote rivolge un saluto ai
presenti: - Il Signore sia con voi -. E con il tuo
spirito, risponde l’assemblea dei credenti.
Ci si augura vicendevolmente di essere in
amicizia con Dio, che e’ amico di chiunque osserva i dieci comandamenti,
pratica le Opere di Misericordia e vive secondo lo spirito delle Beatitudini.
Con questo saluto esprimiamo la speranza
che ogni persona viva nel rispetto degli altri e nella disponibilità reale e
sincera di volere il bene degli altri, anche se nemici, aiutandoli
concretamente nei loro bisogni anche quando costa sacrificio: - I cristiani
dividevano fra loro tutti i soldi, secondo le necessita’ di ciascuno.
Atto
PENITENZIALE
Dinanzi a Dio e alla comunità siamo
invitati a riconoscere (= confessare) i nostri errori (peccati) in pensieri,
cioè le decisioni sbagliate che abbiamo preso e non
siamo riusciti a compiere (quindi non le tentazioni che ci passano per la
mente, che sono soltanto tentazioni e non peccati); la ribellione a Dio, quando
per il nostro bene eterno ci mette alla prova; o l’odio verso il prossimo che
ci spinge a volere il loro male, a disprezzarli, a calunniarli ecc..
Lo stesso discorso vale per il desiderare,
che significa: non decidere di impossessarti in modo disonesto di ciò che non è
tuo.
IN PAROLE: maldicenze, parole offensive, domande indiscrete
ed insistenti, ecc..
In OPERE : tutte le azioni che compiamo a danno degli
altri (gli ultimi sette comandamenti).
Ed OMISSIONI: sono le opere buone
che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto a causa del
nostro egoismo; quando non aiutiamo i bisognosi con la dovuta generosità.
Nel Vangelo di Matteo al capitolo 25 dal
versetto 31 in poi, viene descritto come avverrà il
giudizio finale. I buoni saranno separati dai cattivi. Dio dirà: voi siete
buoni e sarete felici perchè avete aiutato i
bisognosi. Maledirà i cattivi perchè
non sono stati generosi abbastanza.
Il Peccato è:
scavare un abisso tra noi e Dio (vedi Isaia 59, 2); e’ disubbidienza a Dio che
e’ Verità Eterna (Isaia 59, 13) e’ trasgressione della legge di Dio (1 Giov. 3, 4); è
disprezzo del suo amore (Isaia 1, 4); e’ distruggere la fraternità; e’ un
enorme danno a noi stessi: fare ciò che ci piace e non ciò che e’ veramente
giusto, ci porta all’infelicità. Ecco perchè Gesù ci indica la strada della fraternità
e non dell’egoismo.
Io devo e posso, se sono di buona
volontà, rispettare e aiutare Tutti, amici o nemici, per amore di Dio,
senza aspettarmi alcuna gratitudine umana. Chi agisce così vuol dire che nutre nel
cuore veri sentimenti di bontà, ed è simile a Dio che fa venire il sole e la
pioggia per i buoni e per i cattivi. La giustizia di Dio si manifesterà, ma
alla fine del mondo, non prima.
L’amicizia è un’altra cosa;
ci può essere come non essere; è frutto di bontà reciproca; di simpatia; di
gusti comuni ecc. Ecco perchè Gesù
non la comanda. Con chi vuole il nostro male, non possiamo vivere in
amicizia. Tuttavia lo dobbiamo rispettare lo stesso; ciò non
vuol dire che non ci dobbiamo difendere, se necessario. Perdonare non vuol dire subire la prepotenza degli altri; vuol dire
non portare rancore, non vendicarsi; aiutarlo se è nel bisogno e riaccettarlo
nella nostra amicizia, se cambia vita e non ci fa più del male. San
Paolo dice: Benedite chi vi perseguita. Non rendete a nessuno male per male. Se e’ possibile, per quanto sta a voi, vivete in pace con
tutti (Rm 12, 17).
Riconoscere i propri peccati davanti a
Dio e ai nostri fratelli, vuol dire che siamo disposti ad accettare le
osservazioni degli altri senza offenderci. Ciò non vuol dire che gli altri
hanno sempre ragione. Quando abbiamo qualche dubbio è utile parlarne con il
Sacerdote, che a nome di Dio ci dice come dobbiamo
comportarci.
Ognuno di noi e’ responsabile delle
proprie azioni, non dobbiamo darne la colpa ad altri, ecco perchè
diciamo: per mia colpa, mia grandissima colpa. La cattiveria degli altri è una
prova che Dio ci manda per vedere se reagiamo da cristiani o secondo i nostri
istinti. Anche l’ambiente, la società, ecc. sono l’occasione, la situazione in
cui noi dobbiamo esprimere la nostra fede: cioè accettare
con i fatti di vivere da figlio di Dio, costi quel che costi. L’egoista
vorrebbe il paradiso in terra e la santità degli altri, per non esercitare il
dominio di se stessi. Vorrebbe vivere in un ambiente ideale e non dover
superare delle prove che costano sacrificio.
Il cristiano, in cammino verso la piena realizzazione di se stesso, verso la perfezione, riconosce i
propri difetti per impegnarsi a migliorare.
E’ inutile vivere di false speranze . I falsi cristiani pensano che non è importante cambiare
vita, basta di tanto in tanto confessarsi per ricevere l'assoluzione per fare
la Comunione e poi in fin di vita invocare la misericordia di Dio. Gesù non ha detto questo. Anzi ha detto esattamente il contrario: - Se non
vi convertite, perirete-. Se non eliminiamo il
peccato mortale dalla nostra vita, Dio non ci accetta come figli suoi, non ci
perdona. L’apostolo San Giacomo sottolinea che anche
peccando soltanto contro uno dei comandamenti, ci si rende colpevole di tutti, perchè è lo stesso Dio che ha dato l’uno e gli altri
comandamenti. Lettera di San Giacomo 2, 10.
E’ peccato mortale trasgredire uno dei
dieci comandamenti. Se siamo di buona volontà, proprio
perchè si tratta di cose grosse, e’ facile eliminare
subito il peccato mortale dalla nostra vita. Ecco perchè
Gesù dice alla donna peccatrice: - Va e non lo fare
più. – Ecco perchè anticamente il Sacerdote dava
l’assoluzione solo quando il peccatore, pentito, aveva smesso di compiere
peccati mortali. Oggi si assolve subito perchè si
spiega a viva voce che se non c’è conversione Dio non perdona. Se poi alcune persone non vogliono capire, peggio per loro.
Il peccato
veniale è costituito da mancanze non gravi: giungere con un pò di ritardo alla Messa domenicale; uno scatto di nervi;
poco garbo nel trattare con gli altri; il non aiutare nelle piccole cose, ecc.
Il peccato veniale non è una bella cosa,
perciò a poco a poco è bene eliminarlo, ma non toglie l’amicizia né tra noi né
con Dio.
Non è facile e neppure è una questione di
pochi giorni eliminare i nostri difetti, specialmente se non si ha un’autentica
fede in Dio e se non si prega da cristiani e con insistenza.
La Fede: abbiamo accettato che Dio ci dice ciò che è giusto per raggiungere la felicità?
Porto questo esempio:
il medico vuole il mio bene, cioè la mia salute, proprio perchè
mi dice di non fumare, non bere alcolici, ecc. Queste norme sono necessarie
per conservare la salute il più a lungo possibile. Perciò
lo ringrazio e gli ubbidisco, costi quel che costi; altrimenti io
mi ammalerò e soffrirò.
Allo stesso modo, mi accorgo che Dio mi
vuole bene proprio perchè mi ha dato delle norme di
Vita (10 Comandamenti, Opere di Misericordia, e Beatitudini) che se le osservo
tutte e sempre mi conducono alla felicità. Altrimenti
sarebbe stato meglio che non fossi mai nato.
Così ha detto Gesù
di Giuda che non ha voluto vivere secondo l’insegnamento di Dio!
Se non ho questa
fede è difficile, o meglio impossibile, eliminare il peccato mortale dalla mia
vita.
E’ inutile giustificarsi dicendo: sono
debole; la verità è che non si è convinti abbastanza che è giusto vivere
secondo Dio.
Perciò è bene pregare, cioè bisogna innanzitutto conoscere bene la Parola di Dio,
convincersi che quello che Dio ci insegna è giusto, fare un proposito concreto,
ricordarselo durante la giornata, prevedere le occasioni di peccato per
evitarle, esercitarsi con dei sacrifici volontari a dominare i nostri istinti. Questo
è pregare.
Il proposito deve essere concreto e non
generico.
Devo prendere di mira in modo particolare
il difetto più grosso che ho. Dal primo mattino mi impegno
con Dio di stare attento, cerco di prevedere quando mi troverò nell’occasione
di peccare, in modo di organizzarmi mentalmente per affrontare cristianamente la situazione e poi di tanto in tanto mi
ricordo dell’impegno preso e di come evitare il peccato. Se poi sbaglio, senza
scoraggiarmi, ne chiedo perdono al Signore e mi
ripropongo di stare più attento la prossima volta. Così facendo, con costanza e con vera convinzione
i peccati incominceranno a diminuire e poi a scomparire, perchè
così facendo diventiamo padroni di noi stessi perchè
ci libereremo dal nostro modo di pensare umano, dal desiderio disordinato di
goderci questa vita terrena facendo anche ciò che è sbagliato e diventeremo
capaci di fare ciò che è giusto anche quando ci costa sacrificio.
Dio è misericordioso, cioè, conoscendo che con la nostra intelligenza umana non
possiamo da soli comprendere ciò che e’ veramente giusto, ci comunica (=
rivelazione) Lui stesso la Verità.
Ecco perchè la
vera preghiera del cristiano è: - Signore, parla che il tuo servo ti ascolta, e
farà di tutto per vivere secondo la tua Parola.-
Gesù ci ricorda che è
beato chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica; e ancora dice: - Non
chi dice Signore, Signore (cioè prega a parole) andrà
nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di Dio (cioè prega con i fatti).
Dio perdona, cioè
ci accetta come figli suoi quando siamo pentiti di vero cuore.
Chi si pente sinceramente (da pena =
purificazione; pentimento = riparare liberamente il male fatto nella misura che
si può), riconosce di aver sbagliato, ripara il male fatto e cambia modo di
pensare e di vivere, in modo da non comportarsi più da essere umano, ma da
figlio di Dio e partecipare alla felicità divina.
Non c’è un altro tipo di misericordia!
Solo le persone attaccate alle cose di questa terra pensano che si possa vivere
da essere umani ed essere felici come Dio! Se fosse così Gesù lo avrebbe detto;
invece a Pietro ha detto: - Vai via da me, satana, perchè
pensi da essere umano e non da Dio.
Ecco perchè
diciamo a Dio che ci perdoni i nostri peccati e ci conduca (= ci guidi) alla
vita eterna, alla vera felicità. Ricordiamoci che Dio ci aiuta sempre quanto
vogliamo convertirci.
LITURGIA
DELLA PAROLA
Prima della venuta di Gesù
(che con la sua Risurrezione ci ha dimostrato di essere il padrone della vita e
della morte e perciò di essere Dio) a più riprese e in
vari modi Dio ha parlato all’umanità.
Nella pienezza dei tempi, infine, ci ha
parlato per mezzo del figlio suo Gesù.
Egli si è fatto come noi, per farci come
Lui.
Egli è Via, Verità e Vita.
La vita che ha condotto su questa terra è stata quella di ogni essere umano. Ha avuto le
nostre stesse tentazioni, però le ha combattute esercitandosi a vivere di poco,
a vivere nella solitudine del deserto ma in amicizia con Dio, ubbidendogli
sempre a costo di qualsiasi sacrificio.
Ha avuto amici e nemici; ha accettato
l'amicizia ed ha perdonato i nemici.
Ha avuto fame, sete, sonno, ha avuto
paura della morte, ma si è preparato a morire accettando la volontà del Padre
suo: ha condiviso in tutto, fuorchè nel peccato, la
nostra condizione umana.
Ogni cristiano dovrebbe riflettere sulla
Parola di Dio e sull’esempio che ci ha dato Gesù, per
trasformare la sua vita da umana in divina. E’ scritto: - Beato l’uomo che non
segue il consiglio degli empi, non va per la via dei peccatori, ma si compiace
nella legge del Signore e la medita giorno e notte.
Purtroppo, con amara sorpresa, bisogna constatare la poca conoscenza della Parola di Dio anche tra
coloro che frequentano la Chiesa, tanto poco sono desiderosi di vivere da
cristiani!. Per queste persone il Vangelo non è sorgente di
vita, non è fonte di serenità.
Da questa ignoranza
deriva un modo di vedere la religione che è simile al paganesimo e alla
superstizione religiosa.
Anche i sacramenti
sono visti come riti magici e non come impegno personale di vita cristiana.
La preghiera non è più preghiera ma un
vano tentativo di convincere Dio a darci il benessere terreno. Se la principale
preoccupazione è cercare di godersi questa vita terrena non
è possibile far tesoro della parola di Dio.
Dice Gesù: -
Nessuno può servire due padroni.
Così non potete servire Dio e mammona, cioè i nostri desideri terreni. (Matteo 6,
24)
Infatti le persone che
non vanno a messa la domenica mettono al primo posto o il riposo, o il
divertimento, o il lavoro, o andare a trovare i parenti, o mettere in ordine la
casa, o si seccano perchè è sempre la stessa cosa.
Queste persone hanno fatto la loro
scelta: vivere a modo loro e non secondo Dio.
Questo ragionamento vale per ogni peccato
mortale. Alcuni dicono: io sono cristiano a modo mio; non sanno quello che
dicono, perchè o si è seguaci di Cristo o di se
stessi.
ATTO DI FEDE
Mio Dio, perchè sei verità infallibile, so, che tutto quello che ci
hai rivelato e che la Chiesa ci insegna, è Verità ed
io lo credo. Credo in Dio Padre, creatore onnipotente. Credo
in Gesù, Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto
per darci l’esempio di come deve vivere un vero figlio di Dio, anche nel
momento della sofferenza; per questo lo riconosco come Salvatore dell’umanità.
Credo in Dio, Spirito Santo, che ha il compito di suggerirmi
le opere buone da compiere per raggiungere la felicita’
eterna. Conforme a questa fede, voglio sempre vivere. AMEN
CELEBRAZIONE
OFFERTORIALE
Se Dio ci ha parlato perchè
secondo la sua Parola modellassimo la nostra vita, ne
deriva che bisogna attuare quanto prima gli insegnamenti ricevuti a costo di
qualsiasi sacrificio.
L’esempio dei primi cristiani è proprio
questo.
Essi erano assidui alla predicazione
degli Apostoli, alle riunioni comuni, alla frazione del pane (= Comunione) e
alle preghiere (cioè riflettevano su quello che
avevano ascoltato per assimilarlo e convincersi a metterlo in pratica).
E’ nei primi capitoli del libro degli Atti
degli Apostoli che troviamo queste notizie.
Il frutto della preghiera era che si
davano da fare perchè non ci fossero
bisognosi, mettendo in comune i loro beni. I primi cristiani proprio perchè convinti e sinceri agivano concretamente nella vita di ogni giorno secondo la Parola di Dio. La fede autentica
diventava vita e la gioia spirituale invadeva il loro cuore.
Anche nei primi tempi
c’erano dei falsi cristiani e San Paolo li ha dovuti rimproverare, ma il vero
credente sa che deve superare l’egoismo e nell’incontrarsi con Cristo deve
portare la sua generosa offerta. In concreto ogni
cristiano ha tre doveri economici: contribuire in proporzione ai suoi averi e
non in base al suo egoismo, alle spese che si sostengono per la Chiesa come
edificio; contribuire al sostentamento dei Sacerdoti; venire incontro ai
bisogni dei nostri fratelli sparsi nel mondo.
La preghiera conclusiva è molto
impegnativa: - Pregate fratelli, perchè il mio e
vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente.-
Faccio notare che l’impegno è di
ciascuno: mio e vostro, sia del Sacerdote che dei fedeli.
Sacrificio, dal latino sacrum facere, vuol dire fare una
cosa sacra, una cosa giusta, gradita a Dio anche se non piace farla. Gesù ci ha rivelato in modo chiaro che è gradito a Dio fare
del bene ai bisognosi al massimo delle nostre possibilità e non l’elemosinetta che facciamo per tacitare la nostra coscienza.
L’amore al prossimo va vissuto seriamente anche quando comporta rinunce
personali. Gesù ha elogiato Zaccheo
perchè convertitosi veramente ha dato metà dei
suoi beni ai poveri. Così ha fatto notare agli Apostoli la generosità di una
povera vedova che, per fare la sua offerta, quel giorno non aveva mangiato.
Gesù elogia i poveri
di spirito, cioè coloro che non sono attaccati ai beni
di questa terra e perciò sanno essere generosi. Il povero di spirito riconosce
che tutto quello che ha è dono di Dio e lo deve utilizzare come Dio ci indica: - dai da mangiare all’affamato, assisti chi è
ammalato, ecc.-
Non uccidere: di fame si muore, di malattia
si muore, ecc. Ecco perchè
l’egoista non va in paradiso, perchè
è un assassino!
La generosità giusta è per il nostro bene
eterno; inoltre è per il bene immediato dei bisognosi.
Ecco perchè è
bene parlare con un sacerdote della nostra generosità, affinchè
l’egoismo che è in noi non ci inganni! Non facciamoci illusioni, la vera fede si vede da due
atteggiamenti nostri: l’ubbidienza a Dio, anche nella prova, e la generosità
verso i poveri. Dice san Giacomo: - La fede senza le opere ad essa collegate non e’ autentica.
L’uomo è giustificato dalle opere
scaturite dalla fede, perchè come il corpo senza
anima e’ privo di vita, così la fede senza le opere è morta.
Alla fine dei nostri giorni Dio ci
giudicherà in base a quello che realmente abbiamo
fatto.
I buoni propositi non mantenuti e le
dichiarazioni verbali della nostra fede non ci saranno purtroppo di alcuna utilità:- Non chi dice Signore, Signore, entrerà
nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di Dio-. L’ha detto Gesù!
LA CONSACRAZIONE
Ogni volta che
si celebra la S. Messa si rinnova il miracolo (=
fenomeno che è fuori dalle leggi della natura e che perciò richiede
l’intervento d’una forza soprannaturale) dell’ultima Cena.
Il Sacerdote, a
nome e per volere di Cristo, ripete le stesse parole pronunciate da Gesù e il pane e il vino diventano Gesù,
vivo e vero, ormai risorto, non più soggetto alle leggi fisiche di questa terra.
Anche se con gli occhi continuiamo a
vedere la realtà terrena di pane e vino, sappiamo, per la fede che abbiamo, che
Cristo è presente in mezzo a noi.
E’ un MIRACOLO;
e’ un MISTERO.
Ai falsi
cristiani però interessano altri miracoli (le guarigioni per esempio; cioè vantaggi terreni); lo si capisce da come si comportano
con Cristo Eucarestia: spesso non vanno a Messa
neanche la domenica, giorno del Signore e non nostro; quasi mai nei giorni
feriali; il Vangelo non lo conoscono; quando vengono a Messa, con il pensiero
sono altrove; arrivano in ritardo e non vedono l’ora che finisca la messa; per
loro la predica è sempre lunga e noiosa; vivono nel peccato e di conseguenza
non fanno la Comunione!
Mistero = verità
(non fantasie della mente umana) non dimostrabile e neppure evidente; conosciamo
il fatto ma non comprendiamo come sia possibile.
Dopo la morte e
resurrezione nostra, avremo la conoscenza diretta e personale di tutte le
realtà celesti.
Così, con poche
e semplici parole e sotto umili ma significative
apparenze, Gesù è rimasto con noi per essere nostro
nutrimento e forza.
Non a caso Gesù prende le apparenze del pane e del vino, cioè del cibo. Vuole farci riflettere che come il cibo è
necessario perchè la persona umana abbia
l’energia necessaria per vivere ed agire, così il Cibo divino è
necessario per vivere ed agire da figli di Dio.
Prendetene e
mangiatene tutti, dice Gesù - e ci ha detto pure il
motivo: - Chi si nutre di me s’impegna a vivere come me.-
N.B.: Cristo Risorto:
può essere visto e toccato: Mt. 28,
9; Gv. 20, 24.
può apparire e sparire: Lc. 24, 13-31.
mangia ma non per necessità: Lc. 24, 36-43.
entra a porte chiuse: Gv 20, 19-21.
Nel linguaggio
ebraico l’espressione corpo e sangue (in italiano diciamo anima e corpo,
oppure carne ed ossa) vuol dire: sono proprio io vivo
e vero.
FATE QUESTO IN
MEMORIA DI ME: non vuol dire in ricordo di me; sottolinea
che ogni volta si ripete esattamente quello che e’ avvenuto nell’Ultima
Cena, con una sola variante: al posto degli Apostoli ci siamo noi.
Dopo aver
espresso la nostra fede nella presenza di Cristo Eucarestia,
ci rivolgiamo a Dio Padre per ringraziarlo perchè ci
ha ammessi alla Sua presenza; chiediamo, per noi che
ci nutriamo di Cristo, la pienezza dello Spirito Santo per diventare una vera
comunità di credenti, e così ottenere il regno promesso, il Paradiso.
E’ bene notare
che quando viene usata l’espressione “Chiediamo a
Dio” vuol dire prendi coscienza che Dio la sua parte la fa sempre, cerca
ora tu di fare la tua parte con il dovuto impegno.
Perciò l’espressione riportata prima va capita
così: prendi coscienza che Dio ti ha dato la pienezza dello Spirito Santo,
ricordati che ricevendo Cristo nel tuo cuore ti sei impegnato ad ubbidire
allo Spirito Santo che ti suggerisce le cose giuste da fare, e a sacrificarti
per il bene degli altri in modo da formare comunità con loro.
Non bisogna
quindi creare divisioni, con la presunzione di avere sempre ragione; o di
volere le cose giuste, guarda caso, dagli altri più che da noi stessi. Non
bisogna nutrire sentimenti di disprezzo o invidia o
rancore. Non bisogna creare barriere tra ricchi e poveri, tra bianchi e neri.
Bisogna coltivare sentimenti di unione con il Papa,
con i Vescovi, i Sacerdoti e con quanti lavorano per il bene del popolo di Dio.
Pregare per il
Papa, i Vescovi, il Clero ecc. vuol dire prendere coscienza che
è nostro dovere ubbidire alle direttive che ci danno.
Gesù, parlando agli Apostoli, ha
detto: - Chi rifiuta voi, rifiuta me; chi accetta voi, accetta me -.
Gesù si rende conto che ci potranno
essere dei Sacerdoti che non siano dei veri cristiani, ma non per questo ci ha
autorizzato a condannarli, a rifiutarli, a disprezzarli.
Parlando delle
guide spirituali degli ebrei, Gesù ha detto: - Fate
quello che vi dicono, ma non quello che fanno! (Mt. 23, 3).
E’ di Dio il
giudizio su ciascuno di noi. Il Sacerdote, in quanto
ministro di Dio, agisce in nome di Cristo. Infatti può
dire: - Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue – e quel pane e quel vino
diventano Gesù Cristo in persona! Anche quando dà
l'assoluzione dei peccati dice: - Io ti assolvo. E’ il
Vescovo che dà ai Sacerdoti l’autorità di governare la Parrocchia, di
annunciare la Parola di Dio, e di amministrare i Sacramenti. Perciò
solo il Vescovo può richiamare i Sacerdoti e non gli altri.
Allo stesso
modo i Vescovi hanno ricevuto l’autorità di governare la Diocesi dal
Papa, e solo lui può richiamare i Vescovi se non governano secondo le direttive
che ha dato loro.
Perciò chi vuole agire cristianamente, se ha qualche lamentela da fare a proposito
di qualche Sacerdote, ne deve parlare con il Vescovo.
Il Sacerdote è
anche una persona umana, non ci è lecito pretendere da
lui la santità. Il Signore non ci dà questo diritto, la
santità la dobbiamo pretendere da noi stessi, non dagli altri!
Ripeto ancora
una volta quello che ha detto Gesù: - fate quello che
vi dicono di fare; non quello che fanno!.
Dunque il
cristiano non giudica nessuno, anzi collabora nel fare il bene, e collaborare
non vuol dire imporre agli altri le proprie idee!.
E’ giusto
manifestare le proprie idee, ma poi ci si deve lasciare guidare dal Sacerdote
che ha la responsabilità di organizzare la vita della Parrocchia. Il cristiano
prega con lui e per lui, perchè, con l’aiuto di Dio, possa compiere nel migliore dei modi la missione ricevuta
per il bene suo e di tutta la Comunità.
E la preghiera si estende anche ai
defunti, non solo per i nostri cari ma anche per tutti i defunti, perchè non ci dobbiamo dimenticare che la famiglia di Dio è
unica e Dio è Padre di tutti. E’ scritto nella Bibbia: - è bene pregare per i
defunti, per l’espiazione dei loro peccati, in vista della loro risurrezione (Mc.12, 43 – 46).
Essi ci hanno preceduto nel segno della fede.
Pensare a loro,
deve farci ricordare con gioia, se abbiamo fede, che la Vita Eterna è
anche il nostro punto di arrivo e che perciò non ci
dobbiamo attaccare alle cose di questa terra.
Il pensare ai
nostri defunti non ci deve riempire di tristezza, perchè
ci ritroveremo tutti insieme nel Paradiso.
Spesso il ricordo ritorna
di chi è morto
prima di noi.
Non vedo perchè tanto pianto.
Non vedo perchè c’è
dolore!
E’ risorto Cristo Signore
risorgeremo con Lui
e loro e noi.
Ricordandoci
che Gesù, a Maria Maddalena che piangeva per la sua
morte e perchè non trovava più neanche il cadavere,
ha detto: - Perchè piangi? La Maddalena piangeva perchè, non avendo creduto alle parole di Gesù, cercava tra i morti chi era già risorto. La vera
fede, coltivata nel nostro cuore, ci risparmia tante inutili sofferenze!.
Infine, alla
presenza di Cristo Eucarestia, preghiamo per tutti
noi, non tanto per avere il benessere terreno (ricordandoci che la Croce è
necessaria per conquistare il Paradiso) ma per avere parte alla vita eterna,
insieme a tutti quelli che ci stanno.
Anche qui pregare
vuol dire che prendo coscienza che, per avere la vita eterna, mi devo impegnare con tutte le mie forze a vivere secondo gli
insegnamenti e l’esempio che Gesù mi ha dato.
RITO DI COMUNIONE - PADRE
NOSTRO
Il cammino
intrapreso all’inizio della Messa, sta per raggiungere il momento più
importante.
All’inizio abbiamo
preso l’impegno a vivere secondo Dio, eliminando i nostri errori. Abbiamo preso
in considerazione il messaggio di Dio per orientare la nostra vita: presente e
futura.
Abbiamo rivolto
il nostro sguardo sui nostri fratelli per aiutare chi dovevamo aiutare e per
chiedere aiuto a chi poteva aiutarci.
Tutto questo
ora lo ripetiamo sotto forma di preghiera, quella
stessa preghiera che Gesù ha insegnato a noi perchè prendiamo coscienza dei motivi che ci devono
spingere a ubbidire a Dio (prima parte) e di come dobbiamo vivere per non
cadere nella tentazione e liberarci dalla cattiveria che ci può essere nel
nostro cuore.
Motivi per
ubbidire a Dio:
è Padre, cioè vuole il nostro bene eterno.
è nei cieli: nel linguaggio degli antichi
era in cielo tutto ciò che era perfetto; quindi Dio è perfetto, non sbaglia
mai, anche quando ci manda la croce, perciò sia fatta la volontà di Dio, non
con rassegnazione ma con gioia!
è santo, quindi non fa ingiustizie né
preferenze; non c’è una croce leggera e una pesante, ma quella giusta per
ciascuno di noi; non c’è lo sfortunato e il fortunato, o meglio: è fortunato
chi accetta la prova della salute o della malattia, della ricchezza o della
povertà; è sfortunato il povero che non accetta la povertà e si dispera, perchè andrà all’inferno.
Allo stesso
modo è sfortunato chi è in buona salute se non aiuta gli altri in maniera
adeguata e chi, ammalato, si dispera. L’egoista va all’inferno. Per chi sta
bene è difficile essere generoso, ecco perchè Gesù dice: - E’ più facile che un
cammello passi per la cruna di un ago che un ricco (egoista) vada nel regno dei
cieli.
Venga il tuo
regno, se invoco il regno di Dio vuol dire che io
voglio essere il regno di Dio, e allora devo vivere come Lui mi ha insegnato.
Ecco elencati i
quattro motivi perchè con convinzione, con
gratitudine e con gioia io faccia la volontà di Dio come in cielo (in maniera
più perfetta possibile) così in terra.
Dacci oggi il
nostro pane quotidiano:
Gesù ci insegna
a chiedere il benessere per prendere coscienza che il benessere che abbiamo,
poco o molto che sia, è dono di Dio, non merito nostro (chi nasce deficiente o
storpio, con tutta la buona volontà, non può essere produttivo), perciò
dobbiamo utilizzare il nostro benessere secondo lo direttive di Dio: dai da
mangiare all’affamato, ecc. ecc..
Questa frase
non può essere interpretata in modo diverso perchè Gesù immediatamente prima aveva detto:
- Non fate come i pagani (= quelli che non conoscono la Parola di Dio) che
pensano (pensano loro ma non è così!) che a furia di insistere ottengono da Dio
quello che vogliono loro. Il Padre vostro già sa quello di cui avete bisogno e
ve lo da’ prima ancora che lo chiediate.
Rimetti a noi i
nostri debiti: stiamo chiedendo perdono dei nostri peccati; ma Gesù ci ha detto che Dio ci perdona se la smettiamo di
commettere peccati mortali e quindi ci stiamo impegnando a fare di tutto per
vivere da figli di Dio.
Come noi li
rimettiamo ai nostri debitori:
perdonare chi ci ha fatto del male vuol
dire: non portare rancore (il rancore a noi fa soffrire) difendersi se è necessario e in modo lecito, aiutarlo se
è nel bisogno.
Il motivo di
questo comportamento del cristiano è chiaro: è sempre Dio che ci mette alla
prova anche quando utilizza la cattiveria umana.
Quando i falsi cristiani dicono: - Perchè Dio non è intervenuto! – non sanno quello che
dicono.
Dio interviene
sempre: quando la prova non ci deve essere, impedisce la realizzazione
della cattiveria umana; quando la prova ci deve essere non la impedisce, ma la
permette.
La vita di Gesù, degli Apostoli ecc. è una dimostrazione di questa
realtà. Ecco perchè Gesù
perdona e vuole che i suoi seguaci facciano lo stesso. Se
poi, il nostro nemico cambia atteggiamento nei nostri confronti e ci vuole
diventare amico sincero, allora lo riaccettiamo nella nostra amicizia.
Non ci indurre in tentazione: la tentazione, cioè la prova, è
necessaria al fine della nostra maturazione umana e cristiana. La difficoltà ci
mette in condizione di verificare se la scelta fatta di seguire Dio è sincera o
superficiale.
L’egoista vuole
una vita terrena senza difficoltà, senza problemi, senza dover lottare per
tenere a freno i propri istinti (la tentazione ci viene dai nostri istinti); il
cristiano sa che deve fare ciò che è giusto anche quando non piace, si impegna in questa lotta e più si impegna e più la lotta
diventa facile. Perciò avendo accettato di vivere secondo i principi cristiani
non cade nella tentazione, e si libera dal male, cioè
dalla cattiveria che ci può essere nel
suo cuore.
Al Signore
chiediamo che ci liberi dai mali e ci dia la pace. Ciò non vuol dire che deve
fare tutto Dio, perciò è bene chiarire in che consiste l’aiuto di Dio in modo
da tenere presente poi cosa dobbiamo fare noi. Sant’Agostino
ci dice: - Chi ha creato te senza te, non salverà te
senza te. – Quindi e’ inutile illuderci che deve agire
solo Dio.
Dio ci ha dato
la capacità di ragionare e quindi, se siamo di buona volontà, di conoscere ciò
che è giusto e metterlo in pratica, dominando i nostri istinti e desideri
sbagliati.
Dio ci ha rivelato le cose giuste da fare per raggiungere la vera
felicità; ha mandato suo Figlio perchè ci desse il
buon esempio, abbiamo la grazia dei Sacramenti; non ha fatto altro, cosa
avrebbe potuto fare di più?. Crearci come
le bestie che non hanno tentazioni perchè non hanno
la libertà, non hanno la capacita’ di ragionare né la
consapevolezza di esistere?. Essi vivono, così come le piante
vegetano.
La nostra
esistenza è completamente diversa da quella delle bestie appunto perchè siamo ragionevoli e liberi e perciò coscienti di
esistere. Se scegliamo ciò che è giusto con convinzione saremo felici, se
scegliamo di essere schiavi dei nostri istinti e
quindi di ciò che ci piace anche se non e’ giusto, saremo infelici!.
Scegliamo
l’errore non perchè siamo deboli, ma perchè non siamo convinti che Dio ha ragione; non ci esercitiamo al dominio di noi stessi, perchè
inizialmente costa sacrificio; abbiamo come obiettivo principale il goderci
questa vita terrena. Tutti questi motivi sono la causa
della nostra debolezza.
Ecco perchè Gesù ci dice che dobbiamo
pregare, cioè ascoltare la parola di Dio e convincere
noi stessi che è vera e trovare i mezzi per vincere le nostre passioni. Questo
tipo di preghiera deve essere insistente, finche’
non eliminiamo il nostro errore.
Quindi l’aiuto di Dio c’è sempre e per
tutti.
Se in noi mancano i risultati è perchè non siamo di buona volontà e non preghiamo
veramente.
Quando in alcune preghiere diciamo: -
Aiutaci o Signore, - intendiamo dire che l’aiuto, Dio ce lo da sempre; perciò
non ci sono scuse alla nostra cattiveria.
I veri
cristiani sono pronti a fare qualsiasi sacrificio per vivere da figli di Dio, perchè nel loro cuore hanno scelto la felicità eterna e non
i beni e i piaceri di questa terra; i falsi cristiani vorrebbero il Paradiso
senza rinunciare ai beni di questa terra, perciò non vogliono sentir parlare di
rinunce, di sacrifici e si disperano quando il Signore manda loro la croce per
la loro salvezza eterna!.
Notiamo che
molte delle nostre sofferenze non sono volute da Dio,
ma provengono dal nostro egoismo. Mangiamo non per nutrirci, ma per
accontentare la nostra golosità; così facendo ci ammaliamo; peggio per noi!.
Spesso e
volentieri vorremmo che Dio ubbidisse a noi, perchè
disperatamente e a tutti i costi vorremmo realizzare i
nostri desideri terreni, e non teniamo presente che Gesù
ha detto e lo ha messo in pratica che è beato chi è povero di spirito, cioè chi
riconosce Dio come propria guida verso la felicità; è povero chi non è
attaccato alle cose di questa terra ed è pronto a lasciare tutto senza
rimpianti, quando Dio vorrà. Povero è colui che sa
essere generoso.
Per i falsi
cristiani questo discorso è assurdo, perciò vivono di ansie;
di paura di perdere il benessere che hanno, vorrebbero avere sempre di più; il
pensiero della morte li terrorizza, perciò soffrono e si disperano!
Vorrebbero la
pace e non la trovano, perchè
vorrebbero la pace che dà il mondo e non quella che dà Gesù.
Il mondo, cioè le persone che prima di tutto vogliono stare bene su
questa terra, si augurano e augurano ai loro simili il benessere terreno,
realtà che non è nelle nostre mani e che non dura per tutta l’eternità.
La vera pace è
quella che dà Gesù e che ha avuto Lui quando stava su
questa terra; e la sua non è stata una vita facile: perseguitato, calunniato,
tradito, rinnegato, abbandonato, povero, condannato ingiustamente, ucciso.
Ma ha conservato sempre la pace perchè disposto a fare sempre la volontà di suo Padre.
Questa stessa
pace augura ai suoi seguaci; per loro, infatti, il Paradiso è già cominciato.
La speranza
cristiana, che è certezza, ci dà forza, pace e gioia perchè
il credente sa che dopo la croce, accettata con gioia e non con rassegnazione,
certamente starà con Cristo nella gloria eterna. Questa è la gioia del
cristiano, quindi non è una gioia sensibile e fisica ma spirituale, cioè la certezza di raggiungere, senza alcun dubbio, la Felicità.
Chi perde la
sua vita per me, la ritroverà, ha detto Gesù, e
significa: - chi vive come io gli ho insegnato, sarà
felice.
Quindi rassegnarsi a fare la volontà di
Dio non è un concetto cristiano. Infatti ci si
rassegna quando si deve subire la prepotenza di un altro di cui non ci si può
liberare.
Dio non è un
prepotente che ci opprime, è il Padre che vuole il nostro bene anche quando è
necessario metterci a dura prova, perciò nella preghiera diciamo: E’ veramente
giusto lodarti e ringraziarti, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, in ogni
momento della nostra vita, nella salute e nella malattia, nella sofferenza e
nella gioia, ecc.. Così la notte del dolore si
illumina di serenità pensando a Cristo sofferente, morto, ma risorto per la
gloria eterna.
La vera pace
proviene dalla maturità cristiana, segno che realmente abbiamo
scelto i beni futuri ed eterni e non i piaceri di questa terra.
Allora vivremo
liberi dal peccato mortale e sicuri da ogni turbamento, cioè
non abbiamo alcuna paura né di portare la Croce, dono di Dio, né di affrontare
la morte, anzi viviamo nell’attesa della beata speranza, così San Paolo chiama
la morte.
San Francesco
d’Assisi chiama la morte :sorella.
Gesù ci dice di
essere sempre pronti, perchè siamo stati
creati per andare in Paradiso.
LA VITA CI E’ DATA PER
CERCARE DIO.
LA MORTE PER INCONTRARLO.
L’ETERNITA’ PER RESTARE CON
LUI,
PER SEMPRE.
Ecco perchè San Paolo dice: - Abbiamo fiducia e preferiamo
lasciare questa vita, pur di essere vicini al Signore.
Soprattutto desideriamo fare ciò che piace al Signore, sia che continuiamo a
vivere, sia che dobbiamo lasciare questa vita.
Lettera ai
Corinzi, 1a Cr . 5, 8-9; e
nella lettera ai Filippesi, Fl
1, 23 – 24 dice: - Sono spinto da opposti desideri: da una parte desidero
morire per stare con Cristo e ciò sarebbe certamente per me la cosa migliore;
dall’altra è più utile per voi che io continui a
vivere.-
Questi
sentimenti nutre nel cuore il vero credente.
La morte fisica
è una meta obbligata per tutti:
Ecclesiaste o Qoelet 8, 8; Sir 14, 17 – 18
L’ora e’
incerta: Lc 12, 35 – 46; 21, 34 – 36
Stabilita solo
da Dio: Sir 17, 1 – 3; 41, 1 – 4.
Raffigurata in
un sonno: Gv 11, 11 – 15
E’ bene pregare
per i defunti: 2 Mac 12, 42 – 45
Cristo e’ il
vincitore della morte: Gv 20, 11 – 18
Risorgeremo
anche noi: 1 Ts 4, 13 – 18
Alcuni per la felicita’ eterna, altri per l’inferno: Mt
25, 31 – 46
L’inferno e’
inevitabile per i cattivi ed e’ eterno: Mt 25, 41 – 46
E’ raffigurato
dal fuoco e dalle tenebre: Mt 5, 22; 8, 12
Il paradiso e’ una situazione di felicità e pace, dovuta alla visione
di Dio: Ap 21, 1 – 8 con la gioia che ne consegue
nella risurrezione di tutto il nostro essere: 1 Cor 15, 35 – 44.
Anche l’universo sarà diverso: Ap 21, 1.
Un giorno
a se
mi chiamerà
l’ETERNO.
LA COMUNIONE = unione con Gesù
per imitarlo.
Prima di
ricevere Gesù nel nostro cuore, ci auguriamo che la
pace del Signore sia con noi e siamo invitati, con lo scambio della pace, a
vivere in pace con tutti rispettando gli altri, cioè
rinnoviamo l’impegno a vivere secondo l’insegnamento di Dio.
Poi chiediamo
nuovamente perdono dei nostri peccati rivolgendoci all’Agnello di Dio, cioè a Gesù che è stato sempre ubbidiente a suo Padre, quindi è
stato docile e mansueto come un agnello accettando la morte in croce per i
nostri peccati.
Infine la
Chiesa ci ricorda che è beato l’invitato alla cena del Signore; infatti Gesù ci ha detto che chi
si nutre di Lui, cioè fa la Comunione, si impegna a vivere come Lui, anche se
non raggiungerà la sua perfezione, avrà la felicità eterna.
Il Sacerdote,
mostrando l’Ostia consacrata, dice: - Il Corpo di Cristo – ci
invita a riflettere che sotto le apparenze di pane e’ presente proprio Gesù, vivo e vero, risorto, glorioso.
Tornando al
proprio posto con Gesù nel cuore e’ opportuno fare
questa preghiera:
Signore Gesù,
ti ho ricevuto dentro di me, perchè voglio vivere
imitando Te.
Tu mi hai insegnato, vivendo su questa
terra, a fare la volontà di Dio anche quando bisogna
portare la croce non desiderata.
M’impegno a
seguire il tuo esempio il più possibile, confidando nel tuo aiuto e in quello
della beata Vergine Maria. Amen.
CELEBRAZIONE EUCARISTICA
Anticamente
dopo l’offertorio tutte le persone che non avevano
ancora ricevuto il battesimo (erano i catecumeni: persone adulte che si stavano
preparando a vivere da cristiani) e tutti quelli che, pur battezzati, erano
ricaduti nel peccato mortale e si stavano esercitando a non commetterlo più,
andavano via; i primi perchè ancora non facevano
parte della comunità cristiana e gli altri perchè
momentaneamente “allontanati” per indegnità.
Era utile
essere presente fino all’offertorio, perchè è giusto
rinnovare l’impegno a vivere nel nome di Dio, fare l’esame di coscienza e
chiedere perdono per i propri peccati; e’ necessario ascoltare l’insegnamento
divino e portare la nostra offerta generosa. Tutto ciò va fatto sia da chi è in
peccato, per correggersi; sia da chi è in grazia di Dio per continuare ad
esserlo.
Poi restava
solo chi poteva partecipare alla Comunione (= unione con Gesù)
per esprimere l’impegno a continuare a vivere senza peccati mortali.
Oggi tutti
restano in Chiesa fino alla fine della Messa, ma è bene prendere coscienza che
la preghiera non è preghiera se non ci spinge ad eliminare il peccato mortale
dalla nostra vita.
PREFAZIO
La preghiera
eucaristica incomincia con una introduzione o
prefazio.
Questa
preghiera non è sempre la stessa perchè vuole sottolineare la festività del giorno. Inizia con queste
parole: - E’ veramente cosa buona e giusta, nostro
dovere e fonte di salvezza rendere grazie sempre e dovunque a te, Signore ….
Queste parole
racchiudono delle verità che sono da meditare con molta attenzione.
Dovere: fare
ciò che è giusto anche se non piace.
Chi ha scelto di essere ragionevole e non impulsivo, chi ha fatto una
scelta di bontà e non di egoismo accetta i dieci comandamenti che Dio, Verità
infinita e Sommo bene, ci ha comunicato per il bene nostro e degli altri.
Comportarci
come Dio ci indica è fonte di salvezza, cioè di
felicità. Ogni essere umano vuole la felicità, ma se non si fida di Dio e la
insegue a modo suo non la raggiungerà mai.
Rendere grazie,
vuol dire riconoscere che tutto ciò che siamo
(intelligenza, salute ecc.) e abbiamo è dono di Dio (grazie = gratis, senza
soldi, cioè non è merito nostro) e quindi è giusto agire secondo le direttive
di Dio. Ecco come prega sant’Ignazio di Lojola:
Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio
intelletto, e tutta la mia volontà, tutto quello che ho e posseggo.
O Signore, queste cose tu me le hai date; a te le
rendo; tutto è tuo, disponi secondo il tuo volere. Dammi il tuo amore e la tua grazia e questo mi basta.-
La natura umana
ci spinge all’ingratitudine o a pensare che avendo detto grazie possiamo
utilizzare i doni a nostro piacimento, e quindi anche a farne un cattivo uso.
Non è così.
Allo stesso
modo il senso del dovere lo pretendiamo dagli altri,
ma non da noi stessi. Ecco perchè ci lamentiamo
sempre degli altri!.
C’è chi
vorrebbe giustificare la propria incostanza ed incoerenza e proclama che nella
vita bisogna essere spontanei.
Parlando della
Messa, si afferma che è giusto pregare quando se ne sente il bisogno, quando ci
si va volentieri, altrimenti è ipocrisia.
Tutto falso perchè la Messa è la preghiera della comunità cristiana che
si incontra con il suo Dio per dichiarare la propria
fede, cioè la scelta fatta di ubbidire sempre a Dio, che ci dice nei dieci
comandamenti le cose giuste da fare sempre indipendentemente dai nostri stati
emotivi.
Quando celebriamo l’Eucarestia,
se abbiamo fede, sappiamo che Cristo risorto viene in mezzo a noi, ci dona la
sua Parola come luce per la nostra vita. Nella Messa ogni cristiano esprime e
vive ciò in cui crede e spera.
Come cristiano,
dinanzi all’osservanza dei comandamenti di Dio, mi devo
chiedere: - voglio o non voglio fare la volontà di Dio?.
Voglio o non
voglio amare il mio prossimo?.
Se la preghiera, come dice Gesù, è ascoltare la parola di Dio per metterla in pratica,
è incontrarmi con Cristo per impegnarmi davanti alla comunità a seguire
l’esempio di vita che mi ha dato Lui, non posso accampare scuse.
Gesù non aveva tanta voglia di morire
in croce, però ha accettato ugualmente di fare la volontà del Padre suo.
E’ ipocrita chi
dice di essere un seguace di Cristo e poi in realtà, con scuse varie, vuole
vivere a modo suo. Così è ipocrita chi dice a una persona di volergli bene e invece non solo non è
disposto ad aiutarlo, ma lo vuole sfruttare.
Il prefazio si conclude proclamando la santità di Dio, cioè prendendo
coscienza del perchè devo ubbidire a Dio, perchè è santo, cioè non fa ingiustizie, non fa preferenze,
fa e vuole le cose giuste.
L’EUCARESTIA
L’evangelista
Giovanni, nel capitolo sesto del Vangelo da lui scritto, ci narra un episodio: Gesù annuncia alla folla, che lo seguiva, che un giorno Lui
stesso, in carne e ossa, sarebbe stato il nutrimento delle persone di buona
volontà.
L’atteggiamento
della folla fu superficiale ma deciso. Il giorno prima Gesù
li aveva sfamati tutti – e non erano pochi! – con cibo abbondante. Ne era perfino avanzato! Aveva moltiplicato pochi pesci e
pochi pani che un ragazzo aveva portato con se.
Tutti avevano
gridato al miracolo e lo volevano eleggere Re. Gesù
non era venuto sulla terra per questo motivo e si dileguò.
Ma la folla con tenacia, al nuovo sorgere
del sole, si mise alla sua ricerca. Lo rintracciò a Cafarnao.
Gesù cercò di aprire loro gli occhi. –
Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che vi conduce alla vita eterna
– disse loro. Spiegò che proprio Lui era il pane di
vita, disceso dal cielo per la salvezza di chi crede in Lui.
Dimentica del
miracolo del giorno precedente, la folla mormora.
Sussurra che
non è disceso dal cielo; difatti si sa molto chiaramente che è figlio del falegname.
Discutevano
perciò i giudei: - Come può darci da mangiare la sua carne?.-
D’improvviso la
grandezza e la potenza di Gesù sfuma.
Ieri lo volevano re, ma un re terreno; oggi, che parla di vita eterna, lo
abbandonano!.
Dinanzi a
questa situazione Gesù conferma le sue affermazioni:
- Chi mangia la mia carme e beve il mio sangue (= chi
si nutre di me) ha la vita eterna, ed Io lo risusciterò nell’ultimo giorno.-
Chi si nutre di
me, rimane in me ed io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me ed
io vivo per il Padre, così chi mangia me, vivrà come me. Questo è il pane
disceso dal cielo; chi mangia di questo pane vivrà in eterno.-
Il discorso era
sconvolgente; anche alcuni discepoli lo abbandonarono. Allora Gesù disse agli Apostoli: - Volete andarvene anche voi?- Significativa la risposta di Pietro: - Signore, da chi
andremo? TU SOLO HAI PAROLE DI VITA ETERNA; e noi abbiamo creduto e conosciuto
che tu sei il santo di Dio.-
Finalmente
qualcuno che ricorda! Qualcuno che non giudica con superficialità! Qualcuno che
cerca parole di vita eterna.
Perciò restano,
e non se ne pentiranno!.
E giunse un giovedì, passato alla storia
come il Giovedì Santo.
Al mattino Gesù inviò due discepoli a Gerusalemme,
da un suo amico, perchè preparassero tutto
l’occorrente per celebrare la Pasqua ebraica.
Gesù sapeva che Giuda si era messo
d’accordo per tradirlo e che cercava il momento propizio.
Per questo motivo, le parole di Gesù
rassomigliavano ad un rebus: - Andate in città, disse a Pietro e a Giovanni, là
incontrerete un uomo che porta una brocca d’acqua, seguitelo;
dove entra dite al padrone della casa: il Maestro ci manda a domandarti, dov’è
la sala dove posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
In questo modo
Giuda fino a sera non saprà l’indirizzo e non potrà comunicarlo ai suoi
complici.
Gesù potrà consumare senza sorprese
quella che sarà l’ultima sua cena terrena.
L’atmosfera
quella sera non era troppo allegra.
Le parole di Gesù non facili a capirsi: - Ho ardentemente desiderato
mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire, poiché vi dico che non la
mangerò più, finchè sia compiuta nel regno dei cieli.-
Gli Apostoli
avvertono che l’atmosfera è tesa.
E’ Gesù il protagonista della serata. Sapendo che era venuta
la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano
nel mondo, li amò fino all’estremo.
Lava loro i
piedi. Solo Pietro reagisce, ma per amore.
Gesù è categorico: - Se non accetti
quello che faccio, te ne puoi andare! – E Pietro
accetta perchè vuole restare con Gesù.
Lui solo ha parole di vita eterna!
Poi Gesù parla. Ha tante cose da dire. Nel concludere la cena, realizza quello che aveva promesso a Cafarnao.
Da allora Gesù è rimasto in mezzo a noi vivo e vero
anche sotto le apparenze di pane e di vino.
Ricerche
bibliche su Cristo Eucarestia
Eucarestia: promessa da Gesù: Gv
6
Istituita da Gesù a modo di convito: Mt 26, 26-29; 1 Cor 11, 23-25.
Memoriale della
passione: 1 Cor 11, 26.
Al centro del culto cristiano: At 2, 42 e 46; 20, 7-11; 1 Cor 10, 16.
Fonte di
salvezza: Gv 6, 53-56.
Sacrificio:
Cristo unico e vero sacrificio perchè disposto a fare
sempre la volontà di Dio: Eb 10, 5-10
E’ questo che Dio vuole da noi: Sal 39 (
40), 7 – 9; Is 1, 13-20; Eb
13, 12-16.
Il sacrificio
di Cristo è alla base della nuova alleanza tra Dio e l’uomo: Mt 26, 26-28.
Voluto da Dio per la salvezza dell’umanità: Gv
4, 34; 6, 38-40; At 3, 18-26.
Sacrificio
fatto per amore: Gv 15, 13; Rm
5, 8-9
Coscientemente: Mc 8, 31-33; Gv 3, 14-15; 12, 23-24 e 27.
Liberamente: Gv 10, 17-18; Eb 10, 9.
E pur
sottomesso alla volontà del padre : Mc 14, 36; Fil 2, 8.
Cristo si
sacrifica come capo: Col 1, 18-23 i cristiani si sacrificano con lui come
membra: Rm 12, 1-2: Gal 2, 19-20; Col 1, 24; 3, 1-17
Facendo la
volontà di Dio: 1 Pt 3, 14-18
E accettando la morte come guadagno: Fil 1, 21-24.
Sacrificio da
perpetuarsi: Lc 22, 19.
E’ Cristo
immolato e offerto, per cui la Comunione è essenziale
per partecipare al sacrificio di Cristo: 1 Cor. 11, 24-29; Gv
6, 51-52
La Comunione è
unione con Gesù: Gv 6, 57
Per essere come
Cristo e figli di Dio: Gv 1, 12: Rm
8,9-14; Gal 2, 19-20; 3, 26-29
Deve essere
ricevuta in stato di grazia: 1 Cor 11, 27-29
Unisce i
cristiani tra loro: 1 Cor 10,17.
Il cielo e la terra
l’uomo e la donna
l’Eterno creò
nell’alba dei tempi
e loro ordinò
di viver felici
volendosi bene
tutti e insieme.
Ma gli esseri
umani
divennero empi
in lotta fra loro
peggio di cani.
A l’uomo smarrito
distrutto e avvilito
mancava una guida
e Dio l’inviò
il suo unico
Figlio
discese qui in terra
e visse e morì
come volle suo
Padre.
Appeso a una croce
la gloria fu sua;
sebbene sepolto
nel sepolcro di
roccia,
riapparve risorto
dopo appena tre
giorni.
Risorge ancor oggi
In chi vuol capire
che la gloria e’
concessa
a chi spende le
ore
nel fare il volere
di Dio Creatore.
CONCLUSIONE
Ancora una volta ci auguriamo di essere amici
di Dio (il Signore sia con voi…) e invochiamo la benedizione di Dio.
Benedire = invocare da Dio il bene per una persona.
Noi esseri umani, attaccati alle cose di questa terra più del giusto e
al di sopra di tutto, consideriamo un bene: la salute,
i soldi e gli affetti, perciò alla parola benedizione abbiamo dato la sfumatura
di protezione e quindi ci aspettiamo che Dio ci eviti i mali di questa terra.
Il significato cristiano è diverso: il bene secondo Cristo è la
salvezza eterna.
La croce, non dimentichiamolo mai, è necessaria, non
è un male; c’è la manda Dio; non è uno sbaglio o un male al quale Dio deve
porre rimedio!
Perciò il bene che
invochiamo da Dio è la sua Parola che deve illuminare la nostra vita, è la
grazia per compiere sempre la volontà di Dio.
Grazia che Dio dà a tutti e con abbondanza.
Tocca a noi farla fruttificare. San Paolo dice: - la grazia di Dio in
me non e’ stata vana.-
Lo devo poter dire anch’io, ecco perchè il
Sacerdote ci ricorda che l’incontro con il Messia è avvenuto (=La Messa e’
finita), ora ci rimane di andare a vivere in pace con
Dio, con noi stessi e con gli altri.
SI ENTRA IN CHIESA PER AMARE DIO ( = riconoscerlo
come nostra guida verso la salvezza), SI ESCE DALLA CHIESA PER AMARE IL
PROSSIMO.
Se abbiamo capito
cosa significa per un vero cristiano partecipare alla Messa, comprendiamo
allora con facilità il Terzo Comandamento: ricordati di santificare la festa.
Allora capiremo che non è possibile dirsi cristiani e non andare a Messa, perchè si hanno i parenti in casa o perchè
bisogna ordinare la casa, o bisogna divertirsi ecc. cioè
tutte le scuse che di solito portano i falsi cristiani.
Il vero cristiano ragiona in un altro modo: alla
domenica (giorno del Signore, non nostro) va a messa perchè
è giusto andarci (il cristiano fa ciò che è giusto indipendentemente dal suo
stato d’animo emotivo) per esprimere e vivere ciò in cui crede e spera; negli
altri giorni della settimana, dopo aver compiuto i suoi doveri professionali,
umani e cristiani, se gli avanza tempo sa che è utile alla sua crescita
spirituale incontrarsi ancora una volta con il suo SIGNORE